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, 9 Settembre 2021

Considerazioni sparse sul mercato del Torino


L'ambiente granata è reduce da anni deludenti e decisamente saturo: il solito modus operandi di Cairo sul mercato ha aggravato la situazione, ma c'è la carta Ivan Juric che potrebbe sparigliare il mazzo. E ha già cominciato a farlo dalla prima conferenza stampa.


– Il Torino arriva da un biennio decisamente deludente: il dopo Mazzarri ha visto l’avvicendarsi di diversi allenatori (Longo, Giampaolo, Nicola), che però non ha contribuito a portare i granata ad una classifica consona al blasone ed alle aspettative della società. Dopo due salvezze risicate, il presidente Cairo ha deciso di nuovo per la discontinuità tecnica salutando Nicola ed affidando la panchina ad Ivan Juric, nell'intento che quest’ultimo ripeta i brillanti risultati ottenuti alla guida del Verona: una scelta coraggiosa, sia perché Nicola aveva dalla sua la rimonta-salvezza, sia soprattutto perché il profilo del tecnico croato non è certo quello di uno yes-man, come si è già potuto notare dalle prime frizioni. Per quanto riguarda la rosa, da oramai quattro anni è pressochè la stessa, ed ha alternato risultati esaltanti (preliminari di EL con il primo Mazzarri) ad ultimi anni di patimenti: i nomi in entrata ed in uscita non sembrano aver cambiato più di tanto la fisionomia di una squadra che sulla carta dovrebbe stare a centro-classifica, ma nelle ultime due stagioni, di fatto, si è salvata all’ultima giornata;

- Partiamo dalle buone notizie, che arrivano sostanzialmente dalla permanenza di alcune importanti nello scacchiere granata.  La società del presidente Cairo è riuscita a non cedere alle lusinghe del mercato su alcuni “big” o presunti tali: Bremer, Mandragora, Izzo, Sanabria e Ansaldi sono giocatori che, qualitativamente, possono offrire un apporto decisivo nei momenti di difficoltà della squadra. Alcuni giocatori rimasti in rosa inoltre sono da resuscitare calcisticamente, ma in passato hanno dimostrato versioni di sé migliori di quelle attuali: se Ola Aina, Linetty, Rodriguez e Zaza tornassero a prestazioni decorose, con le loro qualità tornerebbero utilissimi alla causa granata. Senza dubbio la permanenza che fa più rumore è quella di Belotti che, nonostante sia stato accostato più volte a club più importanti, ha scelto di proseguire la sua avventura in granata: il Gallo è però in scadenza e ancora non ha accettato un rinnovo che, se arrivasse, lo consacrerebbe come una vera e propria bandiera;

- La nota dolente è che il mercato granata in uscita ed in entrata ha seguito lo stesso, immutabile, copione delle ultime estati: il modus operandi di Cairo, fatto di cessioni, immobilismo, trattative bloccate, prestiti all'ultimo istante ed oggetti misteriosi è stato lo stesso anche in questa sessione. Dopo le immediate ed importanti partenze di alcuni pezzi pregiati come Sirigu, Meitè e Nkolou ha regnato sovrana un'attesa snervante, che non ha fatto registrare alcun ingresso (eccetto il prestito di Pjaca e l'oggetto misterioso Warming). Qui si è collocato però il primo vero “strappo” del neo-tecnico Juric, che dopo uno sfogo in conferenza stampa senza peli sulla lingua ha “indotto” la società ad accelerare, portando sotto la Mole ben 4 acquisti in extremis, di cui 3 all’ultimo giorno utile (Praet, Pobega, Zima, Brekalo). Preaet e Pobega dovrebbero rafforzare il centrocampo (vero tallone d'Achille dell'ultima stagione) e si sono già affermati nel nostro campionato, mentre Zima e Brekalo sono due giovani interessanti, ma il cui valore in Serie A è tutto da dimostrare. Di certo nessuno di questi ha l’hype necessaria per scaldare i cuori della gente granata. Tirando le somme, tra partenze, conferme ed arrivi il mercato granata non sarebbe nemmeno malaccio, ma per quanto riguarda le tempistiche è gravemente insufficiente;

- Un fattore da non sottovalutare, però, è quello ambientale: il termometro della passione a Torino sponda granata è, ad oggi, ampiamente sotto lo zero. L’insoddisfazione generale è certificata da un dato sconfortante: il Torino è il club che nell’ultimo anno ha perso, in percentuale, il maggior numero di tifosi allo stadio in Italia (-12%). Quella tifoseria nota per la sua passionalità sembra esausta, dopo anni di magra: se da una parte Cairo salvò il Torino dal fallimento e ad oggi sventola come vessillo lo scudetto del bilancio, è anche vero che in 15 anni di presidenza non è mai stato in grado di far fare un salto di qualità alla squadra ed alla società. La contestazione è al suo culmine: l’Olimpico Grande Torino deserto e senza striscioni è l’emblema dello scoramento di un popolo che solo due estati fa quello stesso stadio lo riempiva per il playoff di Europa League contro il Wolverhampton. La vera scommessa sarà riaccendere una fiamma che riscaldi l’ambiente, e ad oggi lo 0 alla voce punti in classifica non aiuta: il pubblico granata potrebbe pesare come un vero acquisto se le cose andassero bene, ma trasformarsi in un enorme fattore limitante se invece l’andazzo rimanesse lo stesso delle ultime due stagioni;

- Insomma, l’uomo chiave del mercato granata è indubbiamente Ivan Juric, perché la scommessa di costruire su queste macerie, tecniche ed ambientali è stata fatta su di lui, e ha il sapore di un all-in. Gli scenari possibili per la stagione granata son due, dipendenti in larga misura proprio dalla mano del tecnico croato. Nella più ottimistica delle ipotesi, con un lavoro martellante, Juric riuscirà a costruire un Toro solido e battagliero, recuperando pedine in cerca di rilancio (Pjaca, Praet, oltre ai già citati Ola Aina, Linetty Rodriguez), dando lustro a qualche giovane (Singo, Brekalo, Pobega), sfruttando le abilità dei giocatori più validi (Belotti, Mandragora, Bremer, Izzo, Ansaldi): se riuscisse in questa impresa, i granata avrebbero le carte in regola per giocarsi un posto in Europa fino alla fine. Nella versione più pessimistica invece Juric non riesce a far riemergere il Torino dalle sabbie mobili, e la squadra incappa in una serie di risultati insoddisfacenti: a quel punto sbotta ancora una volta per un mercato non all’altezza e rompe con Cairo, lasciando i granata a metà stagione nei bassifondi alla ricerca di un traghettatore per inseguire la salvezza, come è avvenuto nelle ultime due stagioni.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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