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17 min

- di Luca Ramberti

Se le 20 squadre di Serie A fossero 20 rapper italiani


Il calciomercato si è concluso, le squadre si sono ufficialmente formate, i giochi sono fatti, i dadi tratti e un sacco di altre similitudini che ci fanno capire che oramai indietro non si torna. E’ tempo quindi di giudizi, ma anziché dare i soliti e scolastici voti ai direttori sportivi, su grande richiesta di nessuno, con un trip pazzesco e assolutamente immotivato andremo con questo articolo a paragonare le 20 squadre di serie A a 20 artisti rap della scena italiana.


Nota bene per i "rappuristi": dare alla definizione di artisti rap la sua più ampia accezione del termine. Su grande richiesta di nessuno verrà anche dato alla squadra in questione un epiteto conclusivo usando il titolo di una canzone del rapper associatole.

Bello? Non ne siamo sicuri. Utile? Assolutamente no.

ATALANTA = SFERA EBBASTA

Giovane, di successo, macchina da soldi, odiato da chi non riesce a fare ciò che a lui riesce, rispettato dal resto dei colleghi. Prendete la descrizione di Sfera Ebbasta e ribaltatela sull’Atalanta. Calza a pennello. Sfera Ebbasta ha fatto scuola, lanciando in Italia un genere – la trap – che ora è stato sdoganato e imitato da tanti che non sono però riusciti a bissare i numeri del suo capostipite.

Il modello Atalanta è riuscito oramai ad imporsi nel calcio a suon di successi: giovani talenti portano risultati al club, poi portano soldi, che serviranno ad acquistare nuovi giovani talenti, che porteranno nuovi soldi per acquistare nuovi giovani talenti e così via. Qualsiasi cosa tocchi la Dea diventa oro, come qualsiasi cosa tocchi Sfera diventa di Platino. Prendere Romero dalla Juventus a 20 Milioni e rivenderlo dopo un anno al doppio ne è la prova, specialmente se lo sostituisci con Demiral, un giocatore che ha tutte le carte in regola per seguire lo stesso identico percorso del suo predecessore. “RICCHI PER SEMPRE”

BOLOGNA = INOKI

Nella vita tutti cambiano: le persone, le cose, i rapper, le squadre di serie A, tutti. Tranne il Bologna e tranne Inoki. Il parallelismo poi viene ancora più spontaneo visto il legame che c’è tra il rapper e la città bolognese. Il rap italiano negli ultimi 20/30 anni è cambiato tantissimo, e con lui i suoi interpreti. Tra questi non c’è Inokiness, simbolo di un rap old school che sembra non esserci più e rimasto coerente con ciò che è sempre stato. Scelta che gli ha fatto perdere visibilità, fama e probabilmente anche un mucchio di soldi.

Ci avete fatto caso che è un po’ quello che sta succedendo al Bologna? Non sta più cambiando nulla o quasi, stesso progetto tecnico, stessi giocatori, stesso potenziale ogni anno. Squadra da salvezza più o meno tranquilla che non può puntare ai grandi palcoscenici. Come Inoki ha la sua piccola fetta di pubblico che non l’abbandonerà mai ma ha pochissimi fan “a tempo determinato”, allo stesso modo il Bologna può contare sull’affetto dei propri tifosi ma difficilmente questa squadra piacerà agli spettatori. E’ una questione di appeal: come è vero che sia più facile trovare un non-fan andare al concerto di Sfera Ebbasta piuttosto che di Inoki, allo stesso modo un non tifoso guarderebbe più volentieri una partita dell’Atalanta piuttosto che del Bologna. Bisogna superare la paura di osare e rinnovarsi, altrimenti sarà sempre notte fonda. “BOLO BY NIGHT”

CAGLIARI = JACK THE SMOKER

Paragone piuttosto di nicchia per i non rappofili, ma tutto sommato calzante. Ogni anno il Cagliari per un motivo o per l’altro stecca la propria stagione, nonostante ciò però i sardi sono in grado ogni anno di tirare fuori dal cilindro qualcosa di buono. Un anno scoprono Nainggolan, poi lanciano Barella, prendono Godin, Nandez, senza arrivare a scomodare gli anni d’oro dei vari Suazo, Esposito Langella eccetera eccetera eccetera. Delle belle mine insomma, come sono belle mine punchlines del tipo “non c’è pace come ai tempi quando il rap univa / io crudo come il Medioevo quando il re puniva” oppure “magari tu eri il primo, tipo io l’ottavo / ma adesso sono il primo perché io lottavo”, scritte entrambe da Jack the Smoker. E allora perché nessuno conosce Jack The Smoker se tira fuori queste perle? Evidentemente pecca in qualcosa. Voce? Carisma? Manager? Immagine?

State sicuri che quando il Cagliari e Jack the Smoker scendono in campo qualcosa di buono lo tirano sempre fuori, ma difficilmente li vedremo fare il definitivo salto di qualità. Il potenziale c’è, bisogna trovare quel quid che manca e lavorarci su. “IO PUO’"

EMPOLI = MECNA

Mecna è un rapper sottovalutato, affermato ma non mainstream, diciamo per palati fini. Stesso discorso vale per quest’Empoli. Nelle canzoni di Mecna non sentirai parlare di cash, di grosse firme, di ostentazione, ma si concentra su se stesso, su cosa gli succede e su cosa deve far per sopravvivere a ‘sto mondo. Stesso discorso vale per quest’Empoli. Nella rosa dell’Empoli non leggerai grandi nomi, nessuna vecchia gloria che strappa l’ultimo contratto della carriera, nessun budget sforato per un ingaggio eccessivo, nessun costo di cartellino elevato. Ma c’è logica, tanta logica. E poi c’è il talento, in Mecna così come nell’Empoli.

Per chi non conosceva questo rapper, così come per chi non conosceva la neopromossa squadra toscana, siamo sicuri che rimarrà piacevolmente colpito da entrambi i progetti. “PAZZO DI TE”.

FIORENTINA= NITRO

Fiorentina e Nitro sembrano avere poche cose in comune, ma facciamo un passo indietro.

Nella scena rap italiana ci sono della gerarchie piuttosto ben definite, possono piacere o non piacere, ma per status i big della scena sono i vari Guè Pequeno, Marracash, Fabri Fibra, Salmo etc. Poi ci sono i rapper di un gradino sotto, i primi dietro i big, che hanno il rispetto della scena ma a cui manca qualcosa per essere associati al top insieme ai più illustri colleghi e parliamo di Nitro, Gemitaiz, etc. Ecco qui che la metafora inizia a prendere forma. Dopo le cosiddette 7 sorelle considerate un gradino sopra le altre, la prima tra le seconde linee è senza dubbio la Fiorentina.

La squadra più forte del campionato a non giocare una coppa internazionale. Ed attenzione perché lo status va difeso a suon di prestazioni: così come Marracash perse un po’ di punti nella sua medio-lunga pausa tra i suoi ultimi due Album (3 anni se si conta Santeria in co-op con Gué, 4 anni se consideriamo i dischi da solista), salvo poi ribadire la propria leadership con l’uscita di Persona, allo stesso modo la Fiorentina è pronta ad approfittare di un periodo di pausa di qualche squadra per scalare le gerarchie. Nitro e la Fiorentina sono ad un passo da scalare quell’ultimo gradino, che sia la loro stagione “OKAY?!”

GENOA = BABY K

Il paragone è molto semplice: per un anno non succede assolutamente niente, poi arriva il tormentone estivo che nella musica coincide con il pezzo dance di Baby K e nel calcio con il mercato frenetico del Genoa. Dopo un Giugno e Luglio assolutamente statici nella testa del presidente Preziosi scatta lo “Yo! Baby K!” mattissimo e via a comprare quindici giocatori in 3 giorni. Fare i matti ad Agosto per svivacchiare il resto dell’Anno. Baby K ed il Genoa ne sono i maestri indiscussi. Nell’ultima settimana la voce acquisti del Genoa è passata “DA ZERO A CENTO”

HELLAS VERONA = MONDO MARCIO

Aldilà del gioco di parole (che comunque se volessimo essere estremamente cattivi potrebbe essere anche un pelino calzante) che paragona l’universo Hellas Verona ad un Mondo Marcio, in realtà qui la metafora è più sottile e meno cinica. Per chi scrive Mondo Marcio fu quasi un bimbo prodigio, che tra i 16 e 17 anni usciva col suo album autoprodotto “Mondo Marcio” mentre i suoi coetanei cercavano di battere le Lega Pokemon, attirando le attenzioni di uno dei big della scena rap del tempo, Bassi Maestro, che lo prenderà sotto la sua ala aiutandolo nella realizzazione dell’album “Solo un Uomo”. Due album inarrivabili nello stile e nei testi. Da lì un lento ma costante declino in termini di street-credibility che lo hanno reso ad oggi un rapper piuttosto “solo”, non cercato dai big per dei featuring, ma neanche dai meno big. La sua carriera magari in termini di fatturato è migliorata, il disco con Mina è sicuramente una milestone che fa curriculum, ma il downgrade all’interno della scena è stato evidente.

Il Verona di quest’anno, dopo due anni in grande stile, rischia di fare lo stesso percorso. In passato si era “autoprodotto”, compiendo due miracolose salvezze (pure piuttosto comode col senno di poi) a budget 0. Il primo anno ti salvi spendendo praticamente nulla sul mercato, vendi gli artefici della salvezza Amrabat, Rrahmani, Kumbulla e riparti da altri talenti autoprodotti come Zaccagni, Lovato & Co salvandoti nuovamente. Poi il grande salto di carriera, per diventare più “commerciali”. Via Juric, dentro un allenatore più pop come Di Francesco, via di nuovo tutti i gioielli ma stavolta l’autoproduzione di talento sembra essersi inceppata, si cambia filosofia e si punta su giocatori navigati come Lasagna, Kalinic, Caprari. Il problema è che forse sono fin troppo navigati, forse qualcuno di loro è già rottamabile. Anche in questo caso, la percezione è che il downgrade rispetto al passato sia evidente e la retrocessione del proprio status possa diventare più che un semplice timore. “NON SO VOLARE”

Curiosità: il giro di chitarra di Non so Volare è stato preso da Anna di Lucio Battisti. Perla.

INTER = LAZZA

Tra i rapper della New Wave Lazza è sicuramente il candidato principale per arrivare ad ottenere un posto tra i top rapper della scena insieme ai già citati Gué Marra & Co. Non è solo questione di fare bene un album, per imporsi al top ed essere riconosciuti come tali bisogna avere anche un certo carisma, avere qualcosa da dire, essere interessanti, avere un certo background di fondo. Allo stesso modo in fin dei conti l’Inter non poteva che essere l’unica squadra per status (insieme al Milan che però le era più indietro in termini di progetto) a potersi imporre al top e spezzare l’egemonia della Juventus. Napoli e Roma hanno avuto annate clamorose, facendo squadre fortissime, ma ad entrambe è mancato un po’ quel background di fondo che nel calcio si traduce nei termini “Società”, “piazza”, “mentalità”.

Lazza è emerso facendo un certo tipo di rap, ed è esploso completamente facendo un album piuttosto diverso in termini di sonorità rispetto a ciò che ci aveva fatto sentire precedentemente. Un album sicuramente non commerciale, ma più vendibile, che lo ha fatto vincere due volte, perché ha fruttato tanto in termini di guadagno, senza però fargli perdere la sua credibilità ma anzi migliorandola. L’Inter di quest’anno, con un mercato intelligente, punta anch’essa a vincere due volte: rimanere competitivi dopo aver incassato tanto dal mercato. Merito del migliore dirigente sportivo italiano e tra i migliori d’Europa: Beppe Marotta. “RE MIDA”

JUVENTUS = J-AX

“Eri meglio prima”. Questo è il pensiero che accomuna i fan di J-Ax con i supporters della Juve. Gli Articolo 31 hanno segnato un solco importantissimo per la scena rap italiana, diventando talmente grandi che, come tutte le entità così mediaticamente forti, erano amatissimi o odiatissimi. La Juventus è un po’ la stessa cosa riportata nell’universo Calcio.
J-Ax continua a macinare numeri che solo i grandi nomi possono vantare, dopo una carriera veramente ricca di soddisfazioni e un’età per la quale le priorità cominciano forse ad essere altre, la sensazione è che ormai vada avanti per inerzia, sfruttando ciò che si è col tempo e col lavoro guadagnato negli anni per ottenere il massimo rendimento con uno sforzo più contenuto. Sembra un po’ quello che ultimamente sta succedendo alla Juventus, che ha avuto la bravura e la lungimiranza di far durare il suo periodo di splendore per un tempo enorme per quelli che sono i cicli nel calcio, ma che a un certo punto si è un po’ specchiata e piaciuta troppo, pensando di poter ottenere il massimo con uno sforzo minimo (o comunque inferiore) e sbagliando qualche scelta.

Non occorre parlare del successo o meno del progetto Ronaldo, ma è necessario fermarsi all’ultimo mese del portoghese alla Juventus. E’ stato fatto un mercato fortemente condizionato dalle scelte di un’unica persona, che sarebbe dovuta essere il Direttore Sportivo ma che invece è stata un calciatore. Proprio come la fine degli Articolo 31, storia finita tra soggetti terzi, avvocati e tanti rimpianti. Ed ora ciò che rimane a molti fan di J-ax e della Juventus è un malinconico “Sei forte, ma eri MEGLIO PRIMA”.

LAZIO = MASSIMO PERICOLO

Esploso all’improvviso con un paio di canzoni dal budget più che limitato, puntando tutto sulla sostanza del prodotto e non sulle sovrastrutture, Massimo si è guadagnato rispetto e credibility da parte di colleghi ed addetti ai lavori. La Lazio sotto questo aspetto è la squadra più Massimopericolante della Lega. Dal ciclo Inzaghi la squadra ha iniziato un processo di crescita costante e con dei budget veramente contenuti, arrivando a piazzarsi costantemente sotto le primissime posizioni in classifica.

Finito il ciclo Inzaghi e iniziato il ciclo Sarri la musica sembra non essere cambiata, nel senso che il budget rimane sempre limitato rispetto alla concorrenza, ma la scalata alla vetta sembra poter continuare. Anzi, se ci fermassimo a guardare le prime battute di questa annata questa Lazio sembrerebbe essere un’ulteriore evoluzione della precedente e sembra che abbia raggiunto il suo livello di MASSIMO PERICOLO per le avversarie. Competere con gli altri disponendo di meno risorse ma di tanto talento, è un percorso difficile ma che può premiare. “SABBIE D’ORO”

MILAN = FABRI FIBRA

Fabri Fibra è un colosso della scena rap italiana e se determinate skills come punchlines, testi e beats rappresentano la regola per raggiungere il successo lui ne è certamente l’eccezione. A differenza di suoi colleghi pariruolo come Marracash (maestro della scrittura), di Gué (primo per rap attitude) Fibra non ha una top skill realmente riconoscibile, ma è stato comunque in grado di raggiungere le vette che ha raggiunto. Nessuna top skill, ma tutte skills proprie: ha una propria scrittura, una sua particolare attitude, un suo flow distintivo. Probabilmente preso singolarmente si riesce a trovare un rapper che lo superi in specifiche qualità, ma difficilmente troverai qualcuno che lo superi nel suo insieme.

Il Milan è un po’ questo, una squadra che ha fatto del suo insieme la sua forza, probabilmente non ha costruito il centrocampo più forte, l’attacco più prolifico, o la difesa che subirà meno goal, ma nell’insieme sarà difficile da battere. Senza eccellere in niente ha raggiunto le vette della Serie A sedendosi di fianco a squadre con skills migliori delle sue. “APPLAUSI PER FIBRA”

NAPOLI = GEOLIER

Ci sono 19 squadre di Serie A e poi c’è il Napoli. Una piazza troppo diversa dalle altre per essere trattata allo stesso modo. Una delle poche città (l’unica?) totalmente identificata in un’unica fede, senza veri derby cittadini, senza un’eterogeneità di tifo. Napoli tifa il Napoli, e quindi il Napoli è giusto che venga rappresentato da un rapper napoletano.

Non Clementino, non Rocco Hunt, non Luchè, ma Geolier. Geolier è il nuovo che avanza ed ha le carte in regola per raggruppare in un unico rapper le qualità degli altri 3 colleghi. Un misto di stile underground di Luchè, di napolitanità pura di Clementino e di capacità di arrivare al grande pubblico di Rocco Hunt. Ancora è un progetto non realizzato ma in fase di realizzazione, come il Napoli di Spalletti che ha ereditato quanto di buono c’era nei precedenti Napoli e che cercherà di migliorarlo arrivando dove nessuno è riuscito: lo scudetto. Geolier ha detto che nella vita è meglio incutere paura che avere il rispetto altrui, e forse è proprio quello che è mancato al Napoli qualche anno fa per strappare lo scudetto alla Juventus. La Juventus rispettava quel Napoli più di quanto lo temesse, il Napoli forse viceversa. La figura di Spalletti dovrebbe trasmettere quella mentalità geolieriana con l’intento di riportare il Napoli ai fasti di un tempo. “M' MANC”

Qui dove Geolier spiega la differenza tra avere rispetto e paura

ROMA = DARK POLO GANG

<< “Lei è fidanzata”. Quindi? Anche nel calcio esiste il portiere, ma ciò non significa che io non possa segnare >> cit. Tammy Abraham. Ma quanto cazzo è british il nuovo attaccante della Roma? Lui Zaniolo ed El Shaarawy rappresentano il triplo 7 di Roma, con quel vecchio volpone di Mourinho che dirige l’orchestra. La Roma negli ultimi 10 anni è sempre stata (con qualche alto e basso) una squadra competitiva, quello che le mancava era probabilmente un ultimo passo, un top player che portasse carisma esperienza e credibilità. Non è arrivato in campo ma in panchina.

Tralasciando tutti i discorsi sulle dubbie doti tecnico/tattiche di Mourinho e sul fatto che ormai abbia già vissuto la sua parte migliore di carriera, ci sono doti intrinseche che non potranno mai cambiare ed è indubbio che in termini di leadership e carisma Mourinho faccia ancora scuola. La Roma dei giovani è quindi perfetta per Josè, ma è vero anche il contrario. Stesso discorso vale per la DPG e Sick Luke. La DPG ha dimostrato di saper fare bei progetti anche senza il suo producer di fiducia, così come Sick Luke ha realizzato bei album per altri artisti (Neverland di Mecna per esempio) ma è inevitabile notare come gli uni traggano e diano il meglio dall’altro e viceversa. Possono fare bene in altre realtà, ma assieme si esaltano a vicenda. Stesso discorso per la Roma e Mou, la sensazione è che Josè dopo un filotto di esperienze piuttosto negative avesse bisogno proprio di una piazza come Roma per esaltarsi, e al contempo la Roma necessitasse di un buon “producer” per poter esaltare il talento dei propri piskelletti dark. “SPORTSWEAR”

SALERNITANA = DJ TREEPLO

Ma che è ‘sta cafonata?! L’altra squadra di Lotito sale in serie A contro ogni previsione (anche quella del presidente stesso) e si è dovuto ricorrere ad un trust temporaneo di emergenza per potersi iscrivere al campionato. Non riuscendo a vendere ad una persona fisica reale con un nome un cognome ed un volto, la Salernitana appartiene temporaneamente a dei responsabili di banca guadagnando ulteriori 6 mesi di tempo per sgarbugliare la questione. Nel frattempo però le ambiguità sono evidenti e inevitabili. Prima tra tutte la mossa loschissima di Cedric Gondo, che a mercato terminato si svincola dalla Lazio per accasarsi proprio alla Salernitana (dove era già stato in prestito in Serie B).

Inoltre a Novembre Lazio e Salernitana si troveranno avversarie e siamo sicuri che la diffidenza di emergerà imperterrita al primo episodio dubbio a favore. In tutto questo enorme caos burocratico non riusciamo a toglierci dalla testa la figura di un ipotetico presidente della Salernitana con la faccia di Lotito con un parrucchino biondo e un baffo mal incollato alla Dj Treeplo, il dj inventato da Salmo per permettergli di realizzare in pace il suo concerto ad Olbia senza attirare le attenzioni dei media usando il proprio nome. Sicuramente le buone intenzioni ci sono tutte ma la questione andava assolutamente gestita meglio e prima. “WOAW”

SAMPDORIA = TEDUA

Premessa: dobbiamo scusarci con Tedua perché aldilà del collegamento con le sue origini Genovesi, l’associazione tra lui e la Samp deriva da un luogo comune che si porta dietro da sempre: “Mi sembra bravo a rappare ma non si capisce quel checcazzo dice”. Anche la Samp a fine mercato dà sempre le sensazione che il suo lo abbia fatto, ma non si capisce mai quel checcazzo combina. Per due mesi e mezzo è rimasta immobile sul mercato, perdendo Jankto, Keita, Tonelli, Caprari. Poi si sveglia e all’improvviso e si porta a casa Caputo, Ihattaren e Dragusin e tu rimani un po’ stordito perché non hai capito bene cosa sia successo, però la sensazione è che tutto sommato il suo l’abbia fatto. La Samp e Tedua: entrambi rischiano di andare fuori tempo, ma alla fine non ci vanno mai. “VERTIGINI”

SASSUOLO = SHADE

E’ da un po’ di tempo che il Sassuolo ha intrapreso una filosofia piuttosto chiara: replicare (in scala 1:5) il modello Atalanta, puntando sui giovani (della primavera e non), valorizzandoli e rivendendoli a buone cifre così da continuare a sviluppare giovani da valorizzare. Ed ecco che una società già ricca è riuscita ad arricchirsi e crescere ulteriormente facendo buone vendite estate dopo estate. I vari Acerbi, Vrsaljko, Zaza, Politano, Sensi, Locatelli hanno creato belle plusvalenze ai neroverdi, senza però perdere troppa competitività e ritrovarsi a far fronte a pericolose lotte salvezza.

Più o meno nello stesso periodo in cui il Sassuolo vendeva di anno in anno i propri talenti il buon Shade ha seguito lo stesso percorso, commercializzando al meglio la propria musica e vendendo di anno in anno sempre meglio i propri brani fino a realizzare dei veri e propri tormentoni estivi. Non avranno ancora i ricavi dell’Atalanta (così come Shade non ha ancora le vendite di Sfera Ebbasta), ma Berardi, Boga, Raspadori e Scamacca rappresentano il presente della società ed anche le future importanti plusvalenze di Luglio. “LA HIT DELL’ESTATE”

SPEZIA = BORO BORO

In pochi hanno grosse aspettative dallo Spezia quest’anno, così come in pochi conoscono e/o apprezzano Boro Boro. Ciò che accumuna la squadra ligure e il (t)rapper torinese è però aver pescato già in passato il jolly dal mazzo. Boro Boro dopo una non fortunata comparsata a X-Factor, ha visto la sua carriera svoltare inaspettatamente col brano “Lento” capace di fare più di 84.000.000 di ascolti su Spotify ricordando un po’ lo Spezia dello scorso anno capace di salire in serie A da non favorito e soprattutto di pescare il Jolly salvezza contro ogni pronostico.

Per entrambe le realtà ora il difficile sarà ripetersi, Boro Boro non è ancora un artista che può permettersi di dire “ce l’ho fatta” ma deve continuare a tenere alzata l’asticella per affermarsi nel tempo, e lo Spezia seppur cambiando poco a livello di squadra (ma cambiando l’allenatore e non è un dettaglio da poco) non può pensare di partire favorito rispetto alle neopromosse. Un jolly non basta per salvarsi, ora arriva il difficile. “FALLO”

Il Jolly di Boro Boro

TORINO = NERONE

Il Torino degli ultimi anni, ma in particolare quello di quest’anno è una squadra che ha i colpi per battere una grande in una partita secca, rispetto alle pari ruolo probabilmente il Torino ha qualche arma in più per battere un’Inter piuttosto che (ad esempio) un Genoa. Eppure probabilmente lo stesso Torino ha più probabilità di perdere contro un Venezia rispetto ad un Genoa. Si chiama essere in un limbo: si hanno i colpi per poter fare ottime cose ma non si è sufficientemente completi per farlo con continuità e, anzi, forse si è più vicini all’anonimità che al successo. Lo stesso si può dire di Nerone, tecnicamente validissimo, tra i top in Italia nel freestyle, ma mai capace davvero di dare continuità di risultati al proprio talento e salire di livello.

Per fare il salto di qualità sembra che manchi qualcosa, ma forse lui è questo e i suoi colpi saranno destinati ad essere degli ottimi rari colpi in una cartucciera di colpi solamente mediamente discreti. Tanti rapper e tante squadre partono ai nastri di partenza sotto Nerone e sotto il Torino, ma poi per un motivo o per l’altro a fine anno sono sopra di loro nelle classifiche. Si meriterebbero qualcosa in più ma sono entrati in un limbo da cui è difficile uscire e la sensazione è che ci vorrà un po’ di tempo per imporsi. “PIÙ FORTE DI ME”

UDINESE = RKOMI

Rkomi era un rapper che faceva il suo. Aveva il suo stile, la sua cerchia di fan, la sua fedele fetta di pubblico. Insomma, è uno che si è fatto da solo, raggiungendo una certa zona di comfort. Poi quella zona di comfort tanto comoda ha via via iniziato a stargli stretta ed ha sentito la necessità di uscirci, facendo un salto verso un mondo inesplorato, con annessi tutti i rischi propri di un cambiamento. Il suo nuovo album Taxi Driver è una collezione di featuring coi grandi nomi della scena pop italiana: Tommaso Paradiso, Gazzelle, Irama, Gaia. Lasciare il suo pubblico di nicchia per provare a salire di uno step, consapevole che se non fosse arrivato a quel gradino successivo avrebbe potuto perdere sia il grande pubblico che i suoi vecchi fans. Ebbene Rkomi ce l’ha fatta ed il suo percorso più pop lo ha reso uno degli artisti Spotify più ascoltati con circa 4.000.000 di ascolti mensili.

L’Udinese sembra stare iniziando un percorso simile, uscendo dalla sua zona di comfort del giocare per salvarsi senza troppi patemi, a discapito del bel gioco e della valorizzazione dei giocatori (perché De Paul si è auto-valorizzato col proprio talento). Via i due migliori giocatori De Paul e Musso, dentro un po’ più di qualità a discapito di quella quantità tanto utile in termini di raggiungimento di risultati, ma a poco altro. E allora bentornati Pussetto e Deloufeu, benvenuti Udogie e Makengo, in bocca al lupo giovane Samardzic. L’obbiettivo non è più salvare la pelle, ma salvarsi e portarsi dietro un’eredità tecnica attraverso un gioco più pop e gente di maggior qualità. Consapevoli che se il tentativo fallisse si potrebbe perdere tutto, ma fiduciosi che possa essere un duplice successo per tutti. “PARTIRE DA TE”

VENEZIA = ULTIMO

Bisogna ammetterlo: non scrivere nulla sul Venezia se non il titolo che lo paragona ad Ultimo avrebbe fatto parecchio ridere. Sarebbe però stato piuttosto ingeneroso nei confronti di una piazza stupenda (come le sue divise da gioco tra l’altro), una società ambiziosa, ed un allenatore preparato e sveglio.

Purtroppo però la serie A è spietata e a volte ingiusta e spesso l’entusiasmo dei giovani non compensa la mancanza di esperienza e di gestione dei momenti difficili, che invece hanno i giocatori più esperti. La tendenza è quindi quella di salvarsi costruendo squadre poco futuribili ed “usa e getta”, piuttosto che investire su progetti a lungo termine. Il Venezia per salvarsi ha bisogno di aver azzeccato almeno il 70/80% dei giovani talenti esotici che ha preso, non impossibile ma difficile. Se ci riuscisse potrebbe venire paragonata ad Ultimo non tanto nel nome, ma nel successo, perché centrare l’obbiettivo con una squadra così piena di giovani significa avere quintuplicato il valore del proprio parco giocatori a fine anno. Se non ci riuscisse probabilmente la squadra non riuscirà ad essere superiore ad altre 3 squadre di questo campionato. Sarà un Venezia Ultimo di nome o di fatto? La risposta è parecchio intrigante. “SOGNI APPESI”

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Grande appassionato di calcio e di fantacalcio. Si lascia incantare da giocatori mediocri (a detta di altri) che considera sottovalutati. Considera D’Ambrosio il miglior terzino destro della serie A, forse della storia ma c’è un ballottaggio con Zé Maria. Diffida di chiunque consideri il 3-4-3 il miglior modulo fantacalcistico. Gli piace considerarsi calcisticamente un centrocampista a metà tra Gattuso e Pirlo, nel senso che ha il piede di Gattuso e la grinta di Pirlo. Ha aperto una petizione per inserire il tiro da fuori di Stankovic tra le Meraviglie del Mondo.

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