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5 min

- di Davide Paolino

Considerazioni sparse sui 35 anni di Dylan Dog


L’indagatore dell’incubo festeggia trentacinque anni di carriera e, dopo un periodo di fatica, sembra aver trovato la strada giusta da seguire, complice l’essere diventato uno e trino.


- Il 26 settembre del 1986 facevano il loro debutto nelle edicole le avventure di un falso magro in camicia rossa, jeans blu chiaro e giacca nera. Si faceva chiamare “l’indagatore dell’incubo”, una specie di detective che aveva a che fare con fantasmi, zombie e spettri sumeri nel frigorifero. Da quel giorno a oggi ne è passato di sangue sotto ai ponti e Dylan è ancora lì in edicola, a dare conforto a decine di migliaia di lettori dal grigiore e dalle mostruosità della realtà. Ma cosa è successo in questi trentacinque anni e vale ancora la pena raccontare delle paure delle persone comuni?;

- Dylan Dog è una creatura di Tiziano Sclavi, di Angelo Stano (il disegnatore del primo fondamentale numero) e di Claudio Villa (il primo copertinista che ne ideò l’aspetto grafico basandosi sulle fattezze di Rupert Everett), e questo è assodato. Nel corso degli anni Sclavi ha cercato di incanalare le sue paure in quelle di Dylan e così facendo lo ha costretto a vivere situazioni che lo mettevano in pericolo di vita in ogni albo. Ma Dylan è un personaggio sfaccettato: è un romantico che si innamora sempre di una donna diversa a settimana, è coraggioso, è sarcastico, è ossessionato dal fare sempre la cosa giusta in ogni occasione (anche quando non gli conviene), è fondamentalmente un investigatore scarso (molte volte prende delle topiche clamorose) ma ha dalla sua un forte senso di umanità, nel senso positivo del termine;

- Messi da parte i fondamentali, Dylan Dog è un personaggio che da sempre parla della realtà e di come sconfiggere un mondo fatto di mostri reali, veri, tangibili, non fantasmi o zombie (che sì, fanno paura, ma mai quanto una lettera di equitalia). Il personaggio nel corso del tempo è mutato, come spesso accade ad ogni cosa pubblicata per tantissimo tempo e soprattutto ha preso anche le caratteristiche di tutti i suoi molteplici scrittori e disegnatori, dopo l’abbandono di Sclavi. Per alcuni anni, però, è diventato l’ombra di sé stesso, vittima dei suoi cliché e di storie trite e ritrite, negli ultimi tempi invece ha rimesso fuori la testa ed è ritornato a parlare del mondo reale, cercando di trovare una quadra tra “personaggio figlio degli anni ‘80” e “oggetto di studio della generazione Y”. E per questo ha dovuto cambiare molte direzioni per cercare di rimanere coerente con sé stesso;

- Da qualche anno, infatti, di Dylan Dog ne esistono tre (minimo), grazie alle idee del ormai non più nuovo curatore del personaggio: Roberto Recchioni. C’è l’Old Boy, quello ancorato agli anni di Sclavi che vive in una sorta di Londra bloccata al 1986 dove il suo universo è sempre rimasto lo stesso: Bloch è l’eterno ispettore che aspetta la pensione, Groucho è l’assistente e spalla comica, le storie sono tutte fini a sé stesse, nessuna continuity narrativa (anche se ci sono rimandi ad albi del passato), e nessuna saga di ampio respiro. È come riprendere in mano i Dylan che compravi al mare e che potevi leggere a numeri sparsi, senza pensare che ci fosse una sorta di storia sotterranea da sapere e da seguire. C’è poi il Dylan della serie regolare che è una sorta di nuovo Dylan, nato da meno di due anni in un re-start alla maniera dei grandi universi narrativi della Marvel o della DC, una specie di Dylan Dog – Anno Zero. È sempre lo stesso personaggio, indagatore dell’incubo con velleità da salvatore del mondo, ma ha un papà sovrintendente (Bloch), una ex-moglie in polizia (Rania), un ispettore che lo detesta (Carpenter) e il solito vecchio assistente (Groucho). Le sue storie hanno una trama di fondo che va dipanandosi in micro-saghe o grandi eventi. Quest’anno ha incontrato Vasco Rossi, che per alcuni è il maestro perfetto dell’orrore, ma per altri, molti altri, è il più importante rocker italiano. In realtà Dylan ha incontrato tre donne che richiamavano tre importantissime canzoni di Vasco, l’idea ha funzionato, le vendite hanno dato i loro frutti sperati e sicuramente ci saranno altre iniziative del genere. L’ultimo Dylan che conosciamo, infine, è quello del futuro, quello che vive solo nello speciale annuale intitolato “Il pianeta dei morti”. Qui Dylan è un custode di cimitero, ex indagatore dell’incubo, con i capelli ingrigiti che sa di aver condannato l’umanità intera al virus zombie, solo perché non è riuscito a uccidere il paziente zero, il suo assistente, il suo unico vero amico. Il Dylan del futuro è disilluso dalla vita e, ad ogni avventura, trova un motivo in più per distruggere quel che resta della sua esistenza. Consiglio spassionato: stanno ristampando tutte le storie di questa specifica collana in volumi da libreria. Prendetele subito: è un ordine! Piccola nota: esistono poi i tanti Dylan che si incontrano nelle storie del Color Fest, testata collegata che esce in edicola quattro volte all’anno. Vivono in tantissimi universi paralleli che cambiano di pochi particolari, in funzione alla storia che viene raccontata. Sono esperimenti di mondi alternativi. Il protagonista è lo stesso, il risultato può mutare ogni volta, certe volte bene, altre volte no;

- Avere più Dylan, avere diverse ambientazioni, avere più possibilità di lettura di un personaggio che è possibile inserire ovunque, in ogni contesto, è la chiave giusta per permettergli altri trentacinque anni di vita editoriale (minimo). E in un mondo ormai pregno di sollecitazioni diverse provenienti da più fonti, Dylan ha ancora il suo zoccolo duro di appassionati che lo seguirà in ogni sua avventura o, magari, solo in quelle che effettivamente più interessano al lettore. Ed è logico che molti di quelli che c’erano il 26 settembre 1986, molti di quelli che hanno acquistato il primo numero in edicola, adesso non ci siano più: hanno deciso di abbandonare il percorso perché non si riconoscevano più nelle storie o nell’idea stessa del prodotto “Dylan Dog”. Oppure non era più come loro se lo ricordavano, perché effettivamente nulla rimane uguale a ciò che abbiamo letto o vissuto nella nostra adolescenza. Altri che, invece, sono stati attirati in corsa, prendo ad esempio il sottoscritto che ha effettivamente trentacinque anni, non riescono ad immaginare una vita lontana da Dylan. Come se Dylan facesse parte ormai della normalità, come se fosse una persona reale, come se veramente da un giorno all’altro si possa decidere di prendere il passaporto, salire su un aereo, recarsi a Craven Road numero 7, suonare un campanello urlante e sperare ardentemente che quell’uomo, quel ciarlatano, riesca di risolvere una volta per tutte quell’annosa infestazione di spettri sumeri nel frigorifero di casa.

(Ps: nel fumetto in edicola il 30 settembre – 421 “La Variabile” – c’è in regalo il numero uno tutto tempestato di colori, approfittatene!)

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Classe 1986, ma l’ho frequentata poco. Scrivo senza progetto. Redattore di Lercio.it dalla fondazione. Passo il 90% del mio tempo libero a capire quale fumetto leggere prima di andare a dormire. Mi interesso di calcio giocato, fantacalcio, calcetto, e qualsiasi cosa possa rovinarmi la schiena prima dei quarant’anni. Vivo, ma non ho scelta né un motivo (cit.).

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