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4 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse sull'esonero di Eusebio Di Francesco


Continua la parabola discendente del tecnico abruzzese, che dopo quella notte magica di Roma-Barcellona ha collezionato 4 esoneri e sembra esser vittima e carnefice di sé stesso.


– L’Hellas Verona ha sollevato dall’incarico Eusebio Di Francesco dopo la sconfitta di Bologna, la terza in tre gare che costringe gli scaligeri al palo degli 0 punti in classifica. Per il tecnico abruzzese si tratta del quarto esonero consecutivo, dopo quelli già vissuti alla Roma, alla Sampdoria ed al Cagliari. Se quello nella Capitale era arrivato dopo 2 stagioni e qualche bella soddisfazione, le esperienze successive per DiFra sono durate un battito di ciglia, senza che il tecnico potesse portare a termine nemmeno la prima stagione a causa di risultati evidentemente sotto le aspettative. A Verona, addirittura l’esonero è arrivato dopo sole 3 giornate, ed il buon Eusebio ha preso le sembianze di Nonno Simpson che entra, appende il cappello, lo riprende ed esce immediatamente;

– La parabola discendente di Di Francesco da allenatore è drammatica ed impietosa: un inizio di vivissime speranze a Sassuolo, una semi-consacrazione a Roma con la celeberrima impresa in Champions, e poi solo grandi, enormi delusioni con Samp, Cagliari e Verona. Il peggio è che Di Fra, almeno nelle ultime tre avventure, sembra incappare negli stessi errori, riproponendo uno schema autodistruttivo per le squadre che allena e la sua carriera: nasce integralista, prova a proporre il suo calcio di chiara matrice zemaniana, salvo poi accorgersi in grave ritardo che qualcosa è da cambiare, vuoi per l’inappropriatezza dei giocatori a disposizione, vuoi per le ambizioni delle squadre che allena (non puoi rischiar di prender 4 gol a partita se devi salvarti), vuoi per la pressione portata da classifiche deprimenti.  A quel punto però solitamente è troppo tardi, la classifica piange, l’ambiente è saturo e spaventato, e cambiare in corsa significa ammettere una debolezza che la squadra e la proprietà non perdonano, e la pallina sta già scivolando veloce in discesa sul piano inclinato, come la classifica delle sue squadre: in tutte e tre le situazioni, sia sotto la Lanterna, sia in terra sarda sia tra le fila dell’Hellas (dove in realtà aveva iniziato sconfessando il suo credo già in ritiro), quel piano inclinato ha determinato l'unica risultante possibile nella sua teoria, ovvero la corsa della pallina, a velocità crescente, verso l’esonero;

– C’è una serata che rappresenta il punto più alto del climax della carriera di Eusebio Di Francesco allenatore, ed è quel celebre Roma-Barcellona 3-0 che portò i giallorossi in semifinale di Champions. DiFra ebbe per la prima volta l’intuizione tattica di sconfessare il suo celebre 4-3-3 per giocare con 3 difensori e gli esterni Florenzi e Kolarov a tutta fascia, e la Roma sconfisse i blaugrana in un match epico. Un’eresia per chi è cresciuto con Zeman, che è valsa però la serata migliore della sua carriera. L’errore è stato pensare che quella partita da episodio potesse diventare sistema: quelle sono serate da una volta nella vita, mica si possono riproporre a schema fisso. E DiFra di quella serata è diventato ostaggio, tanto da ripetere quelle scelte perdendo amaramente la semifinale qualche settimana dopo e da commetter l’errore di sconfessarsi in memoria di quella gara ogni volta che le cose non vanno come si aspetta. Nell’ultima intervista, dopo la gara di Bologna, per giustificare le sue scelte, Di Francesco ha detto: “Non voglio tornare ancora su quel famoso Roma-Barcellona, ma…” ed infatti ci è tornato, così come è vero che su quella singola partita singola tiene ancora seminari e corsi. Ecco, pur conservandone un ricordo memorabile come è giusto che sia, farebbe probabilmente bene a voltare pagina;

Se da una parte Di Francesco ha certamente le sue responsabilità, ci ritroviamo sempre allo stesso dilemma settembrino del calcio italiano: quanto è corretto esonerare un tecnico dopo 3 giornate? Se è vero che la classifica del Verona piange, è vero d’altra parte che il tempo di rimettersi in corsa non manca. E se la proprietà Hellas non pensa oggi che Di Francesco sia l’uomo giusto, è francamente difficile pensare che abbia cambiato idea in tre settimane su un tecnico che aveva scelto e contrattualizzato solo pochi mesi fa. Magari DiFra sarebbe incappato in altri errori, e allora sarebbe scattato l’esonero, o magari sarebbe stata la sua chance per ripartire: in ogni caso, tre giornate sono poche per prendere una decisione tanto tranchant ed in controtendenza con quanto scelto poco prima, ed è un’abitudine tutta italiana, totalmente inspiegabile, che riviviamo ogni settembre;

Che fine farà Eusebio Di Francesco? Quattro esoneri consecutivi sono tanti, ed il tecnico abruzzese rischia seriamente di diventare una caricatura di sé stesso, di incollarsi addosso un’etichetta che potrebbe esser letale per la sua vita lavorativa. La sua carriera sembra essere l’esempio perfetto, per errori e andamento, della teoria dei corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico: secondo il filosofo napoletano però la storia dell’individuo, diversamente da quella collettiva la può scrivere l’individuo stesso, e allora DiFra dovrebbe prendere la penna e provare a scrivere una nuova pagina, maturando come allenatore e provando a costruirsi stagioni esaltanti come quelle di Sassuolo e notti magiche come quella dell’Olimpico.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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