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3 min

- di Andrea Ravasi

Considerazioni sparse sul mercato dell'Inter


L’Inter chiude la sessione estiva del calciomercato facendo probabilmente il miglior mercato possibile in entrata ed allo stesso tempo il peggior mercato possibile in uscita. Le cessioni di Hakimi e Lukaku privano Inzaghi di due certezze. Le aggiunte di Correa e Dzeko gli permettono di variare il gioco.


- Il mercato neroazzurro si apre con la cessione di Hakimi e l’addio di Conte. A fine mercato Lukaku (appoggiato dalla proprietà) decide di tornare a Londra e lasciare i nerazzurri per circa 120 milioni di euro. Ok, diamolo per assodato: le due partenze e il cambio allenatore indeboliscono l’undici iniziale neroazzurro e l'Inter da essere la favorita per lo scudetto passa ad essere una delle favorite. Un passo indietro non da poco. E' vero, i quasi 200 milioni intascati per Hakimi e Lukaku permettono di non effettuare altre cessioni - se non minori -, ma è evidente che non giovino alla crescita del progetto. Che fa un passo indietro lapalissiano;

- In entrata il mercato nerazzuro è comunque vivace: torna dal prestito Dimarco, arriva Calhanoglu per sostituire Eriksen, più Correa / Dzeko / Dumfries. I nuovi innesti permettono al nuovo mister di allungare la rosa ed avere più soluzioni. La partenza di Lukaku viene rimpiazzata da Correa e Dzeko, Dumfries sostituisce Hakimi e Dimarco Young. L’unico upgrade è quello del terzino prodotto dal vivaio neroazzuro sull’inglese. Per gli altri, il confronto non regge;

- Il singolo confronto tra i vari giocatori non regge, ma permette a Inzaghi di creare soluzioni di gioco differenti rispetto la scorsa stagione godendo anche della maggior creatività del reparto offensivo, grazie a Correa ed al miglior gioco associativo di Dzeko rispetto a Lukaku. L’intesa offensiva sarà tutta da ricostruire ma il non basarsi unicamente sulla "LuLa" potrebbe essere un vantaggio sul lungo periodo e nelle notti europee, dove l'integralismo "contiano" ha incontrato diversi limiti. Se gli acquisti di Correa e Dzeko hanno alla base il principio di andare oltre la LuLa, è chiaro come Calhanoglu sia stato acquistato come rimpiazzo emergenziale a Eriksen: l'Inter ha comunque pescato un giocatore di buon livello con caratteristiche offensive peculiari al modulo di Inzaghi. Dumfries invece potrebbe passare dal rilevarsi un Dalbert ad un simil Lazzari (al momento propendiamo per la seconda). Sicuramente non è Hakimi, ma per la Serie A potrebbe bastare. Sperando che possa crescere nel futuro;

- Marotta ha svolto ancora una volta un lavoro fenomenale riuscendo ad allestire una rosa competitiva con budget sostanzialmente pari a 0. Le uscite sono state redditizie e mirate, l’aver messo i conti in sicurezza è giusto ricordarlo ma non va celebrato come un trofeo. L'impressione è che la prospettiva del club, finché resta Marotta, è ottima. Nonostante l’ottimo lavoro di Bepper però, l’aver ricavato 200 milioni dalle cessioni senza reinvestirne almeno la metà è deleterio perché non permette alla società di proseguire con un ciclo vincente, ma anzi - come già sottolineato - presuppone uno stop al progetto di crescita;

- Il mercato dell’Inter va valutato distintamente tra mercato in entrata e in uscita. Il mercato in uscita merita un 4 per le cessioni di due undicesimi della squadra Campione d’Italia (e che due undicesimi...). Il mercato in entrata è da 7, in quanto aggiunge varietà e allunga la rosa a disposizione. La media è un 5,5 più verso il 5 per non aver sfruttato la possibilità di generare un gap con le altre squadre. Ma le colpe provengono dall'alto.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.

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