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4 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse sul mercato della Roma


Il primo vero mercato dell’era Friedkin certifica che la nuova proprietà ha intenzioni serissime, nonostante il fardello pesante che si porta dietro.


- Abbassare un monte ingaggi sproporzionato, liberarsi di una miriade di esuberi, trovare titolari affidabili in due ruoli chiave e ringiovanire la rosa in un’ottica di sostenibilità. Il mercato della Roma si è mosso su queste direttrici, riuscendo a centrare buona parte degli obiettivi, anche se con qualche riserva sui primi due punti. L’ingaggio di Mourinho è stato il primo squillo e ha costituito un gran colpo mediatico e di immagine, ma da solo sarebbe stato poco più di uno specchietto delle allodole. Invece la Roma ha investito e tanto, risultando (nonostante il 7o posto della scorsa annata) la squadra della Serie A con il passivo più ampio tra spese (97 mln) e incassi (2,5) per i cartellini;

- A livello di acquisti la valutazione delle operazioni è decisamente positiva. Sono arrivati Rui Patricio, Vina, Abraham e Shomurodov, e l’unica critica che si potrebbe muovere a Tiago Pinto nell'immediato riguarda sul costo dei cartellini: Vina e Shomurodov sono costati quasi il triplo del loro valore su transfermarkt (con il Genoa che ha rivenduto l’uzbeko al doppio dopo una sola stagione), Rui Patricio è stato pagato tanto per essere un 33enne. Dalle prime schermaglie, però, sembrerebbero tutti ottimi colpi. Il portoghese ha restituito la meravigliosa ebbrezza di avere un portiere affidabile tra i pali, Shomurodov ha già dimostrato grande duttilità e sembra perfetto per Mourinho, solo Vina è apparso in affanno in qualche frangente. In generale la sensazione è che la Roma abbia valutato attentamente i profili e poi sia andata su tutti e 4 con grande decisione, disposta anche a spendere cifre ragguardevoli;

- L’arrivo di Abraham in questo senso è stato emblematico. L’inglese, dopo un’ottima prima stagione, era scivolato al rango di riserva in quel di Londra, ma le potenzialità che aveva mostrato, unite all’età giovane e alle difficoltà di andare a prendere un giocatore dal campionato più ricco del mondo -per giunta dalla squadra Campione d’Europa- sono state una vera e propria prova di forza (superiore anche ai 40 milioni spesi) da parte della società. Sarebbe dunque ingiusto definirlo solamente un mercato “di reazione”, come furbescamente ha fatto Mourinho: è vero che Vina è arrivato in sostituzione di Spinazzola e Abraham di Dzeko, ma la cessione del bosniaco era ampiamente nei piani della dirigenza, che cercava da tempo di liberarsi del suo ingaggio mostre per virare su un profilo più giovane. Abraham ha inoltre caratteristiche molto diverse da Dzeko: non ha quell’abilità nel cucire il gioco e tende a venire meno incontro (quando lo fa non è sempre tecnicamente pulito), ma ha un passo decisamente diverso e attacca molto di più la profondità. Una qualità che lo rende molto più adatto all’uovo corso tecnico, che sta trasformando la Roma in una squadra sempre più verticale;

- Sul fronte delle cessioni c’è poco da rammaricarsi, dato che sono andati via solamente giocatori fuori dal progetto tecnico come Florenzi, Pedro, Kluivert, Under e Olsen (oltre al già menzionato Dzeko). Forse si poteva racimolare qualcosa di più dalla partenza di Under, che prima di eclissarsi aveva fatto vedere cose egregie, ma Tiago Pinto ha dovuto fare i salti mortali per cercare di sgomberare il più possibile una soffitta infestata dai vecchi e costosi fantasmi. A gravare pesantemente sul mercato e sul bilancio della Roma sono state ancora le sciagurate operazioni del passato, buona parte delle quali condotte 3 anni fa da Monchi, vero e proprio Re Mida al contrario nella sua parentesi romana. Si è trovata una soluzione per Pastore (il Gran Visir dei fantasmi, che aveva ancora 2 anni di contratto a 4,5 netti), Pau Lopez, Bianda e Coric, mentre sono rimasti -anche se fuori rosa- Nzonzi, Fazio e Santon, con i primi due che hanno puntato i piedi rifiutando ogni destinazione possibile. Per loro si dovrà attendere l’anno prossimo per la naturale scadenza del contratto, ma nonostante questo la Roma ha portato a casa un risparmio di circa 40 milioni sugli ingaggi. Un ottimo traguardo, che non dovrà essere perso di vista anche nelle prossime sessioni e soprattutto nei momenti positivi della stagione, quando i procuratori faranno la fila per chiedere cospicui aumenti per i loro assistiti. L'Atalanta - arrivata costantemente davanti spendendo un terzo della Roma in ingaggi - è la dimostrazione plastica con la programmazione si possono costruire rose di alto livello, facendo sposare il progetto a giocatori di qualità senza svenarsi o fare il passo più lungo della gamba;

- La rosa è stata puntellata partendo da una buona base, cioè da quel nucleo di giocatori di qualità che probabilmente vale più dei malinconici settimi posti delle ultime due annate (come Mancini, Veretout, Cristante, Pellegrini, Zaniolo, Mikitaryan). In attesa dell’auspicabile crescita di Ibanez o Kumbulla, manca sicuramente un difensore centrale di spessore per poter puntare ai vertici della Serie A, oltre a un ricambio affidabile sull’out destro. A Mourinho però è stata consegnata una squadra con del potenziale e piuttosto funzionale alle sue idee. Non è arrivato il centrocampista di lotta e di governo da lui richiesto, ma non è detto che sia un male, considerando che Mourinho non sempre è stato uno scout illuminato nelle cessioni (citofonare a De Bruyne, Salah e Lukaku) e stavolta avrebbe sacrificato quel diamante grezzo che risponde al nome di Villar. L'allenatore portoghese ha davanti una bella sfida, che lo riporterà (e forse già lo sta facendo) agli albori della sua carriera: dovrà dismettere gli abiti da allenatori di instant team e dimostrare di saper essere ancora un bravo demiurgo, per far crescere un gruppo che ha obiettivi a medio termine e con tanti giocatori alla ricerca del salto di qualità.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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