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4 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse sul ritorno di Walter Mazzarri


Walter is back! Uno dei protagonisti più discussi della panchina torna in Serie A: riuscirà in Sardegna a staccarsi di dosso l'etichetta lacrimosa/difensivista?


E' tornata l'ora di Walter Mazzarri. Dopo il fulmineo esonero di Leonardo Semplici, il Cagliari ha deciso di affidare la sua panchina al navigato tecnico toscano, che tornerà su una panchina di Serie A un anno e mezzo dopo l’addio al Torino. L’esperienza di Semplici al timone dei sardi è durata quindi solamente pochi mesi, ed i tre risultati negativi maturati in questo inizio di campionato sono costati carissimi ad un allenatore che di fatto aveva risollevato le sorti della squadra nella stagione passata, prendendoli in piena zona retrocessione e salvandoli poi con discreto anticipo: da salvatore della patria a cacciato il passo è stato tremendamente breve. Che il patron Giulini non fosse così convinto della guida tecnica di Semplici si era capito già in estate, e resta la fatidica domanda sul perché si confermi un allenatore per silurarlo dopo tre giornate. Dopo un casting che aveva prodotto diversi nominativi (Ranieri, Diego Lopez, Maran), il club ha visto in Mazzarri il profilo giusto: possiamo dirlo, Walterone is back!;

– La serie A riabbraccia un protagonista della panchina, in primis per curriculum: sul rettangolo verde, le squadre di WM non hanno (quasi) mai sfigurato, quantomeno in termini di risultati. Come dimenticare il miracolo Reggina, con la salvezza ottenuta da una penalizzazione di 15 punti, ma pure la Champions a Napoli (con Aronica centrale difensivo), suoi autentici capolavori. Con Sampdoria e Torino in realtà fece più che bene (almeno in una prima fase), perché il buon Mazzarri condusse entrambe in Europa, confermando la sua esperienza nel navigare le imbarcazioni medio/piccole. Sicuramente non brillò con l’Inter (ma anche qui conquistò il minimo sindacale raggiungendo l’Europa) e fallì con il Watford, ma nel bilancio complessivo le garanzie della carriera di WM sono solide quanto le sue difese;

– Quando dici Mazzarri però, il riferimento va inevitabilmente all’etichetta di “piangina” che si è auto-appiccicato addosso, anche a dispetto di buoni risultati maturati sul campo, utilizzando il lamento sistematico come marchio di fabbrica sino a diventare una macchietta. Vale la pena riprendere le sue celeberrime scusanti, da quelle post trasferte europee “tornavamo pure dalla Russia”, a quelle legate alle ricorrenze “oggi era il compleanno di Cavani e quindi eravamo un po' molli”, fino a quelle metereologiche “ha pure cominciato a piovere”. L’aura di tristezza che lo pervade mentre le pronuncia ed il suo “body-language” tendente alla disperazione ed alla protesta in panchina, infine, sono il costume perfetto per il personaggio creatosi attorno a lui, tanto che risulta difficile non associarlo al celeberrimo “meme” in cui si tocca l’orologio. WM è personaggio discusso, e risulta spesso tra i tecnici più antipatici tra i sondaggi, non tanto perchè realmente lo sia, ma più che altro perché ci ricorda quell’amico capace di trovare sempre una scusa diversa e metterti di cattivo umore anche nelle tue migliori giornate;

Tornando al campo, il tecnico di San Vincenzo non è certo uno sperimentatore (per usare un eufemismo), ed in fin dei conti, nelle sue cadute, questa è la caratteristica che ha pesato maggiormente . Il buon Walter si affida costantemente alla solidità della sua comfort zone fatta prevalentemente di fasi difensive coriacee e pochi gol subiti, e non ne esce nemmeno sotto tortura: ogni sua squadra sembra essere l’imitazione di quella precedente, e questo sistema solitamente funziona per un poco (i suoi inizi non sono affatto male, come dicevamo prima), ma cede rovinosamente spesso già alla seconda stagione (in molte sue esperienze, fateci caso, quella della caduta). Qui solitamente si crea un corto-circuito con squadra ed ambiente che in più di un caso gli è costato la panchina. La vera sfida, al di là degli aspetti extra-campo, potrebbe esser proprio questa: in una serie A decisamente più offensiva di quella che aveva lasciato, provare a proporre qualcosa di diverso e, magari, più duraturo;

– A livello meteorologico e tattico, la scelta di Mazzarri non ha nulla da eccepire: in Sardegna piove poco, e soprattutto la rosa del Cagliari infatti sembra ideale per il 3-5-2 del neo-tecnico degli isolani . I rossoblù vantano solidi centrali difensivi guidati dall’esperienza di Godin, ed un centrocampo muscolare con incontristi veri a far da schermo ed inserirsi (gli unici rebus potrebbero esser la tenuta di Strootman e la poca fisicità di Marin, e siamo abbastanza certi che Nandez tornerà in mediana); non mancano gli esterni a tutta fascia (Dalbert da una parte e probabilmente il rientro di Zappa dall’altra), mentre in attacco come di consueto agiranno una punta fisica (Pavoletti) accanto ad una più tecnica (Joao Pedro). Se Mazzarri riuscirà a dar la sua proverbiale impronta fatta di solidità e concretezza, il Cagliari otterrà una salvezza più che tranquilla, e se riuscisse a superare il corto-circuito di cui sopra potrebbe anche alzare lo sguardo a parti di classifica più nobili (come già riuscì a WM con Torino e Samp). In questo caso, siamo sicuri che i tifosi isolani sarebbero disposti a perdonargli perfino i tocchi all’orologio.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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