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, 25 Settembre 2021

Considerazioni sparse post Inter-Atalanta (2-2)


Ma quante cose sono successe a San Siro?


- San Siro è il teatro di quello che non bisogna aver scrupoli a chiamare uno scontro diretto, che vede faccia a faccia due squadre che, pur nell'intendere il calcio in modo differente, si assomigliano per la sicurezza con cui esprimono il proprio gioco a memoria, come una poesia alle scuole elementari. Il risultato è una partita bella, divertente e giocata su buoni ritmi, ondivaga nella più intrigante delle sua accezioni, per quanto cambia freneticamente direzione come una bandiera in preda al vento. C'è lo scontro tattico, ci sono le giocate tecniche, gli episodi e le reazioni di nervi e alla fine questa partita non se la prende nessuno, e resta a metà tra un rigore sbagliato ed un gol annullato per pochi centimetri. E forse è giusto così;

- A prendersi il timone è prima di tutto la squadra di Inzaghi, che nei primi minuti sembra navigare senza intoppi su acque tranquille, con Barella che domina il centrocampo e l'intesa perfetta delle due punte che vede Dzeko fare il pivot con compiti da rifinitore e Lautaro che finalizza con una splendida girata. Il primo vantaggio però scuote la Dea che man mano cresce e sale in cattedra di prepotenza, ribaltando il risultato e prendendosi il pieno controllo delle operazioni. L'Inter vacilla, barcolla e vede il baratro da vicino sul palo di Malinovskyi, ma resta in sella, resiste alla tempesta e si riprende in mano un match che termina in crescita, in un finale che definire rocambolesco non rende l'idea;

- Il match del Meazza è un susseguirsi di dimostrazioni, quasi fosse un testo di Analisi 1: la prima di tutte è che l'Atalanta è una squadra forte, matura e consapevole del suo status, che non ha paura di giocare contro nessuno e in nessun campo. Finire sotto dopo 5 minuti in casa dell'Inter potrebbe tagliarti le gambe, ma la personalità con cui la squadra di Gasperini gioca e trova soluzioni in qualunque situazione di punteggio testimonia il punto d'arrivo di una crescita pazzesca di questo gruppo, che è obbligatorio tenere in considerazione per la corsa al titolo. Guardiola aveva detto che affrontare l'Atalanta è come andare dal dentista: la Dea gioca il calcio più europeo tra le big italiane e affrontarla è un dolore per chiunque, ha buoni interpreti e una panchina anche profonda. Chissà che prima o poi il dentista non presenti il conto;

- L'altra dimostrazione è che l'Inter può aver perso dei singoli importanti, ma non ha perso nulla delle sue certezze nel gioco, ma soprattutto della sua forza mentale. Gli uomini di Inzaghi sembrano trovarsi a memoria in molti momenti della partita, mostrando di aver ancora fulgidi nella mente i concetti contiani tanto utili lo scorso anno. I nerazzurri subiscono la reazione brusca dei bergamaschi e vanno sotto sia nel punteggio che nel controllo del match, ma non escono mai mentalmente dalla partita, conservando sempre la capacità di far paura all'avversario. L'Atalanta non sferra mai il colpo di grazia e, si sa, se non uccidi le grandi squadra loro uccidono te. L'Inter va ad un rigore dal vincere una partita di grande sofferenza, dimostrando che chi l'aveva tagliata fuori dalla corsa al titolo forse aveva fatto un po' troppo in fretta;

- Il dominatore assoluto, a prescindere dai mille risultati diversi con cui sarebbe potuta terminare questa incredibile partita, è Ruslan Malinivskyi che dal suo mancino emette fulmini e saette che indirizzano il match a suo piacimento. La prova dell'ucraino, soprattutto nel primo tempo, è un'opera d'arte, un inno alla qualità durante il quale si prende anche il disturbo di segnare un gol meraviglioso e propiziarne un altro, per poi riprendere il suo etereo dominio. Il cambio è qualcosa che Gasperini dovrà spiegare. Piccolo corollario sulla sicurezza dei due portieri: se Musso continua a confermarsi uno dei più forti del nostro campionato (ma perché non il più forte, già che ci siamo?) le lacune di Handanovic sembrano diventate una costosa abitudine per l'Inter e oggi solo i centimetri salvano lo sloveno dall'essere il responsabile del tracollo.

  • Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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