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3 min

- di Marco Bellinazzo

Considerazioni sparse post Inter-Real Madrid (0-1)


A San Siro brillano le stelline del Real e gelano un'Inter coraggiosa ma poco incisiva.


- San Siro torna a vestirsi da festa per una grande notte di Champions e si ripresenta in grande spolvero per accogliere uno di quegli ospiti per cui si ha sempre un gran riguardo. Il pubblico freme e i presupposti sono quelli di vivere una serata da ricordare, con l'Inter arrembante e un Real che fa il timido, si pulisce le scarpe e chiede quasi il permesso per pestare il prato della Scala. Alla fine però, l'Inter si avvolge sulla sua stessa carica arrembante, non trova il colpo nella sua faretra e risveglia la quiescente pericolosità di un avversario che a vincere stasera ci pensa poco, ma che se lo inviti poi non si tira certo indietro. La spunta il Real e per l'Inter, nonostante una prova convincente, la Champions rievoca subito lo stesso amaro sapore di quando a dicembre l'aveva salutata l'ultima volta;

- Nonostante il risultato stretto la partita è di quelle piacevoli, frizzanti, che si fanno guardare anche da chi non è più emotivamente vincolato alla disputa per ragioni di fede: l'Inter carica a testa bassa e prova a spingere alle corde un Real dallo status nobile ma dall'aspetto un po' interdetto. Le premesse sono le migliori per i nerazzurri, che confezionano in fretta un numero sufficiente di palle gol per surriscaldare un ambiente già effervescente. San Siro freme, sbuffa, ribolle, è una grossa pentola a pressione che sembra in procinto di esplodere se solo qualcuno gliene desse l'occasione, ma nella ripresa il saggio palleggio delle Merengues la fa lentamente sfiatare fino a congelarla con il gol di Rodrygo, che cala l'arida sentenza e si prende i 3 punti senza pietà;

- Sono proprio le giovani stelle madrilene a dare un sussulto ad un incontro che sembrava essersi accontentato dello 0-0, nel suo lento morire verso il fischio finale. A mettere il graffio è il brasiliano Rodrygo Goes, classe 2001, ma ad offrire la palla del K.O. è il nuovo talento Eduardo Camavinga, classe 2002 appena prelevato dal Rennes. In una squadra che da un paio di stagioni sembra nel bel mezzo di un lungo restyling, questi giovanissimi talenti su cui impostare il futuro sono una manna dal cielo nei pressi del Bernabeu, che ha bisogno di innamorarsi di nuove stelle. Non brilla invece Vinicius Junior, al quale sembra sempre mancare l'ultima giocata per trasformarsi dall'ammasso informe di talento che sembra oggi al fuoriclasse che vorrebbe diventare domani. Il futuro sorride ancora al Real;

- Il risultato è di quelli che ti fanno andare a dormire incazzato con gli dei del calcio, ma per l'Inter, in un freddo quanto inutile bilancio delle indicazioni, questa sera sono decisamente di più gli aspetti positivi. Il più grande di tutti porta la maglia numero 77 e non è certo l'emblema della continuità, ma contro una mediana del Real che vive di vecchi fasti giganteggia, imponendosi per quantità e qualità: il migliore in campo è Marcelo Brozovic. Bene anche Skriniar, simbolo di un terzetto difensivo che fa egregiamente il suo lavoro nel confronto con uno dei centravanti più forti in circolazione (che poi sarebbe il più forte, se in giro non ci fosse quel polacco là, del Bayern Monaco). Manca invece il timbro alle punte, che si spendono in una partita generosa ma che non mostrano quello spietato istinto killer che serve a prendersi match come questi;

- Il girone è letteralmente appena cominciato e, viste anche le altre due componenti, questo scontro sembra più uno spareggio valido per il primo posto che un vero incontro con in palio punti qualificazione. Il buon proposito per questa edizione della Champions deve essere per i nerazzurri quello di non complicarsi la vita (o più semplicemente la qualificazione) contro avversari decisamente alla portata e allora anche questa sconfitta con il Real diventerà soltanto un perdonabile inciampo nel percorso. La strada tracciata dalla squadra di Inzaghi è quella giusta e lo spirito mostrato stasera a San Siro sembra quello di chi questa volta non vuole steccare. Il vero banco di prova, paradossalmente, sarà un altro.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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