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3 min

- di Marco Bellinazzo

Considerazioni sparse post Bologna-Verona (1-0)


Una rete di Svanberg rompe un lungo equilibrio e lancia il Bologna, mentre per Di Francesco si mette già in salita.


- Il palinsesto della Serie A ci riserva come Monday Night un incontro non dei più attesi ma che potrebbe essere anche in qualche modo piacevole, finendo invece per non rispettare le premesse che nei primi minuti lasciavano pensare ad una partita un po' più frizzante. Il match è tirato e molto equilibrato tra due squadre che, pur nel differente modo di sviluppare il gioco, non disdegnano il possesso del pallone e costruiscono anche azioni interessanti, ma faticano a concretizzare, lasciando la partita sempre un po' bloccata. Alla fine la vince il Bologna che parte in sordina, ma esce alla distanza, dimostrandosi superiore ad un Verona un po' timido, che sembra aver già annacquato il carattere pugnace del suo vecchio allenatore;

- Nel primo tempo è la squadra di Di Francesco a guidare le danze, con trame ancora tipiche della gestione Juric, che puntano a sviluppare molto sulle fasce sfruttando le qualità degli esterni. Davanti la manovra si appoggia molto ai movimenti del Cholito Simeone, che si sacrifica tanto ma sembra essersi portato dietro la vena realizzativa dello scorso campionato, mentre Barak e Caprari provano a pungere alle sue spalle. Il Bologna si impone a sprazzi ma riceve poco dagli esterni e ribalta quindi il fronte sull'asse centrale grazie agli strappi di Soriano e alle sponde di un Arnautovic impegnato in una vera e propria scazzottata da saloon con i centrali scaligeri. Si va alla pausa sullo 0-0 e serve immaginazione per pensare ad un punteggio differente;

- La ripresa cambia un po' le carte in tavola e, come accaduto già contro l'Inter, l'Hellas, dopo una ripresa di buona intensità, cala e inizia a cedere terreno all'avversario che si prende il controllo della partita, pur senza trovare con continuità il modo di rendersi efficace. L'inerzia dell'incontro porta però gli uomini di Di Francesco a rintanarsi troppo nella loro metà campo e a subire la fisicità di Arnautovic: è lui ad offrire la sponda per il tiro di Svanberg che rompe un equilibrio di quasi 80 minuti. Il momento è fatale e segna di fatto la fine della disputa: il gol colpisce un Verona inerme che non ha più le forze nemmeno per organizzare una reazione di nervi finale e il Bologna gestisce in carrozza, creandosi addirittura un paio di situazioni per raddoppiare;

- Come spesso accade, la chiave del match è a metà campo, dove la cerniera bolognese si dimostra sensibilmente superiore al duo formato da Ilic e Tameze (il quale fa comunque decisamente meglio del subentrato Hongla). Se Svanberg decide l'incontro con il suo gol, è Nico Dominguez a dominare in lungo e in largo il centrocampo con una prova di encomiabile sostanza durante la quale l'argentino, in coppia con lo svedese, svolge un importante lavoro di schermo davanti alla difesa, fondamentale per permettersi il gran numero di interpreti offensivi schierati da Mihajlovic. I due, aiutati dal prezioso aiuto di un Soriano decisamente in palla, strappano con la forza il controllo del match al Verona e permettono di fatto ai rossoblu di prendere in mano la partita e poi vincerla alla lunga;

- Il Bologna è una formazione che ha cambiato pochissimo durante il mercato estivo e, mentre più di metà delle squadre del campionato sono alle prese con un nuovo allenatore, gli uomini di Sinisa hanno già sfruttato i meccanismi oliati per mettere a segno una buona partenza: 7 punti in 3 partite sono un buon viatico per una stagione da vivere serenamente lontani dalle zone più calde e, se i giocatori di qualità ingranano, a Bologna possono anche divertirsi. Terza sconfitta su tre per il Verona del povero Di Francesco che sembra aver già portato gli spettri delle sue nefaste ultime stagioni anche in un ambiente che scoppiava di salute come Verona sponda Hellas. Il campionato è giovane e le partite da giocare sono molte ma, se non vuole rivivere la fotocopia di Cagliari e Sampdoria, il tecnico gialloblu deve trovare il modo di invertire una tendenza che per lui dura ormai da 19 partite. E deve farlo in fretta.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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