Logo Sportellate
, 20 Agosto 2021

Giocare il mio calcio o perdere provandoci


Nessuno di noi (purtroppo) ha assistito alla videochiamata tra James Horncastle e Andrea Pirlo, ma la calma olimpica che l'ha sempre contraddistinto traspare anche dalle parole riportate dal giornalista britannico su The Athletic. Passato e futuro non preoccupano l'ex allenatore della Juve, che, con la mente aperta, continua il suo percorso sapendo di dover lavorare e migliorare ogni giorno.


Illuminato dalla luce crepuscolare del tardo pomeriggio Andrea Pirlo accede alla stanza Zoom. Si trova sotto un ombrellone in Toscana, ha i capelli ancora bagnati dopo aver fatto un tuffo nella piscina dove i suoi figli stanno ancora giocando, si gode le vacanze.

“È stata una fantastica Estate Italiana” dice facendo scorrere la memoria indietro fino ai Mondiali ’90. Le vittorie di Eurovision, Euro2020, 100 metri piani e svariate altre medaglie ai Giochi Olimpici di Tokyo in solo un paio di mesi verranno ricordate per sempre da tutti noi.

L’ammirazione per la conquista degli Europei da parte dell’Italia di Mancini risplende come la luce del tramonto sulla sua fronte abbronzata. “Siamo tornati a vincere un trofeo dopo molto tempo.”

Le reminiscenze di Berlino nel luglio 2006, quando Pirlo, con la freddezza di un rettile, ha trasformato il primo rigore dell’Italia nella serie che ha deciso quella finale contro la Francia, rinfrescano come un refolo di dolce brezza toscana. “Non c’è niente di meglio di vincere con la Nazionale,” dice sorridendo. “Mancini ha fatto un lavoro fantastico. L’Italia ha un’identità chiara e gioca quasi come fosse una squadra di club. Sapevano cosa fare fin dall’inizio.”

Lo stile mostrato dall’Italia questa estate si allinea visibilmente all’idea di calcio di Pirlo. Mancini ha costruito la squadra attorno all’intricata rete di passaggi controllata da Jorginho e Marco Verratti, due playmaker cresciuti con Pirlo come idolo.

Mentre parla di come la finale sia ritornata in equilibrio dopo il fulmineo gol di Luke Shaw, Pirlo sottolinea la mancanza, storica, di un centrocampista di questo tipo fra le fila inglesi.

“È così. Nell’Inghilterra, non ha mai giocato un giocatore del genere. Ci sono stati grandissimi centrocampisti con diverse caratteristiche negli anni. C’è il ragazzo che gioca al Leeds, che è un po’ un regista…” – Kalvin Phillips, noto in patria come Pirlo dello Yorkshire.

Kalvin Phillips con un drip freschissimo.

“…ma,” dice mentre gli si illuminano gli occhi, “noi siamo diversi. Non ha comunque le stesse caratteristiche che avevo io. Avete sempre avuto i box-to-box, come Lampard.”

La Nazionale si è appoggiata alle antiche tradizioni quando ne ha avuto bisogno, vedi Chiellini – ex compagno di squadra proprio del Maestro – ma la modernità dell’approccio è qui per restare.

“Il calcio è sempre lo stesso. Ci sono sempre un paio di occasioni in cui bisogna difendere e un paio in cui bisogna segnare. Questo non cambierà mai,” sostiene Pirlo. “Ciò che cambia è il modo in cui giochi; il modo in cui interpreti le partite, come si muovono i giocatori in campo; questo è ciò che è cambiato. Oggi servono giocatori rapidi e tecnicamente eccellenti quando i ritmi si alzano, giocatori abili nell’uno contro uno. In passato era diverso. C’è sempre qualcosa che può cambiare il modo in cui si gioca a calcio anno dopo anno.”

Una nuova generazione di allenatori – prima calciatori esordienti quando il Milan di Sacchi era sul tetto del mondo negli anni ’80 e veterani poi quando Guardiola stava cambiando di nuovo il gioco al Barcellona ormai dieci anni fa – sta ora ridefinendo e aggiornando la Serie A.

Un tempo, i tecnici italiani avrebbero tratto ispirazione dai vincitori dell’ultima Coppa dei Campioni – come succedeva negli anni ’60 – ma l’identità tattica del’Inter del triplete non è mai diventata la norma. I principi di Guardiola, come spore, si sono sparsi molto di più e sono penetrati più profondamente. Il calcio fluido del Napoli di Sarri, il pressing arrembante messo in campo dalla Roma con Di Francesco fino alla semifinale di Champions nel 2017/18 e il Sassuolo brillante di De Zerbi hanno fatto il resto.

Nella scorsa stagione, la media realizzativa della Serie A è stata la più alta fra i cinque campionati maggiori, con 3,05 gol a partita. Il Crotone fatto il suo concedendo ben 92 gol in 38 partite. Coraggiosi per qualcuno, folli per altri, l’audacia del loro approccio alla fine non ha pagato, ma il coraggio ha funzionato per lo Spezia, che ha pressato disperatamente anche i vicecampioni del Milan vincendo per 2-0 sotto la direzione di Vincenzo Italiano, oggi alla Fiorentina.

“Ci sono questi giovani allenatori che vogliono fare le cose diversamente,” commenta Pirlo. “Per me, il calcio va in quella direzione. Guardiola lo ha dimostrato negli anni. Se non controlli il gioco, è difficile convincersi di poter vincere la partita. Certo, a volte puoi avere il 90% del possesso e comunque prendere gol sull’unico tiro nello specchio degli avversari, ma preferisco perdere così che difendere in area per tutta la partita e provare a segnare in contropiede.”

Niente di quanto esperito nel suo primo anno da allenatore ha fatto vacillare le convinzioni di Andrea Pirlo e anche con il senno di poi, non cambierebbe una parola della tesi che ha scritto e consegnato a Coverciano per prendere il patentino da allenatore.

“Non cambio la mia tesi solo perché alcuni risultati sono stati negativi.” Poi prosegue, “rispecchia ancora quello che penso sul calcio: l’uscita bassa, il mantenimento del possesso, la riconquista rapida del pallone. Molto dipende dai giocatori che si hanno a disposizione e da cosa ti permettono di fare. I giocatori sono molto più importanti degli allenatori. Sono gli allenatori che si devono adattare.”

Nell’ultima stagione, la Juventus ha ceduto il titolo di campione d’Italia per la prima volta dalla stagione 2011/12, ma nessun club, tolto il Bayern Monaco, è riuscito a confermarsi campione nei maggiori cinque campionati europei anche perché esausti dalla precedente annata, caratterizzata dal tour de force finale per completare le competizioni. L’inaspettata promozione in prima squadra dopo appena una settimana dalla sua nomina di allenatore della under 23, l’assenza di un vero pre-campionato e un intero anno con le restrizioni per il covid hanno reso la sfida di Andrea Pirlo davvero singolare.

“Ho imparato molto,” afferma. “Era la mia prima esperienza da allenatore ma è stata molto intensa perché abbiamo iniziato il campionato dopo solo un’amichevole. È stato tutto molto veloce. Giocavamo ogni tre giorni, senza tifosi, senza riuscire a recuperare e senza poterci allenare e preparare per la partita dopo. Era difficile provare soluzioni nuove. Il recupero fisico era più importante.”

Ciononostante, Pirlo ha provato ad implementare un sistema di gioco avanguardistico: la Juve cangiava dal 4-4-2 in difesa al 3-2-5 in fase offensiva.

I numeri nascosti erano buoni. Secondo StatsBomb, la Juventus era nel novantesimo percentile per xG e tiri generati dalla riconquista del pallone attraverso il pressing in zone avanzate del campo. Inoltre, nessun’altra squadra in Serie A ha concesso meno xG per novanta minuti.

Tuttavia, la squadra di Pirlo non è riuscita a trovare la costanza. Hanno battuto il Barcellona al Camp Nou per 3-0, hanno sconfitto il Milan imbattuto in campionato da 27 partite e anche Inter e Atalanta hanno capitolato in Coppa Italia, ma hanno perso contro il Benevento già retrocesso e lasciato punti per strada a causa di errori evitabili.

La squadra, inoltre, era come un puzzle con dei tasselli mancanti: Dybala in attacco (per via degli infortuni ha collezionato solo 14 presenze da titolare), un attaccante di riserva, un regista e un laterale sinistro, posizione occupata da Gianluca Frabotta durante la convalescenza prolungata di Alex Sandro.

Ma le capacità di problem solving in cui Pirlo eccelleva da calciatore si sono manifestate nel riadattamento di Danilo e nella scoperta di Weston McKennie. “È giovane e può migliorare molto,” dice dell’americano. “Per come la vedo io, può giocare da mezz’ala in un centrocampo a tre, sia a destra che a sinistra. Arriva spesso in area e segna, ma è molto bravo anche a recuperare palla. Deve giocare in un centrocampo a tre ai fianchi del regista centrale. L’anno scorso abbiamo giocato in diversi modi, quindi sa adattarsi.”

Alla fine, la Juve ha vinto un paio di trofei, si è qualificata per la Champions all’ultima di campionato, Ronaldo si è laureato capocannoniere per la terza volta e Chiellini, Bonucci, Bernardeschi e Chiesa hanno infiammato gli Europei con la Nazionale. Ad aprile, Pirlo si era dato un “rispettabile sei” su dieci, aggiungendo poi che avrebbe “potuto fare di più e quando i risultati non arrivano, il primo responsabile è l’allenatore.” Dopo aver alzato la Coppa Italia, Pirlo meritava un voto più alto, ma non abbastanza per rimanere sulla panchina della Juventus, che ha colto l’opportunità per riportare indietro Max Allegri.

“Sono cresciuto molto a livello personale,” dice dell’annata appena trascorsa.

Gli orizzonti del bicampione di Champions League (2003, 2007) sono tanto vasti quanto quelli di Corto Maltese e con questo in testa, Pirlo non si limiterà ai confini nazionali. “Mi piacerebbe andare all’estero,” confessa. “Sono stato tre anni negli Stati Uniti, quindi non ho problemi con l’inglese, e parlo anche francese. Sento di poter andare ovunque.”

Dopo l’esperienza al New York City, Pirlo tiene d’occhio la MLS. “Non guardo tutte le partite, ma quando posso me la vedo in TV. È molto caldo in questo periodo dell’anno. Ricordo com’era giocare con quelle temperature. È difficile per i giocatori mantenere un livello di intensità alto quando giocano in quelle condizioni.” Poi continua, “Guardo tutte le squadre. Tifo New York – avevo una casa lì anche prima di trasferirmi – ma mi piace tutto della MLS. Sono stato davvero bene là. Mi sono trovato bene nel club, coi miei compagni e con gli allenatori.”

Con la maglia del New York City, il Maestro si prepara a segnare su punizione.

“È stata una bellissima esperienza, anche calcisticamente,” racconta. “Due dei miei figli sono nati negli Stati Uniti, quindi è qualcosa che ci rimarrà per sempre. È casa loro, una parte delle nostre vite. Sono americani.”

Tornare in MLS per allenare è sicuramente intrigante e non è una cosa da fare a fine carriera.

Patrick Vieira ha dimostrato che si può partire dagli Stati Uniti e lavorare lì per poi tornare in Ligue 1 e in Premier League, campionato in cui si trova in questo momento alla guida del Crystal Palace. “Non escludo nulla,” continua Pirlo. “È un bellissimo campionato. Ci sono un sacco di allenatori che vanno a lavorare in MLS da paesi stranieri. Io ho avuto la fortuna di giocarci. Visto cos’ha fatto la nazionale statunitense nella Gold Cup (la loro versione degli europei), mi sembra che il calcio americano stia crescendo molto. Un sacco di giocatori statunitensi ora giocano per i migliori club al mondo: Juve, Barcellona, Chelsea. Se giocano a quel livello, il potenziale è alto.”

Intanto, il Maestro continua a studiare in vista del prossimo incarico. “Osservo moltissimi allenatori,” racconta Pirlo. “Sì può imparare qualcosa da tutti. Guardo le partite e le sessioni di allenamento online. Quando viaggiare sarà di nuovo possibile, ci andrò di persona. Ho incontrato Maurcio Pochettino in vacanza a Ibiza e mi ha chiesto di passare a Parigi per fargli un saluto. Se potrò, vorrei andare a vedere Guardiola a Manchester.”

Per ora, Pirlo esamina il mercato come farebbe con l’azione di fronte a lui, paziente aspetta che l’apertura giusta si riveli. Mentre il sole cala alle sue spalle, si gratta la barba e afferma di essere “pronto per una nuova avventura.”


  • Giacomo Zamagni da Rimini: sportivo da divano e traduttore freelance. Cresciuto a pane e motori ho tradito la mia famiglia innamorandomi del calcio e di tutto ciò che prevede un pallone. Curioso per natura e accidioso per convenienza. Sogno Totti, Micky Ward, Jay Adams e Valentino Rossi. Amo i giusti, gli outsider e i folli.

Ti potrebbe interessare

Tutino è diventato un totem

L'attaccante del Cosenza ha brillato in questa stagione.

Cole Palmer non sente la pressione

L'esterno del Chelsea è stato votato miglior giovane della Premier League.

Guida ai playoff di Serie B

Sei squadre e un solo posto per tornare in Serie A.

Attenti a Saelemaekers

Il giocatore più odiato del Bologna, ma anche quello più vivace.

Dallo stesso autore

Ha senso difendere sui tiri da fuori?

Il Liverpool, per esempio, sembra non volerlo fare più.

Thanks for your leadership, Jake Daniels: omosessuale e calciatore professionista

Barney Ronay commenta per il The Guardian quella che forse […]

Quanto costa un calciatore?

Da tifosi abbiamo dovuto tutti metterci al passo con i […]

Kevin Durant segna da dove vuole. Le difese non sanno più che fare.

Dopo meno di venti partite di stagione regolare, i principali […]
1 2 3 7
Newsletter
Campagna Associazioni a Sportellate.it
Sportellate è ufficialmente un’associazione culturale.

Associati per supportarci e ottenere contenuti extra!
Associati ora!
pencilcrossmenu