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2 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Roma-Udinese (1-0)


La Roma torna subito alla vittoria, nonostante un secondo tempo di totale passività che desta qualche preoccupazione.


- Dopo un buon avvio di campionato, Roma e Udinese sono chiamate a reagire al loro primo stop. Un po' a sorpresa -dato anche il derby di Roma alle porte- i due allenatori cambiano pochissimo: Mourinho si affida sempre agli stessi 11 (con Calafiori ancora al posto dell'infortuna Vina), Gotti lancia Makengo e Udogie (spolier: saranno tra i migliori).

- Le squadre si dividono equamente i 2 tempi a disposizione. Nel primo la Roma prende le redini del gioco e gestisce i ritmi della gara come mai aveva fatto in stagione, facendo registrare anche il miglior dato in fase di possesso palla. L'aggressione e soprattutto la riaggressione alta funzionano con grande efficacia, togliendo respiro ai friulani, alle quali si aggiungono buone fasi di possesso e improvvise verticalizzazioni. Il termometro della prima frazione dei bianconeri è ben rappresentato da Pereyra, secondo Gotti "sempre in grado di capire il momento giusto e la posizione giusta", che si trova quasi costantemente a portare legna sulla mediana;

- Dopo un paio di grandi occasioni con Mikitaryan e Zaniolo (palo), una grande cavalcata di Calafiori chiusa dal tacco di Abraham regala il meritato vantaggio alla Roma al 36'. Dal primo della ripresa, però, la squadra di Mourinho scende in campo solamente per gestire, restituendo vigore e speranze all'Udinese, che dal canto suo è brava ad approfittarne e sfrutta a dovere i cambi, anche se paga un po' di leggerezza davanti e spreca un paio di ottime chance per non uscire a mani vuote dall'Olimpico;

- Mourinho giustamente invita ad analizzare le partite con equilibrio, senza cadere nell'esaltazione o nel catastrofismo. Il calo vistoso nel secondo tempo dei suoi, però, un po' di preoccupazione la desta e lascia spazio a due possibili interpretazioni. La prima è di natura fisica e verrebbe da domandarsi perché snobbare così tanto il turnover, o quantomeno non ricorrere a tutti e 5 i cambi. La seconda riguarda l'atteggiamento richiesto dallo stesso tecnico, per certi versi (semplificando per motivi di sintesi) molto vicino al "muso horto" Allegriano, e sarebbe ancora più allarmante perché questa squadra non ha ancora nè l'organizzazione nè la solidità difensiva per reggere 45' in balia dell'avversario (ammesso che ciò sia ancora fattibile nel calcio moderno);

- Capitoli singoli, menzione d'onore per Soppy, che entra al 62' e inclina la partita, arando l'out di destra e mandando al manicomio prima Calafiori e poi Ibanez. Molto bene anche Udogie, che non tradisce le importanti parole spese su di lui, Makengo e Walace, mentre Pussetto è evanescente e Deulofeu troppo discontinuo. Nella Roma il migliore è Mancini, mentre delude Zaniolo. Abraham sgomita, decide il match e si muove con intelligenza, ma a volte pecca di pulizia tecnica nei passaggi o nei controlli quando deve fungere da perno offensivo. Prima insufficienza stagionale per Pellegrini, che dopo un buon primo tempo viene risucchiato dal calo della squadra, fino al rosso che lo costringerà a saltare il derby. Tegola non da poco, considerando che fin qui era stato il giocatore più impiegato.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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