Article image
,
3 min

- di Andrea Codega

Inter-Real Madrid dal terzo anello


Pensieri sparsi tra la Champions League, il Real Madrid e il terzo anello blu: un San Siro nerazzurro tornato quasi pienamente in possesso del suo scettro e della sua risonanza.


“L’ultima di Champions che ho visto dallo stadio è Inter-PSV”, penso salendo rapidamente i tornelli verso il terzo anello di San Siro, settore blu. Insomma, non solo c’è da fare bene contro il Real Madrid, ma c’è anche da sfatare un tabù.

Da quando hanno parzialmente riaperto gli impianti sportivi a San Siro ci sono già tornato, in occasione di Inter-Genoa, ma in questo caso l’avvicinamento alla partita e gli stessi 90’ sono stati profondamente diversi. Per la posta in palio, l’atmosfera serale, l’inno della Champions e l’avversario di fronte, assistere da tifoso alla partita con il Real Madrid mi ha – finalmente – restituito in pieno la sensazione di essere allo stadio. Di avere accanto 37mila persone che come me si sono messe l’elmetto – in chiave figurata – e sono scese in battaglia, mosse dalla passione e da logiche che ogni tanto, se ci si ferma a pensare, risultano quasi strane. Perché preferisco che vincano undici ragazzi che non conosco personalmente e che vestono una maglietta nerazzurra? Forse la natura stessa delle passioni comprende quella percentuale di mistero che indica la maniera con cui iniziano ad abitare dentro di noi.

Meno filosofia, più sostanza. L’atmosfera del terzo anello permette anche di estraniarsi, a volte, dalla partita, di soffermarsi su alcuni movimenti dei giocatori volti ad aprire spazi, su dettagli e particolari di tutto ciò che vedi sotto di te, dopo tutte le scalinate fatte per raggiungere il seggiolino di riferimento. La fluida impostazione da dietro dell'Inter, le coperture preventive su Vinicius, l'estetico aplomb di Ancelotti. Cosa mi ha colpito?


IL TRIO DIFENSIVO

Non avevo bisogno dell’ennesima conferma, ma forse mi serviva rivederli contro una squadra dal potenziale offensivo elevatissimo, come poche altre al mondo. Conclusione: dal vivo Skriniar, De Vrij e Bastoni (quest’ultimo ha però perso alcuni palloni sanguinosi) trasmettono ancor più sicurezza di quanta ne infondano quando un tifoso nerazzurro guarda la partita dal divano. In special modo Skriniar ha annullato un avversario ostico come Vinicius, con una prestazione che ha risuonato come i tackle scivolati di Walter Samuel. Un autentico muro, il difensore più elegante che ci sia in circolazione e il beniamino di casa: tre centrali eccezionali.

COURTOIS

In senso verticale, tra me e Courtois ci saranno state almeno tremila persone di distanza. Bene, non è bastato: il portiere belga sembra avere dei tentacoli che si allungano di almeno due metri ogni volta che si ritrova a effettuare una parata complicata. Quello sul tiro di Dzeko, nel primo tempo, non è un vero e proprio miracolo, ma è come se le sue gambe abbiano prodotto un movimento innaturale e si siano allungate improvvisamente. Tentacolare.

IL TIFO

Ho sempre ammirato il processo mentale e psicologico che porta i tifosi a investire di speranze e aspettative la propria squadra, i propri beniamini. Trovo però commovente notare il sostegno, incondizionato, proprio negli attimi successivi a un momento di profondo scoramento o delusione come, in questo caso, è avvenuto al gol di Rodrygo. Il “Forza ragazzi” scandito dalla Curva subito dopo il gol e a fine partita crea un legame profondo tra ciò che si produce sul campo e ciò che si crea sugli spalti, un doppio filo romantico basato su promesse e tradimenti, speranze e illusioni. Lo stesso coro scandito da un centinaio di persone appena scese alla fermata San Siro, un’ora e mezza prima della partita. Il prima e il dopo: in mezzo, squadra e tifosi sono una cosa sola.

UNA SERIE DI COSE GUSTOSE

Le giocate di prima di Karim Benzema, vera poesia in movimento quando lega il gioco nei mezzi spazi tra difesa e centrocampo. 

La salamella con i crauti prepartita, vero e proprio rito che separa ciò che viene prima da ciò che avverrà da quel momento in poi. 

Entrare almeno mezz’ora prima del fischio d’inizio (diffidare da chi entra allo stesso orario in cui inizia la partita) e soffermarsi sulle geometrie disegnate nel riscaldamento: da anni mi mandano fuori di testa i lanci di 30/40 metri tra il secondo e il terzo portiere, a ricordarmi e ricordarci che ogni volta che grideremo “se ci fossi stato io al suo posto avrei fatto meglio” ecco… insomma… forse non è proprio vero.

La partita ha presentato un fastidioso conto da pagare, soprattutto se la squadra per cui si tifa è costretta a far entrare Vecino a cinque minuti dalla fine, cambio che ha indirizzato l'esito finale. Ma assistere ad una partita di Champions League dal terzo anello (“dalla piccionaia”, se preferite) di San Siro, con lo stadio tornato quasi pienamente in possesso del suo scettro e della sua risonanza, è sempre un’esperienza imperdibile. Da brividi.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

24 anni e un Erasmus a Madrid. Da piccolo sapevo tutte le capitali del mondo, oggi lavoro con i libri. Contrario agli anglicismi inutili, nel tempo libero mi diletto con il fùtbol e sport con la racchetta.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu