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, 2 Settembre 2021

I sanguinanti addii dei nove dell'Inter


Amati, coccolati, almeno fino al momento dei saluti, quando tutto l'amore profuso viene sostituito dalla rabbia e dalla frustrazione.


Ormai Romelu Lukaku è il terminale offensivo del Chelsea campione d'Europa, con buona pace di chi non si sarebbe aspettato un addio all'Inter da parte del forte centravanti. Non c'è da stupirsi, dalla notte dei tempi, con l'avvento del professionismo, i giocatori sono foglie al vento nel marasma economico del sistema pedatorio del football, che vi piaccia o no.

Inutile sventolare bandiere quando la tempesta è in atto.

Inutile versare fiumi di retorica spiccia sui calciatori del passato, vincolati da contratti che li legavano mani e piedi alle società.

Inutile cancellare la memoria, perché quella resta.

Nel mondo, non solo calcistico, le eccezioni sono decisamente poche e tali rimarranno in ogni ambito immaginabile.

Certo, c'è da dire che, rimanendo esclusivamente agli ultimi decenni, senza andare eccessivamente a ritroso, sono stati diversi i numeri nove dell'Inter ad essersi lasciati male con la Beneamata.

Lukaku rappresenta la punta dell'iceberg di un processo sentimentale di rimozione forzata dal cuore degli appassionati nerazzurri, che ha alla base tradimenti veri e propri che ancora oggi sanguinano dolore.

Alessandro Altobelli

Sbarcato nel 1977 dal Brescia, sotto le luci di San Siro conquista lo scudetto del 1980, insieme ad Evaristo Beccalossi, l'anima geniale di quella squadra, allenata da Eugenio Bersellini e con simboli nerazzurri del calibro di Gabriele Oriali e Giuseppe Baresi a difendergli le spalle.

Elegante, implacabile, diventa campione del mondo con la nazionale di Enzo Bearzot nel 1982, ma con l'Inter sono più gioie che dolori: nonostante alcune Coppe Italia conquistate, scottano le eliminazioni per mano del Real Madrid nelle varie competizioni continentali. Nel 1988, nonostante un buon Europeo, il divorzio dall'Inter è ormai cosa fatta. Trovatosi senza il becco d'un contratto, spunta la Juventus di Dino Zoff. Peccato per le divergenze con Giovanni Trapattoni, perché quella squadra, senza di lui, trionferà con tanto di record.

Maurizio Ganz

I più giovani potrebbero non aver presente questa vicenda, ma l'addio di Maurizio Ganz, El segna semper lu, è una delle più scottanti da maneggiare. Arrivato nel 1995, l'attaccante si guadagna le stimmate del cannoniere grazie a prestazioni d'alto livello in campionato, accompagnate da prove eccelse in Coppa UEFA, fino all'apice del doppio scontro con lo Schalke 04, epilogo della competizione, con tanto di tragica roulette dal dischetto. I tedeschi vincono a San Siro. Lo stesso Ganz sfiora il gol della vittoria nei supplementari, cogliendo la traversa. Capocannoniere di quell'edizione del trofeo con otto gol. Strano il destino.

In estate l'arrivo di Ronaldo smuove gli equilibri, Ganz non è più al centro dell'attacco, così nella sessione invernale passa al Milan. L'8 gennaio 1998, il Milan incontra l'Inter nei quarti d'andata di Coppa Italia: il match finisce con un'orgia di gol per i rossoneri, 5 a 0 il risultato, il due a zero è firmato proprio da Ganz, subissato da fischi e ingiurie dall'altra parte di San Siro. Lui esplode in un urlo di rivalsa irrefrenabile.

Ronaldo

Probabilmente una delle storie più belle mai scritte, nel senso che non riuscì a concretizzarsi, tralasciando alcune annate. Ronaldo era diventato la macchina calcistica più efficiente del mondo, ma i problemi fisici lo riportarono nel limbo dei comuni mortali. L'Inter non riuscì mai a riprendersi del tutto e, quando sembrava che Ronaldo fosse tornato e lo scudetto fosse a portata di mano, la banda Cuper scivolò in quel di Roma. Poi il passaggio al Real Madrid, tifosi infuriati, avviliti per la partenza del Messia che rimase dentro il sepolcro. Ha sempre detto di andare a genio a Cuper, tanto bastò per fargli cambiare maglia. Moratti, da padre putativo troppo buono, non riuscì ad evitare la rottura.

Il Fenomeno tornerà a Milano, ma al Milan, segnando ed esultando in un derby del 2007. No, non puoi andare al Milan, non dopo quello che è stato, avranno pensato tutti i sostenitori nerazzurri sparsi ai quattro angoli del mondo.

Fischi, dolorosi epiteti, forse per il troppo amore.

Christian Vieri

Insieme al Fenomeno doveva rappresentare il ritorno dell'Inter tra le grandi del calcio, invece tra le convalescenze del brasiliano e i suoi k.o., quel sogno rimase tale.

Attaccante potente, capace di far vibrare San Siro nelle grandi occasioni, rappresentò l'Inter di inizio millennio come pochi altri, ovvero, con le carte in regola per vincere, ma colpito dal destino nel momento clou, come nel finale di stagione 2002-2003: infortunato, capocannoniere, secondo in campionato, semifinalista in Champions. Tanti gol, corone di spine al netto dei risultati, nel 2005 oltrepassa il Naviglio e firma per il Milan. Il rapporto con l'Inter stava vedendo un crepuscolare logoramento, ma quell'addio risultò doloroso come pochi altri.

Mauro Icardi

Capitano, baluardo a cui appigliarsi nel momento del bisogno e solo i tifosi interisti sanno in quante occasioni, nei momenti bui al crepuscolo degli anni Dieci, Mauro Icardi abbia riportato i nerazzurri in superficie, dopo tanto, troppo buio. Alcune prestazioni, come la tripletta in un derby del 2017, oppure l'inzuccata, sempre a Donnarumma a tempo scaduto, o ancora il gol da fuori contro il Tottenham, sono rimaste vivide nell'immaginario collettivo. Amore, garra, capricci, tanti portieri uccellati dal talento di un goleador necessario a far tornare un popolo ad entusiasmarsi.

Inutile dirlo, finì in una tragicommedia dal sapore amaro.


  • Classe 1996, laureato in Lettere, semina pareri e metafore su un pallone che rotola, aspettando il grande momento.

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