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3 min

- di Marco Bellinazzo

Considerazioni sparse post Italia-Lituania (5-0)


In una piacevole passeggiata di fine estate, l'Italia mette in mostra i giovani e ritrova una vittoria agevole ma importante.


-Vero, la Lituania non è esattamente un colosso e l'impegno di Reggio Emilia non è proprio di quelli che si definiscono insidiosi, ma i 3 punti che ottiene l'Italia stasera sono molto più importanti di quello che possa dire una partita dalla carica agonistica appena superiore ad un picnic. I due pareggi nelle prime due partite da campioni d'Europa, oltre a complicare notevolmente la situazione di classifica del girone, avevano inevitabilmente annacquato quell'onda di entusiasmo ancora residua da un'estate gloriosa, creando anche qualche preoccupazione, probabilmente ingigantita dai traumi di venturiana memoria che aleggiano nei meandri della nostra psiche, ancora non del tutto risolti. Avevamo bisogno di vincere, di segnare tanto, di sentirci belli, bravi ed efficaci. Non importa altro;

-Complice tanto un calendario inutilmente intasato, quanto la diaspora degli Azzurri dal ritiro di Coverciano (la correlazione trovatela da voi), Mancini dà fondo a tutte le sue risorse e mette di fronte ai nostri timidi avversari una formazione ampiamente rimaneggiata. La scelta più che logica sortisce i suoi effetti e la voglia di dimostrare, soprattutto dei giovani ma anche di chi ha avuto meno spazio durante le ultime uscite, porta l'Italia ad aggredire sin dall'inizio la partita, a sbloccare presto e a far felici le tanto sospirate esigenze di differenza reti, immancabilmente sottolineate nella telecronaca ammiraglia. Facciamo gol in tutti i modi: tirando, crossando, calciando fuori di metri. Facciamo anche quelli che non abbiamo fatto domenica e giovedì scorso;

-Il protagonista della serata si chiama Giacomo Raspadori che nel suo stadio, davanti al suo pubblico, gioca titolare e disputa una prova di qualità partendo da centravanti ma svariando a suo modo su tutto il fronte d'attacco e impreziosisce la sua serata anche con il suo primo gol (e mezzo) in maglia azzurra. Se Raspadori prende la copertina, anche Moise Kean non è da meno: scartato ad un passo dall'Europeo per motivi di scarso impegno, il neo juventino sembra voler dire a Mancini in tutti i modi di aver assimilato la lezione, prodigandosi in una prova di grande intensità nella quale segna due gol di cui uno splendido in tandem con Bernardeschi. Come detto, la prova non era delle più complicate ma, di questi tempi, due punte giovani in gol non sembrano proprio un brutto affare;

-Una partita del genere è buona per valutare anche le potenziali alternative ai fedelissimi che hanno portato Mancini sul tetto d'Europa. Bene cominciare a vedere Bastoni al centro della difesa, già tra i prescelti del CT ma poco spesso impiegato da titolare, cosa a cui nel prossimo futuro dovremo auspicabilmente cominciare ad abituarci anche su impegni più massicci. Ottimo l'ingresso di Davide Calabria, pur nell'insolita posizione di laterale sinistro, che può spingere almeno a fare delle riflessioni sulle gerarchie alla voce "terzini", soprattutto dopo le incertezze mostrate da Di Lorenzo anche domenica in Svizzera. Buono anche l'ingresso di Castrovilli e le prove di Pessina e Cristante a centrocampo. Mancini ha il materiale per dare ancora continuità al suo lavoro;

-Nel frattempo, su un altro campo, arriva un risultato che cambia ancora gli equilibri del girone e che ci insegna molto anche su noi stessi: è lo 0-0 della Svizzera in terre britanniche, che sta lì a dirci che siamo fenomenali ad esaltarci quando le cose vanno bene, ma altrettanto rapidi a creare psicodrammi appena si avverte un rumorino sinistro. Siamo reduci da grandi successi, ma dietro l'angolo si nascondono ancora gli scheletri di cocenti delusioni: oggi però è un giorno nuovo e, come ieri e un po' più di ieri, siamo pienamente i padroni del nostro destino. E la direzione è quella giusta, perché a questi Mondiali vogliamo esserci. Dobbiamo esserci.

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Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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