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- di Giacomo Zamagni

Italia sorprendente e Giamaica dominante, le finali della 4x100 sono state incredibili


Questa estate italiana ci ha regalato emozioni sportive come mai era successo. Ma per ogni vincente che ride, c'è sempre un perdente che piange e, quest'anno, quasi sempre è stato inglese. Lawrence Ostlere, sull'Indipendent, ha raccontato come sono andate le finali della 4x100 per i "vinti" (per la cronaca: la Gran Bretagna ha comunque messo in bacheca 65 medaglie totali di cui ben 22 ori).


Venerdì scorso è andata in scena la finale della staffetta 4x100 maschile, uno dei momenti topici per la squadra olimpica italiana e questa volta il team britannico si è trovato dalla parte sbagliata della storia, visto che ha mancato l’oro per un solo centesimo di secondo. L’Italia non è di certo nota per i suoi exploit nell’atletica leggera, ma dopo un anno di vittorie forse la quinta medaglia d’oro conquistata a Tokyo non dovrebbe sorprendere.

“Non c’è da stupirsi,” ha detto Mitchell-Blake, il velocista che non è riuscito a tenere dietro Filippo Tortu nel finale all’ultimo respiro. “Hanno vinto l’Eurovision, hanno vinto gli Europei, la finale dei 100m piani e ora anche l’oro nella 4x100.”

Richard Kilty ha corso una terza frazione soprannaturale per consegnare a Mitchell-Blake la testa della corsa prima di vedere l’oro trasformarsi irrimediabilmente in argento proprio sul finale. “Nella storia dell’umanità, questo è il miglior anno che l’Italia abbia mai avuto,” ha detto sarcasticamente l’inglese. “Altro che Impero Romano e tutte quelle cose. Questa sì che è una conquista per loro, quindi è meglio che se la godano perché si sono presi il mondo.”

Nonostante lo humor, i britannici sono presi da emozioni contrastanti per il risultato ottenuto in pista. Erano finiti quinti a Rio de Janeiro e, nei successivi cinque anni, hanno lavorato sodo per provare a conquistare una medaglia a Tokyo. Tuttavia, quando gli Stati Uniti hanno pasticciato il cambio nelle fasi eliminatorie, l’opportunità per puntare seriamente all’oro olimpico si è concretizzata.

I passaggi del testimone dei velocisti britannici sono stati molto fluidi, con CJ Ujah che ha eseguito il cambio per Zharnel Hughes sul rettifilo dopo la cura iniziale, tuttavia senza riuscire a mantenere il margine per contenere Marcel Jacobs, campione olimpico dei 100m e vera sorpresa della squadra italiana.

“Chiedo scusa se sono sembrato ingrato all’inizio,” ha detto Mitchell-Blake dopo essersi mostrato amareggiato per la vittoria solamente sfiorata. “Abbiamo lavorato duramente e ci siamo impegnati molto per questa finale e crediamo di essere il miglior quartetto al mondo; volevamo dimostrarlo nel momento giusto. Vogliamo far vedere di essere all’altezza della considerazione che abbiamo.”

Richard Kilty consola, insieme alle compagne di squadra, Mitchel Blake deluso per essersi fatto scappare l'oro olimpico

“L’oro era dalla loro parte questa seta. Non so come ci siano riusciti, ma è stata una di quelle cose strane. Eravamo migliori di loro, li batteremo il prossimo anno. Concediamogli quest’annata” ha aggiunto Kilty.

La finale maschile è poi stata seguita dalla più decisa staffetta femminile dominata dalla squadra giamaicana. La bicampionessa mondiale Elaine Thompshon-Herah ha portato in fondo il testimone assicurandosi la terza medaglia d’oro ai Giochi, lasciando quella d’argento agli Stati Uniti.

Il quartetto giamaicano domina dall'inizio alla fine la gara

La Gran Bretagna ha avuto un paio di cambi disastrosi, soprattutto il primo fra Asha Philip e Imani-Lara Lansiquot, ma Dina Asher-Smith ha preso il volo in curva prima di passare il testimone a Daryll Neita, che ha mostrato un altro sprazzo dello stato di forma che le è valso la qualificazione alla finale dei 100m femminili e che le ha permesso di conquistare un ottimo bronzo nella frazione finale.

La medaglia ha dato un po’ di conforto ad Asher-Smith, soprattutto dopo dei Giochi per lei frustranti a causa di un infortunio ai tendini del ginocchio che ne hanno compromesso la preparazione. È uscita nella semifinale dei 100m, poi si è ritirata dai 200m, ma è tornata pochi giorni dopo mostrandosi al meglio per aiutare la squadra a qualificarsi per la finale. Ancora una volta è stata cruciale visto che la sua percorrenza in curva ha riportato il team UK nella contesa per il podio. Il suo talento naturale nei 200m le ha permesso di tirarsi fuori dalla bagarre ed emergere fra i primi.

“Provo sentimenti contrastanti perché ovviamente il mio io competitivo dice: avrei potuto fare così, guadagnare un decimo, spingere ancora di più per prendere una medaglia diversa,” ha commentato. “Ma allo stesso tempo devo essere onesta e il mio percorso dice che sei settimane fa ero in stampelle e c’era il 10 percento di possibilità che fossi qui oggi, anzi meno del 10.”

“Portarsi a casa una medaglia è qualcosa che non potevo nemmeno immaginare sei settimane fa, assolutamente, e quindi grazie di cuore ragazze. Significa moltissimo per me. La cosa che fa male dei 100 e dei 200 è che con una o due settimane in più, sarei tornata ai miei normali ritmi.”

Lansiquot è partita troppo presto nella seconda frazione e Philip ha quasi superato il limite del precambio, riuscendo a effettuare il passaggio appena in tempo. “Io e Asha siamo molto affiatate, ci alleniamo insieme e non mi sarei fatta mai scappare il testimone,” ha detto la ventitreenne. “Ovviamente possiamo sempre migliorare, come ha detto Dina siamo degli agonisti e sappiamo di poter migliorare, ma oggi abbiamo preso la medaglie ed è la cosa più importante.”


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Giacomo Zamagni da Rimini: sportivo da divano e traduttore freelance. Cresciuto a pane e motori ho tradito la mia famiglia innamorandomi del calcio e di tutto ciò che prevede un pallone. Curioso per natura e accidioso per convenienza. Sogno Totti, Micky Ward, Jay Adams e Valentino Rossi. Amo i giusti, gli outsider e i folli.

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