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, 5 Settembre 2021

Considerazioni sparse post Svizzera-Italia (0-0)


L’Italia deve ricaricare ancora la batteria.


- Finite le notti magiche e con ancora i postumi della sbornia, l’Italia di Mancini si risveglia incastrata in una situazione di classifica dalle sfumature venturiane, con l’ incubo del play off che inizia cupo ad aleggiare all’orizzonte. Calma e sangue freddo peró, non serve ancora guardare la classifica. Siamo ancora pienamente padroni del nostro destino;

- Oggi a Basilea l’Italia gioca una partita di buona intensità agonistica, mostrando passi avanti evidenti rispetto alla prova di Firenze, nonostante qualche singolo sotto tono. È mancato il gol, con due momenti clou buttati alle ortiche. L’errore di Berardi solissimo davanti a Sommer (che portierone!) nel primo tempo e il rigoraccio di Jorginho, tirato come peggio non si poteva. Forse meritavamo i tre punti, ma non tutto puó andare sempre liscio come durante gli Europei, è fisiologico. Accettiamo la buccia di banana e ripartiamo;

- Ci è mancata un po’ di brillantezza fisica sopra ogni cosa. Il ricordo di Berardi che a giugno sfrecciava sulla destra arando la retroguardia svizzera ha stonato con la partita sgasata odierna del calabrese. Le gambe di Insigne non sono quelle dei giorni migliori. Palmieri e Di Lorenzo sono due bravi ragazzi ma qualitativamente non sono abbastanza. I cambi per di più ci hanno dato poco, in particolare un confusionario Zaniolo, giocatore su cui Mancini non ha ancora le idee chiare e chissà se mai le avrà. Il suo ingresso purtroppo ci ha spento. Peró fossimo nel mister metteremmo una base ben precisa. Davanti gioca Chiesa, poi vediamo gli altri due;

- A proposito di altri due. Che fare di Ciro Immobile? La media gol in Nazionale è ormai impietosa e lo vede come secondo peggior attaccante della storia della nostra Nazionale per minuti giocati e gol realizzati (solo Vialli peggio di lui, curiosamente). Oggi l’ennesima prestazione generosa, piena di cose buone e piena di cose sbagliate, con la solita sensazione di essere un corpo estraneo, senza l’autostima debordante che lo accompagna con la maglia della Lazio. Se neppure vincere un Europeo lo ha tranquillizzato, è difficile pensare che le cosa possano andare meglio, mentre va verso i 32 anni. Sintetizziamo. Possiamo farne a meno guardando il nostro parco attaccanti? No. Dobbiamo iniziare a valutare strade alternative? Si. Al momento non ci sono.

-È un pareggio che infastidisce ma che dobbiamo accettare con serenità, intuendo quanto possa essere complesso riposizionare in alto l’asticella per questo gruppo. Mancini ha plasmato dei giocatori acerbi, di fatto vergini nei grandi appuntamenti e con bacheche personali vuote o quasi per tutti. Lo ha fatto puntando sulla freschezza, sulla coesione, sulla responsabilità, sulla voglia di appartenenza di una generazione calcistica che voleva riscattare un decennio terribile per il nostro calcio. Compiuta la missione oltre ogni rosea aspettativa, come si ricaricano le batterie? Come si torna sul pezzo, come si torna a digrignare i denti? Questa sarà la nuova impresa del nostro mister, di cui, nemmeno a dirlo, ci fidiamo ciecamente. Il calcio si muove in fretta, si rigenera giorno dopo giorno e non si puó mai stare fermi.

  • È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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