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3 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse post Sassuolo-Torino (0-1)


Il Torino espugna sorprendentemente il Mapei Stadium rubando al Sassuolo le sue armi tipiche: per Juric 6 punti in due partite dopo la sosta, per Dionisi nemmeno uno.


– La quarta giornata si apre con una sorpresa ad opera del Torino, che espugna il Mapei Stadium imponendosi su un Sassuolo sottotono, totalmente irriconoscibile rispetto alla bella prova di domenica scorsa. Grande prova dei granata, che dominano in lungo ed in largo la partita, concedendo poco o niente alla squadra di Dionisi: a posteriori, si può dire che l’1-0 finale risulti perfino striminzito per i ragazzi di Juric, la cui mano comincia a vedersi nitidamente. Il Torino dopo la sosta ha infilato 6 punti, il Sassuolo 0: i granata così posson dare fastidio a molte squadre, i neroverdi devono riflettere su due sconfitte consecutive ma profondamente differenti;

- Il primo tempo finisce a reti bianche, ma il Torino aveva già mostrato la sua supremazia, con ben 7 occasioni nitidissime per violare la porta di casa: due grandi parate di Consigli, due pali (Brekalo e Praet), addirittura tre salvataggi sulla linea di porta dei difensori negano ai granata il vantaggio. A dirla tutta ci sarebbe anche un palo neroverde in contropiede, ma la squadra di Juric ha dominato per intensità e mole di gioco, riuscendo a recuperare sempre palla ed a produrre un’occasione dopo l’altra, pur non riuscendo a siglare il vantaggio per 70'. Poco male per i granata, se si pensa che il fatidico gol è arrivato comunque, ma la produzione offensiva del primo tempo meritava di esser concretizzata ed è probabilmente l’unico appunto che si può muovere a Bremer e compagni;

- Juric la vince ancora una volta dalla panchina: se nell’undici iniziale facevano scalpore le assenze di Mandragora e Ansaldi e la presenza dei nuovi Pobega, Praet e Brekalo (tutti molto positivi all’esordio), va detto sia che la formazione ha retto benissimo dal principio, sia che i cambi sono stati ancora una volta decisivi. Il Torino è la squadra di Serie A più efficace con i subentranti, e la rete bellissima e decisiva di Pjaca su un’azione iniziata proprio dai piedi di Ansaldi ha confermato questa tendenza. Oltre alla lettura del match, di Juric impressiona l’identità che ha già dato al suo Toro: sembra un’altra squadra rispetto a quella che pochi mesi fa si salvava per un’inezia, con una mentalità ed uno spirito che davvero possono far parlare di rivoluzione;

Il Sassuolo è un lontano parente di quello visto a Roma: certo, le verticalizzazioni improvvise e veloci sono sempre meravigliose a vedersi (come quella che ha portato Frattesi a sfiorare il gol), ma la squadra di Dionisi oggi appare in balìa dell’intensità granata, arriva seconda su tutti i palloni e non riesce mai ad esprimere un giro palla convincente. Berardi, Boga e Djuricic appaiono sottotono in avanti, però il vero problema per gli emiliani sta in difesa: troppe le occasioni concesse, naturale che prima o poi il gol sarebbe arrivato. Due sconfitte consecutive, ma molto diverse: se quella con la Roma non aveva fatto troppo male, questa è meritata e deve offrire spunti di riflessione;

In fin dei conti, quella di stasera è stata una partita capovolta: il Torino ha “fatto il Sassuolo”, con una pressione altissima e un giro palla velocissimo fino alla trequarti. Proprio la freschezza in quella zona ha fatto la differenza, dove oggi le alternative per Juric non mancano: Brekalo, Praet, Pjaca e Linetty potrebbero risultare decisivi (aspettando pure il rientro di Belotti), se i piani gara granata saranno questi. Il Sassuolo invece ha fatto il Torino, nel senso che ha provato a difendersi e ripartire appendendosi all’estro dei suoi trequartisti, oggi appannati e poco rapidi: è evidente che questo stile di gioco non appartenga al suo dna, e proprio per questo i neroverdi hanno passato una brutta serata.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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