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4 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Italia-Slovenia (3-2)


L'estate più bella dello sport italiano si chiude con il capolavoro di Fefè De Giorgi e dei suoi ragazzini terribili. Il neo allenatore ha ereditato le macerie di una nazionale a fine ciclo, in un mese ha costruito un gruppo giovanissimo e l’ha portato a bissare il successo della femminile agli europei.


- Nella splendida cornice dello Spodek (ovvero dell'astronave) di Katowice l’Italvolley maschile si gioca il sogno, quasi impronosticabile alla vigilia, di tornare a vincere un oro che mancava da 16 lunghissimi anni. Davanti a sé trova l’altrettanto sorprendente Slovenia, alla terza finale consecutiva dell’Europeo e a caccia della consacrazione nel gotha della pallavolo. Ne viene fuori un match bellissimo e non adatto ai deboli di cuore tra due squadre che non mollano un colpo. Giannelli, Sbertoli, Anzani, Galassi, Ricci, Cortesia, Romanò, Michieletto, Lavia, Recine, Bottolo, Balaso, Piccinelli: alla fine sono questi i nomi dei giocatori che hanno alzato il trofeo;

- Fefè De Giorgi, appena atterrato sulla panchina azzurra, ci ha ricordato quanto la bravura di un allenatore conti e possa incidere nei destini di una squadra. Il lavoro che ha fatto è stato semplicemente incredibile. Un mese fa l’Italia usciva con le ossa rotte dalle Olimpiadi e registrava la fine del ciclo che aveva centrato l’argento Olimpico a Rio 2016: hanno lasciato giocatori come Juantorena, Zaytsev, Colaci e Piano. De Giorgi in pochissimo tempo ha creato un gruppo estremamente solido ed organizzato e dall’età media bassissima (risultando la squadra più giovane del torneo), con il 29enne Anzani e il 25enne Giannelli a giocare il ruolo dei veterani. Diversi dei giocatori presenti non erano nemmeno titolari della loro squadra in Superlega -alcuni venivano addirittura dall’A2- e avevano pochissima esperienza internazionale. Eppure l’Italia ha conquistato questo Europeo, strameritandolo, senza perdere neppure un match. E' stato bellissimo;

- La Slovenia è una squadra esperta, di qualità e con caratteristiche molto simili alle nostre (del resto è allenata da Alberto Giuliani e fa anche i time-out in italiano). Ha giocato una grande partita, in continuità con le sue prestazioni nelle eliminatorie, tenendo un ritmo forsennato al servizio (e sbagliando per giunta pochissimo), gestendo con pazienza ogni pallone sporco da attaccare, per poi tirare su tutto il possibile in difesa. Stern al servizio è una furia (non a caso 3 anni fa era stato il miglior battitore della Superlega in quanto a efficienza), gli attacchi dal centro dell’efficacissimo Pajenk costituiscono per buona parte del match un rebus indecifrabile per il nostro, il palleggiatore Ropret non ha l’estro del fenomeno ma distribuisce il gioco dei suoi con sapienza;

- Nel primo set l'Italia, per la prima volta in questo europeo, non riesce a imporre il suo ritmo e subisce quello degli avversari. Soffre dannatamente in ricezione e va sotto 22-16, anche se sfiora la rimonta che si arresta sul 23-22. Le squadre si dividono i due successivi parziali (25-20 e 20-25) e così gli azzurri si trovano spalle al muro nel quarto set, che per giunta approcciano male, andando sotto 4-1. Qui arriva il turning point del match: De Giorgi sostituisce un Pinali in netta fase calante (solo 1 attacco su 10 a terra nel terzo set) con Juri Romanò, opposto di riserva che non ha ancora mai giocato in Superlega (viene da Siena in A2). Questo entra e fa 6 su 6 in attacco, facendo segnare un incredibile 86% in attacco nel set. E' la grande forza del gruppo, come testimoniano anche gli ingressi positivi di Ricci (muro decisivo del 22-20) e Piccinelli. L'Italia svolta e veleggia verso il tie-break dove, superato lo spavento del 3-0 iniziale, si va punto a punto fino allo straordinario turno al servizio di Michieletto, che porta gli azzurri sul 12-8. Gli uomini di De Giorgi a quel punto conducono in maniera eccellente fino all'esplosione finale del 15-11;

- La forza di questa nazionale è stata la pressochè perfetta organizzazione tattica, in particolare nella fase muro-difesa, nella quale è stata impressionante anche l'attitudine a non voler far cadere un pallone. Giannelli, alla prima uscita da capitano, si è dimostrato un leader vero e un regista lucido anche nei momenti più complessi, tenendo sempre calde tutte le 4 uscite in attacco. Balaso ha sofferto un po' solo in quest'ultima partita, ma ha disputato un Europeo di altissimo livello (e forse ci avrebbe fatto comodo anche a Tokyo). La copertina se la prende il "veterano" di 19 anni Alessandro Michieletto, che si è caricato sulle spalle la pesantissima eredità di Juantorena ed a tratti è stato immarcabile per gli avversari. L'MVP della finale va però diviso tra Romanò, decisivo con il suo ingresso e Lavia, che ha rappresentato con continuità per tutti e 5 i set l'uscita sicura in attacco. Lavia sa gestire bene le palle sporche da attaccare, è presente in ricezione e molto incisivo in pipe, caratteristiche che ne fanno un ottimo secondo schiacciatore. Con lui l'Italia potrebbe aver risolto l'atavico problema del S2, e ha potuto già liberare Michieletto in posizione da S1, dove ha garantito l'uscita con attacco mancino in posto 2 nella sempre ostica rotazione P1. Questo europeo doveva essere un punto di ripartenza per un gruppo completamente rinnovato. Aver iniziato con un oro non può che farci sperare in un futuro roseo.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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