
Considerazioni sparse post PSG-Manchester City (2-0)
Al Parco dei Principi va in scena una sfida regale, un concentrato di tecnica e fantasia forse mai visto prima, tutto in una volta, in una sfida di club.
- Ma vi immaginate cosa significhi avere più di trent'anni e essere un tifoso del Paris Saint-Geirman o Manchester City? Poco più di dieci anni fa, in una sfida del gruppo A di Europa League, le stelle in campo erano Elano, Stephen Ireland, Jo, Makelele trentacinquenne, Mateja Kezman e Jerome Rothen. Davvero, io tifoso di una squadra di medio bassa classifica con sporadicissime apparizioni in Europa, non sono nemmeno in grado di immaginare come reagirei se la mia squadra passasse da una simpatica mediocrità a schierare metà della top 11 mondiale. Probabilmente deve essere qualcosa di simile a quello che prova Jeff Bezos, ma a misura di tifoso;
- A parte gli scherzi, non ci crederete ma il PSG sembra davvero una squadra e non soltanto la proverbiale collezione di figurine. Appena perde palla, il Paris si ripiega in un 4-4-2 basso e compatto, con uno dei magnifici tre (di solito Neymar) che torna a dare manforte al terzino, che è stato capace di reggere al City anche per lunghi tratti di difesa posizionale. Il maestro Claudio Ranieri lo ha sempre detto: prima, si sistema la difesa. E poi - licenza poetica - se davanti hai Messi, Neymar e Mbappè, il resto vien da sé: le occasioni arrivano tutte dalle loro giocate più iconiche (vedasi il gol di Messi);
- Il City di ieri sera non è sicuramente al suo massimo splendore ed è proprio in queste situazioni che si sente la mancanza della punta tanto inseguita quest'estate. Coerentemente con le proprie caratteristiche, i citizens provano per tutta la partita ad arrivare in porta giocando palla a terra, sfruttando la quantità infinita di tagli dietro i difensori eseguiti da Sterling, Grealish, Mahrez e Bernardo Silva ma questo non basta a scardinare la porta parigina: anche quando arrivano al tiro (e lo fanno per ben diciotto volte) ci si mette di mezzo Gigio Donnarumma. Ah, niente male come esordio in Champions League: sette parate contro la finalista dell'anno scorso, davanti al pubblico del Parco dei Principi e mantenendo la porta inviolata;
- Oltre all'ottima prestazione dell'ex Milan, stasera si è visto un sontuoso Marco Verratti. Per i primi venti-venticinque minuti danza sul campo con una grazia meravigliosa, controllando la palla come fosse un'estensione del proprio corpo, che a sua volta utilizza magistralmente per controllare gli avversari e dare tempo e direzione perfetti alle sue giocate. Sbaglia tre passaggi su quarantacinque, gli riescono cinque dribbling su sei, in difesa è ubiquo e vince la metà dei contrasti. Impressionante anche Nuno Mendes, terzino diciannovenne che gioca con una maturità disarmante e gigantesco Hakimi: spinge poco, ma sul suo lato il City non riesce mai a sfondare;
- Nel City spiccano positivamente Rodri, che recupera una quantità smisurata di palloni e non sbaglia un passaggio, e Mahrez, che punta l'uomo crossa dribbla e tira dannandosi l'anima e tormentando il giovanissimo terzino destro del PSG (che comunque ne esce più che a testa alta). Maluccio De Bruyne, spesso avulso dal gioco, autore di troppi errori anche su passaggi semplici e messo in enorme difficoltà dai raddoppi di Hakimi ed Herrera. Malissimo Bernardo Silva, che parte bene duettando largo a destra con Mahrez ma poi sparisce dalla partita dopo aver tirato sulla traversa, colpendo la palla a un paio di metri dalla porta totalmente vuota, il possibile gol dell'1-1. Qualche pensiero in più per Guardiola dopo questa sera: di fronte a un avversario forte difensivamente in grado di chiudere ogni spazio nella zona centrale sembrano continuare a mancare le soluzioni.
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