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Considerazioni sparse sul mercato del Napoli


Un pezzo che fino al 31 agosto non avrebbe dovuto vedere la luce: Zambo Anguissa mi ha risparmiato l'ebbrezza di tentare l'impresa - mai riuscita neppure a Flaubert - di scrivere un romanzo sul nulla.


- Finalmente arriva la chiusura del mercato più triste della storia: la crisi è uno spettro pesante che aleggia sul calcio italiano, nessuno ha soldi e più o meno tutti sono costretti (chi più, chi meno) a operare dei tagli qua e là, sacrificando i pezzi pregiati. Niente però è stato nemmeno lontanamente frustrante quanto il non mercato del Napoli: Giuntoli si è ritrovato con i rubinetti completamente chiusi, con pochi fondi per rinforzare la squadra e ancor meno idee. Dicono che i sogni sono gratis, ma alle pendici del Vesuvio anche quelli son sembrati fuori budget;

- In quest'atmosfera da fine impero, dove avrebbero fatto comodo anche i 10 euro disprezzati da Conte anni fa (coi quali almeno un panino con la mortadella è garantito) i volti nuovi rispetto alla passata stagione, oltre a un esercito di cavalli di ritorno che si spera di valorizzare, sono Juan Jesus - arrivato a parametro zero dopo la bellezza di 16 presenze negli ultimi due anni romani (roba da chiedere immediato aiuto al più famoso omonimo) - e il camerunense Zambo Anguissa, calciatore tutto da scoprire proveniente in prestito dal Fulham retrocesso in Championship;

- A proposito di cavalli di ritorno, sono addirittura quattro (sarebbero stati cinque, ma nelle ultime ore di mercato Gaetano è andato per la terza volta consecutiva in prestito alla Cremonese) i calciatori di proprietà dei partenopei tornati alla base dopo anni di prestito in giro per l'Italia o l'Europa e alla fine rimasti a giocarsi le loro chances: di questi, l'unico degno di nota è Ounas: in azzurro dal 2017, che sia la volta buona perché si ritagli finalmente il suo spazio nella galassia partenopea?;

- Se nessuno arriva, di contro va sottolineato che nessuno è andato via: sono ancora qui i nomi grossi degli ultimi anni napoletani, residui di un'epoca ormai lontana in cui il Napoli è arrivato a pochi centimetri dalla vetta. Resta al suo posto Koulibaly, per il quale non sono servite le catene promesse dal tecnico Spalletti, soprattutto resta Insigne, capitano e centro emotivo della squadra, fresco campione d'Europa, in odore di cessione per pochi milioni per tutta l'estate. Non c'è ancora il rinnovo, cosa mai positiva nel calcio, specialmente quando l'altra parte in causa è uno come De Laurentiis, ma limitandoci al solo campo è fondamentale che la squadra non abbia perso il suo principale leader tecnico e carismatico, quello attorno al quale Spalletti è chiamato (contratto permettendo) a ricostruire il suo Napoli;

- Un mercato da 5, insufficiente ma non in maniera grave: la mancata cessione dei pezzi pregiati è sì un'ottima conquista (basti vedere cosa si è stati costretti a fare a Torino e a Milano), ma la squadra resta gravemente incompleta. Per il quarto anno consecutivo infatti la casella terzino sinistro è occupata dal solo Mario Rui - calciatore certamente generoso ma con evidenti limiti tecnici, fisici e caratteriali che gli impedirebbero di essere un titolare in una squadra dalle grandi ambizioni - con Ghoulam che ormai sembra il Godot di Beckett, che aspettiamo una vita intera senza mai arrivare. Un errore questo imperdonabile, essendoci anche l'aggravante della recidiva, che fa passare in secondo piano altre due lacune importanti, ovvero quelle di un mediano di ordine e quantità (alla luce della lungodegenza di Demme il solo Anguissa non basta) e di un centrale difensivo cerebrale bravo nell'uscita del pallone, fondamentale nei quali sia Koulibaly che Manolas difettano.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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Un estratto dell'articolo su Maurizio Zamparini che trovate nel nostro magazine.
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