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, 27 Settembre 2021

Considerazioni sparse post Venezia-Torino (1-1)


Giamburrasca Djidji condanna il Torino ad un pareggio-dejavu: il Venezia si prende il primo punto casalingo.


– Al nuovo Penzo Venezia e Torino arrivano in vaporetto, e tornano a casa spartendosi la posta in palio: l’1-1 finale rispecchia una gara maschia in cui nessuna delle due squadre ha avuto la meglio. Fino alla fine granata e lagunari hanno lottato, e nell’ultimo clamoroso batti e ribatti dell’extra-time entrambi hanno avuto l’occasione per vincere, ma nessuna delle due è stato in grado di sfruttarla. Una fotografia dell’intera partita, che per quanto mostrato ha detto che il pareggio è il risultato più corretto;

Il Torino oggi non è quello tambureggiante delle ultime uscite, e mostra un piglio meno deciso. L’assenza dall’undici iniziale di Mandragora sembra togliere qualche geometria ai granata e gli infortuni occorsi in avanti (Belotti, Zaza, Pjaca, Praet) pesano in termini di fantasia e produzione offensiva. Il morso di Brekalo a metà secondo tempo sembrava sufficiente a portarsi a casa l’intera posta in palio ed invece i granata incappano in un dejavu: come già con la Lazio, altra sciocchezza di Djidji, altro rigore contro, ed anche l’ultimo quarto d’ora da giocare in 10 (quando torna Izzo?);

- Il primo tiro in porta del Venezia è il rigore del pareggio: i lagunari però mettono in mostra un atteggiamento gagliardo, con una grande solidità a difesa e centrocampo. Zanetti può esser soddisfatto della sua squadra, perché riuscire a contrastare il Toro sul piano del ritmo non è impresa facile: i padroni di casa potrebbero forse osare di più nel finale in superiorità numerica, ma ottengono comunque un punto prezioso. Aramu realizza la sua prima rete in serie A contro la squadra che l’ha cresciuto e di cui è tifoso: il suo contributo non si limita al penalty, perché col suo ingresso il Venezia è decisamente più vivace;

Più che di singoli, oggi piacciono i collettivi: le due squadre si aiutano in ogni frangente e giocano una partita generosa e senza alcuna esclusione di colpi. Tuttavia è inevitabile citare tra i granata le sgroppate di Singo, al secondo assist consecutivo, e la qualità sulla trequarti di Brekalo (autore del gol). Tra i veneti, invece, è sembrata sempre ordinata la regia di Busio ed in avanti Johnsen dà qualità alla manovra, con il preziosismo del tacco nell’azione del rigore. La mano di Juric e Zanetti è evidente: Venezia e Torino provano a far calcio e sanno lottare, se riusciranno a mantener vivo questo spirito potranno giocarsi i rispettivi obiettivi;

- In classifica, sembrano due squadre che hanno qualcosa in meno di quanto meriterebbero: il Venezia è a 4, ma sia con lo Spezia sia con il Milan avrebbe potuto conquistarsi qualcosa di più. Il Torino è a 8 e si andrà a giocare il derby a pari punti con la Juve: senza le due clamorose ingenuità del disastroso Djidji, nelle ultime due partite i granata avrebbero potuto accaparrarsi 4 punti in più senza rubare nulla. Se la vediamo da questa angolazione, sebbene sia una buona classifica, Ivan Juric non può che rammaricarsi.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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