, 21 Settembre 2021

Allegri e le (poche) somiglianze con il 2015/2016


I motivi per cui la Juventus possa ripetere quell’annata superlativa, sono vicini allo zero. Dopo un inizio handicap, i bianconeri collezionarono 24 vittorie in 25 partite: uno scenario che visto con gli occhi di oggi è pura utopia.


Proviamo ad andare indietro nel tempo e ricordarci l’annata 2015/2016, quella in cui la Juventus conquistò il quinto scudetto consecutivo dopo un inizio disastroso, di cui si ricorda in particolar modo il pareggio casalingo con il neopromosso Frosinone.

I bianconeri provenivano da una stagione tanto magica quanto sorprendente: erano andati a un passo dal triplete, con il sogno svanito soltanto in finale di Champions contro in Barcellona al primo anno di Allegri.

Dopo quell’anno, la squadra subì alcuni cambiamenti importanti: Tevez tornò in Argentina, Pirlo decise per gli States e il sacrificio economico fu rappresentato da Vidal, venduto al Bayern Monaco.

Gli ingressi furono altrettanto di prestigio, con gli arrivi di Mandzukic, Khedira, Dybala, Cuadrado e Alex Sandro. Insomma, in totale la Juventus cambiò 11 giocatori e la sbornia della grande stagione precedente ritardò l’assemblaggio.

Alla 10a giornata, gli uomini di Allegri sono a -11 dalla vetta dopo la sconfitta contro il Sassuolo, ma un confronto negli spogliatoi quella notte cambia la storia della stagione.

Inanellata una lunghissima serie di risultati utili consecutivi, dopo una ripartenza a piccoli passi e con in mezzo anche il record di imbattibilità di Buffon, ad aprile viene festeggiato lo scudetto.

Tornando a oggi, possiamo vedere come la Juventus sia una squadra da due punti in quattro partite e se in panchina non ci fosse Allegri sarebbe già tempo di processi sommari.

Frequentando diversi amici juventini, la prima cosa che senti dire parlando della situazione della squadra in difficoltà è più o meno la stessa: “Ma ti ricordi quell’anno in cui abbiamo recuperato? E poi Allegri parte sempre male…

Smontando a pezzi questa ricostruzione, ci sarebbero due analisi diverse da fare: la prima è che in realtà quello è stato l’ultimo anno in cui Allegri sia partito male, gli è capitato di partire al ralenti negli anni precedenti, quando allenava Cagliari o Milan; la seconda è che le differenze tra quella Juventus e quella che vediamo oggi sono lapalissiane, e sperare di vedere una sequela di partite vinte così consecutivamente oggi è per l’appunto più una speranza (da tifoso) che una concreta probabilità.

Approfondiamone le ragioni.

Lo spogliatoio

Quella squadra aveva una quantità di leader sia tecnici che emotivi che oggi non ha. Buffon, così come Chiellini, è un motivatore naturale. Ma non c’erano solo gli italiani: Evra, Khedira e Mandzukic avevano svariati motivi per essere considerati come guide, uno dei quali era quello di aver giocato e vinto nelle migliori squadre del mondo.

In più, in quello spogliatoio c’erano degli uomini in grado di saper tener unito lo spogliatoio a costo di farsi da parte: vedi i vari Marchisio, Barzagli o Lichtsteiner.

Stiamo parlando di grandi uomini durante la settimana, prima che grandi calciatori la domenica. Il lavoro duro di Allegri sarà costruire una mentalità vincente in poco tempo nei giocatori che devono essere guidati in ogni loro mossa e non sembrano essere pronti a guidare.

Ciò che pare mancare oggi è proprio il lato comunicativo di fronte a uno spogliatoio perlopiù giovane.

Quella leadership che sia in grado di misurare la “temperatura” dello spogliatoio, che poi in campo ti permette di saper interpretare i momenti della partita e che facilita il ruolo dell’allenatore in settimana.

La rosa

Se è vero, come dice Allegri, che sono proprio i calciatori a fare la fortuna degli allenatori, è facile anche vedere come la Juventus di quest’anno abbia una qualità media della rosa più bassa, e soprattutto meno certezze e punti fermi nei ruoli chiave del campo

Il roster a disposizione del mister aveva a disposizione 18 giocatori che bene o male si equivalevano: ognuno sapeva quel che doveva fare quando veniva chiamato in causa, ma c’era una tacita distinzione tra quelli che venivano considerati titolarissimi e quelli che venivano considerati comprimari.

Ciò che sarebbe indispensabile alla Juventus di oggi sarebbe trovare 6-7 punti fermi nelle posizioni chiave e poi integrare tutti gli altri. Al momento in cui si scrive, questa distinzione non c’è, ad eccezione di 2-3 elementi. Il peso del centrocampo si sgretola alla prima difficoltà, l’attacco sembra ancora peccare di immaturità dopo l’addio di Ronaldo.

Alcuni giocatori (e questo è innegabile) hanno un peso specifico diverso rispetto ad altri: sapevi che potevi fare affidamento anche su un Mandzukic a mezzo servizio, rispetto alla discontinuità di Morata. Così come Khedira era molto più affidabile di un Bentancur, e così via.

Le motivazioni

Il fulcro dell’Italia campione d’Europa parte sicuramente da due pilastri che sono Bonucci e Chiellini, i due leader più riconosciuti oggi nello spogliatoio bianconero. Le “notti magiche” in questo senso potrebbero avere (anche se le prestazioni non confermano, per adesso) un impatto sulla stanchezza fisica e mentale del duo difensivo. Inoltre, i tanti titoli vinti nell’ultimo decennio hanno un peso: sarebbe stato quasi meglio se Pirlo avesse lasciato senza nessun trofeo.

La dirigenza e il percorso tecnico

Inutile ricordarlo: la presenza di Marotta all’interno di una società è il vero ago della bilancia. La dimostrazione pratica ce l’abbiamo davanti agli occhi: la gestione delle cessioni di Lukaku ed Hakimi in questa estate devastante per il mercato italiano. La nuova triade Cherubini-Arrivabene-Nedved hanno, per usare una espressione "bonucciana", ancora molta pastasciutta da mangiare per quanto riguarda la direzione sportiva di una società blasonata. Toccherà a loro trovare la giusta amalgama, e dovranno farlo in fretta.

Sì, è vero che la gestione tecnica è in subbuglio da anni e il Covid non aiuta, ma i segnali estivi e le previsioni economiche sono tutt’altro che rassicuranti.

Cinque anni fa invece, tutto sembrava seguire un filo logico: si ricostruiva ogni anno con una coerenza che non ammetteva critiche, se non per il tempo di adattamento naturale.

Queste sono sommariamente tutte le differenze che portano a pensare come una cavalcata del genere sia oggi difficile da immaginare, anche se quando si parla di Juventus non esistono mai leggi assolute.

Tifosi bianconeri, mettetevi il cuore in pace: abbiamo di fronte un puzzle che ancora sembra lontano dalla sua soluzione.

  • Nato nel 1997 nella provincia toscana e laureato in Scienze della Comunicazione a Siena. Innamorato del calcio grazie alla partita del Torneo di Viareggio che si giocava una volta all'anno nel mio paese e alle VHS con le sfide della Juventus per intero. Tifoso dei bianconeri, dell'Hockey Follonica (squadra della mia città) e della vecchia Montepaschi Siena. Mi emoziona qualsiasi tipo di impresa sportiva e cerco di scoprire prima il lato umano e poi agonistico dei protagonisti nel mondo dello sport. In attesa di ricominciare a studiare, osservo, memorizzo e prendo appunti.

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