Article image
,
3 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni Sparse post Serbia-Italia Volley Femminile (1-3)


E' definitivamente l'estate in cui si vincono gli Europei battendo i padroni di casa in finale: stavolta è toccato alla Serbia, it's coming to Rome, again! Siamo Campioni d'Europa!


- L’Italia del volley femminile è meritatamente Campione d’Europa! A neanche un mese dalla cocente delusione di Tokyo la nostra nazionale ha ribaltato ogni pronostico e si è imposta nella massima rassegna continentale, disputando un Europeo praticamente perfetto, con la ciliegina sulla torta della vittoria in finale contro le padrone di casa della Serbia. Se nelle gare del girone le azzurre erano state perfette, dai quarti di finale è stato un crescendo di performances a personalità: a farne le spese prima la Russia, poi l’Olanda ed infine la super-favorita Serbia, schiantata con un 3-1 perentorio in finale;

- A Belgrado era tutto pronto per la festa. La nazionale serba era reduce da un bronzo olimpico (miglior rappresentante europea alle Olimpiadi), aveva tra le sue fila la diagonale più forte del mondo, composta dalle star Ognjenovic e Boskovic, poteva contare sul supporto di 20.000 spettatori, che, dopo aver assaporato la vittoria nel primo set, se ne sono andati in silenzio delusi. E’ stato bello rivedere una partita con un palazzetto strapieno, ed è certamente meglio il silenzio del pubblico rassegnato di quello delle gradinate vuote a cui eravamo tristemente abituati. Come nel calcio, vinciamo l’Europeo sconfiggendo in finale i padroni di casa: it’s coming to Rome, again!;

- La finale è stata un inno alla gioia per la pallavolo italiana, ma anche una gara di assoluto livello tecnico. Dopo un primo set vinto dalle serbe sul fil di lana, le azzurre sono man mano cresciute palla dopo palla, prima pareggiando, poi superando le avversarie e schiantandole con quarto set impressionante finito addirittura 25/11. La seconda metà del quarto set è stata uno spettacolo da stropicciarsi gli occhi per gioco corale e colpi singoli, ma è figlio della sofferenza dei set, o forse dei mesi, precedenti: per arrivare a giocar così bisogna saper soffrire, e questa nazionale, pur così giovane, ha dimostrato di saperlo fare. L'Italvolley è tornata, nel momento più difficile e cruciale, quella gioiosa macchina da guerra che ci aveva fatto divertire, prima della battuta d'arresto di Tokyo: anzi, ha fatto di più, perchè finora mancava la vittoria importante nel palmares, che finalmente è stata raggiunta. Questo oro è figlio della sofferenza olimpica, ma anche di un percorso che parte da lontano;

- Lo sport è bello perché offre sempre una chance di rinascere dalle proprie ceneri, basta saperla cogliere: e le azzurre in questo sono state fantastiche. Tutto ciò che a Tokyo non aveva funzionato, in questo Europeo è specialmente in finale è stato ciò che ci ha trascinato: la tanto criticata Egonu è tornata ad esser la giocatrice che ricordavamo, vincendo il premio da MVP con una finale da top scorer; l’alternanza in regia tra Orro e Malinov che era stata sinonimo di confusione all'Olimpiade, è invece stata l’arma vincente in questa finale europea; le difficoltà della coppia di martelli Sylla e Pietrini sono sparite e queste due atlete sono diventate man mano che il torneo andava avanti veri e propri punti di forza; Danesi e Chirichella sono tornati i centrali affidabili di cui avevamo bisogno. E, ad avvalorare ulteriormente l'impresa, dobbiamo ricordarci che mancavano, rispetto a Tokyo, le sfortunate Bosetti e Fahr a causa di due brutti infortuni. Avevamo detto che l’età era una carta a favore di questa nazionale, che aveva tutto il tempo per riprendersi il futuro:  in effetti le azzurre ci hanno messo pochissimo tempo a farlo, ricordandoci che gli incidenti di percorso capitano e che non sono solo la squadra del futuro, ma sono pronte ad esser quella del presente.

- Questa vittoria ha la firma in calce di Davide Mazzanti. Lui ha resistito e protetto le sue ragazze dalle critiche post olimpiade, taglienti e francamente esagerate da parte di un popolo che dinanzi alle sconfitte, in qualunque sport, è ricco di CT e povero di comprensione. Lui aveva costruito quella squadra giovane, spensierata e talentuosa, capace di prestazioni che avevano probabilmente gettato troppe pressioni sulle spalle di un gruppo così giovane. Lui ha ricostruito il gruppo nello spirito e nel gioco dopo il fallimento olimpico, facendo tornare in campo la versione migliore dell'Italvolley, quella che ci aveva fatto innamorare. Incredibile sia riuscito a farlo, ancora più incredibile ce l’abbia fatta in 30 giorni scarsi e con due pedine fondamentali fuori per infortunio: dopo anni di ottimi risultati e crescita evidente, sul campo e nel ranking, la critica post-olimpica era stata troppo frettolosa ingenerosa con Mazzanti ed il suo operato, ed è corretto che oggi si sottolinei, invece, il lavoro superlativo che ha svolto.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu