
Why do we love Football: Centro Storico Lebowski - the italian job
Abbiamo intervistato Matthias Moretti, responsabile comunicazione del Centro Storico Lebowski, per farci una chiacchierata, parlare di Borja Valero e ricordare come Clapton FC, FC United of Manchester etc non sono, poi, così lontane.
“Il calcio è il regno della lealtà umana esercitata all'aria aperta"
(Antonio Gramsci)
Nell'apatia agostana dettata dal caldo opprimente e dal sempre insipido calciomercato, ormai divenuto materia più per esperti commercialisti e sindaci di revisione, una brezza inattesa ha ridato frescura alle menti di tutte e tutti: Borja Valero diviene un nuovo giocatore del Centro Storico Lebowski. Allora, dunque, un altro Calcio è davvero possibile? L'utopia romantica, per una volta, non si sposta con l'orizzonte galeanense e ci permette di non continuare a camminare stancamente in una valle piena solo di lacrime d'oro del diez argentino, seppur per un attimo.
In questi giorni in tanti e tante hanno parlato della scelta di Borja Valero. Hanno scandagliato a fondo le motivazioni "dell'insano gesto" sottovalutando, però, il ruolo che il progetto messo su dalle tante e dai tanti facenti parte il C.S.L. ha avuto nella scelta del calciatore. Per questo crediamo necessario dare una lettura della scelta del calciatore partendo da ciò che l'ha fatto innamorare. Abbiamo contattato Matthias Moretti, resposanbile comunicazione del Centro Storico Lebowski, per farci una chiacchierata e per ricordare come Clapton FC, FC United of Manchester etc non sono, poi, così lontani.

Caro Matthias, innanzitutto grazie per questa chiacchierata visto che saranno giorni bollenti per voi dopo il colpaccio di mercato che risponde al nome di Borja Valero. Prima, però, di approfondire questo tema mi piacerebbe che ci raccontassi del Centro Storico Lebowski, le sue origini, i motivi che vi hanno spinto a creare questa squadra etc.
"In breve, le origini sono di pura tifoseria. Il gruppo Ultras, dal quale poi nascerà tutto, nasce nel 2004 scegliendo di seguire l'A.C. Lebowski, squadra già esistente (difatti i colori sociali ed il nome non sono stati creati dal nulla), ai tempi ultimo in classifica nella terza categoria fiorentina con 0 punti, o quasi. I ragazzi, tutti sui 15/16 anni, scoprirono la tragica epopea di questa squadra sulle pagine dei quotidiani locali. Pensate che aveva appena perso 8-2 con la penultima in classifica, e decisero di andare a tifarli. Pensate che la prima volta quasi si arrivò a litigare perchè la squadra pensava fossero andati per prenderli per il culo. Invece, chiarito lo spirito, si forma il gruppo ultras che di anno in anno cresce numericamente perché si divertono, c'è molta goliardia e diventa fonte di attrazione per molti e molte altri ragazzi e ragazze e così fino al 2010, quando arriva la svolta, il passaggio fondamentale: la nascita del Centro Storico Lebowski. Per un anno, però, esisteranno tutte e due le squadre che si fronteggeranno, portando con sè anche qualche dissidio. Il logo e i colori, però, rimarranno al C.S.L. Cambia radicalmente la struttura: azionariato popolare, autogestione completa dei soci/tifosi. Questa nuova struttura migliora anche la qualità sportiva grazie soprattutto all'allenatore Serrau, che ci ha permesso di conseguire tutte e tre le promozioni guadagnate sino ad ora ed è il vero artefice della svolta della squadra. Tutto ciò grazie ad un buon miscuglio di serietà gestionale e "stupidità" sugli spalti che permette di fissare obiettivi e pianificare l'azione in tal senso"
Cos'è il calcio per voi?
"Eh, così è proprio filosofica. E' divertimento, ricerca della felicità... mettiamola così. Nel senso, non ci si diverte più abbastanza allo stadio. Come tifoseria siamo nati mentre si intensificavano le leggi repressive, poi i prezzi alti dei biglietti, l'offerta televisiva, la trasformazione del tifoso in spettatore. Noi ci vogliamo divertire in maniera completa, persino selvaggia. Il nostro spirito guida è questo, qualsiasi cosa si voglia fare in gradinata si deve poter fare, anche la più stupida. Poi ora anche per noi sono cambiate un po' di cose rispetto al 2004, il risultato sportivo è parte integrante del nostro fare calcio. Si vuole vincere per arrivare chissà dove, compatibilmente con le nostre forme organizzative. Però resta il fatto di voler rispondere esclusivamente ai desideri della tifoseria, cosa che in futuro potrebbe portare anche a grandi discussioni da affrontare. Esempio: mettiamo caso che si sbarchi in Serie C, e ci siano richiesti tornelli e biglietti nominativi. Ne dovremmo discutere, per assurdo potremmo anche rifiutare la promozione. Le sfide in futuro saranno di questo genere, nell'ottica sempre di garantire il divertimento per la nostra comunità."

Superlega, acquisti faraonici, società che hanno montagne di debiti, entrate allo stadio contingentate... si può salvare il nostro Gioco?
"Personalmente continuo a pensare che prima o poi ci sarà un collasso del sistema. Metti caso che i fondi qatarioti o cinesi si disimpegnino, cosa che tra l'altro questi ultimi stanno in parte facendo. Ci sarà un ridimensionamento, forse anche traumatico, della bolla calcistica. A quel punto, sarebbe proprio il caso che noi, non solo Lebowski ma anche altre realtà come la nostra in Europa e nel mondo, fossimo già "pronti", con i nostri modelli che funzionano, che sono sostenibili. A quel punto forse un terremoto del genere potrebbe diventare anche una rigenerazione. Ad ora per squadre come la nostra è impensabile andare oltre la Serie D. Ma se si ridimensiona tutto ad una misura in cui non si va avanti solo a colpi di speculazione finanziaria, ma dove conta il tessuto sociale, l'economia reale dei territori, la partita cambia. Il divario tra grandi e piccole realtà forse di ridurrebbe.
La direzione per salvare il calcio dovrebbe sarebbe che vince chi ha più tifosi, organizzati meglio, che danno gli input giusti alla loro proprietà. Con i tifosi parte attiva, il calcio torna ad essere divertente. Difficile pensare che si possa indurre questo crollo del sistema, ma chiaramente noi possiamo mettere dei mattoncini per costruire un'alternativa, questo è realistico. Un altro scenario è quello citato della Superlega: può essere che un'uscita dal circuito di certi top club porti a ridurre i gap tra i rimanenti. Certo, mancherebbero i club storici. Vincere lo Scudetto apparirà una cosa monca perché non hai giocato contro la Juve. Ma se ad un certo punto ce ne dimenticassimo della Juve?"
Nei mesi scorsi abbiamo avuto modo di intervistare realtà quali Clapton, Fc United of Manchester etc. ed in UK il fenomeno del calcio popolare è diffusissimo. In Germania per legge le società sportive sono associazioni in mano ai soci, e per il calcio esiste il regime di deroga del 50+1, che limita gli investitori ad un ruolo di partner di minoranza. Nel nostro "benedetto assurdo Belpaese" tutto ciò è fantascienza. Come mai?
"Sul come mai se ne potrebbe discutere a lungo. Chiaramente noi nelle forme organizzative guardiamo molto alla Germania e all'Inghilterra, che pur sono modelli diversissimi tra di loro ma entrambi sono più avanzati del nostro. Qui per certi aspetti noi del CS Lebowski e il Fasano, ognuno con il proprio percorso, stiamo scavando il tunnel. Prendi il FCUM che si è realizzato lo stadio di proprietà, per noi è ancora un sogno anche se realizzabile. Nel Regno Unito a livello di autorganizzazione si è molto avanti, in Germania è ancora diverso, il sostegno a queste esperienze è di sistema, a livello legislativo, e riguarda tutti. Entrambe le realtà ci ispirano molto, magari l'UK più come esempio per le nostre forme di gestione, la Germania in termini di proposte istituzionali. Anche se, attenzione, quello tedesco è un modello minacciato, qualche scricchiolio lo comincia a mostrare.
In Italia ci sono secondo me due tipi di resistenze: una dall'alto, di un capitalismo calcistico che in parte ancora legato alla figura del padre-padrone, e comunque non predisposto ad appoggiarsi ad una base sociale ampia. Non è che in Germania c'è l'anticapitalismo nel calcio, ma c'è una forma organizzativa più partecipata che probabilmente funziona anche meglio. Dalla "loro" prospettiva alla fine di parla di fidelizzazione dei propri clienti, e questa in Italia manca totalmente. Poi c'è una resistenza dal basso, che nella cultura associazionista, pur molto presente in Italia, si tende ad offrire la propria militanza "fisica" piuttosto che a finanziare di tasca propria. Chiaramente non è una semplice questione culturale, siamo un paese con un tenore di vita più basso, c'è più disoccupazione, gli ammortizzatori sociali svaniscono nel nulla. Può esser complicato mettersi le mani in tasca. Noi l'anno scorso, per affrontare il lockdown e lo stop ai campionati, abbiamo provato a superare questa resistenza con la campagna "800x100", per finanziare dal basso la squadra. 100 euro l'anno per i nostri 800 soci. Sembra quasi una bestemmia, ma pensiamo sia giusto puntare su questo aspetto, è una forma di responsabilizzazione rispetto a un qualcosa che il singolo ritiene importante per sé stesso. Poi ovviamente non abbiamo raggiunto quegli 80mila euro, anche aver giocato due partite in tutto l'anno non ha aiutato. L'idea è un po' difficile da digerire, ma se si guarda alle realtà associative sportive (e non solo) all'estero questa è la regola."
Ci siamo dovuti sorbire le lacrime d'oro di Messi abbandonando il Barca ma, per fortuna, ora possiamo rinfrescarci davanti al sorriso di Borja Valero con la maglia grigio-nera: puoi raccontarci questa meravigliosa follia?
"In realtà è stato sorprendentemente facile far arrivare Borja da noi, anche se sembra un sogno. Da un paio d'anni martellavamo scherzosamente Benedetto Ferrara, giornalista di Firenze molto vicino agli ambienti della Fiorentina. Un nostro amico, suo figlio ha fatto la scuola calcio da noi. Gli dicevamo sempre "dai, quando Borja smette ci proviamo a farlo venire al Lebowski". Poi quando a giugno la Fiorentina non gli ha rinnovato il contratto, lui si è attivato sul serio. Prima con il post di commiato alla Viola dove gli propone di andare ad allenare il Lebowski, poi con quel fotomontaggio del giocatore con la nostra maglia. E Borja sui social che ammiccava, con cose del tipo "ma come ad allenare? io voglio giocare! Cuoricini, faccine... finchè si decide di rompere gli indugi e si invia un messaggio privato su Instagram, più formale stile lettera, in cui gli si spiegava chi eravamo e perchè gli si rompeva le balle. A quel messaggio ci risponde con entusiasmo "parliamoci, vediamoci...". Il 3 Agosto due di noi si sono incontrati con lui e la moglie in un bar di Firenze.
L'incontro è andato avanti per più di un'ora. Quando i nostri avevano iniziato a spiegargli come funziona il C.S.L. etc...lui li interrompe dicendogli che si era già studiato tutto, che era d'accordo e che sarebbe venuto di sicuro. Si pensi che, per dimostrare quanto avesse approfondito la nostra realtà, disse "ma voi a centrocampo avete uno che mi assomoglia!" Dopo questo incontro il tutto è stato tenuto molto sotto silenzio. A me dissero che ci doveva ancora pensare e che il prossimo appuntamento sarebbe stato dopo Ferragosto perché doveva capire l'impegno che avrebbe avuto con DAZN (n.d.r è uno dei telecronisti della piattaforma). A me, che sarei stato uno che avrebbe dovuto sapere l'evoluzione della cosa, mi continuavano a dire che non era sicuro. Giustamente, aggiungo, perché se fosse venuta fuori questa notizia il tutto sarebbe andato all'aria. Borja, quindi, il 18 di Agosto ci disse che sarebbe venuto da noi, confermando che lui voleva giocare. Perché altro dubbio era se venisse per dare una mano come allenatore o preparatore tecnico dei bimbi. Non era detto che sarebbe venuto a giocare. Poi, quando è venuto da noi, ha fatto quel video che tutti e tutte avete visto. In quel momento ci ha definitivamente confermato che sarebbe venuto a giocare. Non tutte le domeniche causa DAZN, ma visto lo spezzettamento del campionato di A ci sono buone possibilità di una sua presenza. Fate conto che il nostro campionato si gioca ogni domenica alle 15 o alle 14.30 come un tempo... in base al sole!".


Che personaggio è Borja?
"Lui è un super timido. Chi di noi seguiva assiduamente la Fiorentina, sapeva che sarebbe stato adatto al nostro modo di vedere il Calcio e che, quindi, sarebbe potuto venire a giocare da noi. Poi è un antidivo: non ama stare troppo sotto i riflettori ma preferisce i rapporti umani ed ha sempre espresso la volontà di voler rimanere a vivere a Firenze e far crescere qui i suoi figli. Oltre ciò, sapevamo avesse simpatie politiche affini alle nostre, pur senza esporsi clamorosamente. Tempo fa in un'intervista raccontò di suo nonno Paulino, combattente per parte repubblicana durante la guerra civile spagnola". Chiosa Matthias "ancora non ci crediamo a quanto accaduto... per esempio vedere il video sulla homepage della Gazzetta per noi è ancora pazzesco."
L'esperienza, ormai più che decennale, del Centro Storico Lebowski è difficile da sintetizzare in poche parole, e va ben oltre il caso mediatico dello sbarco a Tavarnuzze di un giocatore in arrivo dalla Serie A. Borja Valero al Lebowski alla fine è solo la certificazione di un lavoro che per molti dura da una vita. Un lavoro fatto di aggregazione, capacità di gestione, legame con il territorio, creazione di comunità. Il tutto fatto pensando al pallone, strumento e veicolo potente che può esser utilizzato fuori dai soliti binari. La bellezza del Calcio, in fondo, sta tutta qua: emozione, incredulità, sogno, utopia. Ed è questo, in fondo, che davvero ci fa innamorare del Gioco. Ogni giorno.
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