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- di Nicola Santolini

Come si sostituisce Lukaku?


In un'estate in cui la Serie A sta letteralmente venendo cannibalizzata e saccheggiata dei suoi migliori giocatori, anche Lukaku volerà in Premier League. Come può l'Inter sostituire, in poco tempo, un giocatore così influente?


Non è ancora ufficiale, ma presto Romelu Lukaku sarà un nuovo giocatore del Chelsea. Fin dalle prime ore dopo l'uscita della notizia si percepiva distintamente che l'operazione, in un modo o nell'altro, sarebbe stata portata a termine, e si è scatenata una tempesta di voci e ipotesi, probabilmente quasi tutte inventate, riguardo il sostituto dell'attaccante belga. Una vera manna dal cielo per stampa e siti di calciomercato, visto l'immobilismo delle squadre italiane che rendeva ancor meno credibili le già improbabili "notizie" pubblicate.

Tornando alla domanda iniziale, la risposta più immediata è che semplicemente non è possibile sostituire Lukaku. In termini assoluti, al di là dei meme sulle tasche di Chiellini, Lukaku si è dimostrato un attaccante d'élite, come attesta anche la cifra a cui verrà ceduto, considerando che si tratta comunque di un giocatore che compirà 29 anni. L'Inter non ha quindi la possibilità di sostituire Lukaku con un altro giocatore di quel livello.

Ciononostante, se non mancassero meno di due settimane all'inizio del campionato e la situazione non fosse palesemente non programmata, la cessione in sè, a queste cifre, sarebbe potuta non essere un dramma in senso assoluto. Molto dipenderà anche da quanto sarà davvero possibile (o si vorrà) reinvestire, ma non avendo tutti gli elementi a disposizione, è davvero difficile parlare del quadro economico. A livello tecnico, chiaramente l'Inter cede un giocatore fortissimo, ma che ha probabilmente raggiunto un livello di rendimento (e un prezzo) molto vicino al massimo possibile, e che comunque sarebbe stato privato dell'allenatore che aveva costruito un contesto tattico volto a esaltarne le qualità e che era probabilmente stato in grado di ottenerne il meglio anche a livello psicologico ed emotivo. Anche a livello di leadership l'Inter perderà molto, ma questo aspetto è davvero molto difficile da quantificare.

Se la domanda iniziale fosse stata "come si può sostituire Lukaku nell'Inter di Conte?", la risposta sarebbe stata quindi univoca, ma quella che dovrà sostituirlo è l'Inter di Inzaghi. Non sappiamo ancora se l'intenzione di Inzaghi è (era?) quella di basare il modello di gioco su quello preesistente o dare fin da subito priorità a princìpi nuovi, derivati dalla sua esperienza alla Lazio o del tutto inediti. Questo è molto importante, perchè se c'è una cosa che gli scorsi Europei e la Nazionale di Mancini ci hanno insegnato, soprattutto sugli attaccanti, è che a prescindere dal valore assoluto di un giocatore il contesto è determinante nell'esaltarne o in quel caso affossarne il rendimento e la percezione collettiva, come è accaduto ad Immobile.

Non siamo quindi di fronte a una situazione in cui deve semplicemente essere sostituito il principale finalizzatore della squadra, come successe con Icardi, ma un giocatore davvero centrale in tutto il contesto tattico, la cui influenza si manifestava in diversi compiti: il gioco spalle alla porta per bypassare il centrocampo, le combinazioni con Lautaro e con la catena laterale, le transizioni in campo aperto.

In questi giorni sono circolati tantissimi nomi, ma la rosa di quelli effettivamente possibili non sembra così ampia.

Duvan Zapata

Zapata è il primo nome ad essere stato contattato da Marotta, almeno secondo stampa e siti specializzati. Supponendo che in questa situazione l'ad nerazzurro voglia puntare su un giocatore che possa garantire una certa continuità, il colombiano potrebbe rispondere a questa esigenza. Zapata dà una serie di garanzie: ha dimostrato di poter essere un attaccante fisicamente dominante in Serie A, ha maturato una certa esperienza internazionale, e dovrebbe permettere di limitare i rischi in una transizione così complicata. D'altro canto si tratta di un giocatore due anni più vecchio di Lukaku, che presumibilmente ha già superato il suo prime, e che comunque l'Atalanta non ha necessità di vendere. La squadra bergamasca però sembra molto più disponibile, vista anche la posizione di forza in un'eventuale trattativa, a cedere il suo attaccante rispetto alle scorse stagioni, e avrà probabilmente già pronta un'alternativa.

Zapata garantirebbe, come detto, una certa continuità a livello tecnico con Lukaku. Ha le capacità sia per giocare venendo incontro che attaccando la profondità, può rappresentare una minaccia in transizione, anche se non al livello di pericolosità di Lukaku, ed è un giocatore sufficientemente associativo.

Zapata è forse l'unica opzione che dovrebbe garantire livelli prestazionali non troppo lontani da Lukaku: sui 90' i due hanno numeri simili per non-penalty xG (0.57 Lukaku, 0.55 Zapata), expected assist (0.24 Lukaku, 0.25 Zapata), dribbling completati (1.2 Lukaku, 1.5 Zapata). L'attaccante della Dea è più abituato ad allargarsi per cercare di combinare con trequartista ed esterno a tutta fascia e a giocare meno in verticale rispetto a Lukaku, che completa 2.2 passaggi progressivi a partita, contro gli 1.3 del colombiano. Molto dipenderebbe dal tipo di movimenti richiesti da Inzaghi, che probabilmente imposterà un sistema con codifiche meno rigide rispetto a quello di Conte.

Dusan Vlahovic

Il secondo nome più accostato all'Inter, almeno inizialmente, è quello di Vlahovic. Si tratterebbe di un investimento completamente diverso a livello strategico rispetto a Zapata: il serbo è molto giovane (classe 2000), con alle spalle tre stagioni in Serie A, di cui due da giocatore stabilmente inserito nelle rotazioni. Poco meno di un anno fa sembrava essere entrato in una spirale negativa, e a un certo punto faticava ad ritagliarsi spazio nel caos della Fiorentina, poi nel 2021 Vlahovic è letteralmente esploso, con 14 gol (su 21) segnati nel girone di ritorno. Al di là dell'evenentuale costo economico, Vlahovic rappresenterebbe un investimento in prospettiva, più rischioso ma potenzialmente redditizio.

A livello realizzativo non ha avuto un exploit particolarmente fortunato, chiudendo con un'overperformance di 1.1 sui npxG, e ha avuto una buona shot selection (0.16 npxG per tiro, un po' peggio di Lukaku ma al pari di Zapata). Oltre alla evidente forza fisica si è dimostrato sufficientemente veloce da poter attaccare anche su un campo lungo, un aspetto caro a Inzaghi (e Conte), ma non sembra un attaccante così adatto per giocare molto su transizioni di quel tipo.

Rispetto a Lukaku e Zapata non è ancora in possesso di un set di movimenti così ampio, con un gioco spalle alla porta in buona parte da costruire e in generale un'interpretazione del ruolo ancora troppo statica e non abbastanza associativa. Il contributo in termini di expected assist è stato circa un terzo rispetto a quello di Lukaku, con numeri lontani anche per quanto riguarda passaggi progressivi per 90' (0.6 contro 2.2) e corse progressive (2.1 contro 3.7). In una squadra che ha contato molto sull'associatività delle proprie punte e sui movimenti coordinati, Vlahovic potrebbe avere difficoltà, ma i margini per lavorare su questi aspetti sono ancora ampi, e non è detto che Inzaghi richieda un certo tipo di lavoro spalle alla porta, come non lo richiedeva ad Immobile.

Edin Dzeko

Il nome di Edin Dzeko viene ciclicamente associato all'Inter, ed era forse inevitabile che succedesse anche in questa situazione, e anzi nelle ultime ore la sua candidatura sembra essere balzata in testa rispetto alle altre. A livello strategico, si trattarebbe di un giocatore più anziano, ma dai costi sicuramente molto più contenuti rispetto a Zapata e Vlahovic, e che magari lascerebbe spazio per un investimento su un giovane non troppo costoso. A livello tecnico Dzeko garantisce qualità spalle alla porta e associatività, anche se nelle ultume stagioni i numeri sugli expected assist sono tutt'altro che esaltanti, oltre al senso tattico per muovere le difese avversarie e lavorare di reparto assieme a Lautaro.

Il bosniaco aggiungerebbe molto per quanto riguarda il gioco aereo (63% di duelli aerei vinti, Lukaku si ferma al 37%, Vlahovic al 42%), una situazione non ricercata dall'Inter di Conte, ma che potrebbe essere più congeniale a Inzaghi, abituato in certe situazioni ad alzare la palla per sfruttare la dominanza di Milinkovic-Savic. Quello che Dzeko non può dare sono le transizioni lunghe e l'intensità nel pressing che probabilmente Inzaghi richiederà. C'è poi l'aspetto realizzativo: Dzeko statisticamente e storicamente non riesce ad essere un finalizzatore efficiente, chiudedo quasi tutte le sue stagioni, come anche la scorsa, in underperformance di diversi gol. Anche Lukaku ha avuto periodi non particolarmente brillanti in questo senso e non si è mai discostato troppo dalle attese statistiche nelle ultime stagioni, ma quello di Dzeko è un ulteriore limite che forse l'Inter non può permettersi di acquisire.

Andrea Belotti

Dopo un Europeo deludente a livello personale, seguito a una stagione modesta, Belotti sembrava già in procinto di lasciare Torino, ma a mancare erano gli acquirenti disposti a pagare una cifra comunque importante per averlo: vista la situazione di estrema necessità, potrebbe rappresentare un'opzione per l'Inter. Giudicare Belotti dalla sua ultima stagione è difficile e forse anche ingiusto, visto che il Gallo sembrava ormai completamente esausto a tutti i livelli. L'Europeo ci ha ricordato ancora una volta che tipo di attaccante è, e per lui vale lo stesso discorso fatto per Immobile: a prescindere dal valore assoluto del giocatore il contesto tattico poco compatibile è finito per evidenziarne tutti i limiti.

Belotti può sicuramente portare intensità in fase di pressing, dinamismo, e impegnare fisicamente i difensori avversari, ma per una squadra che cerca un certo tipo di manovra offensiva il suo gioco spalle alla porta e con i compagni è sembrato davvero insufficiente. Negli anni ha assunto compiti e funzioni sempre più ampi, che forse ne hanno deteriorato il rendimento complessivo, ad esempio ad un certo punto della scorsa stagione era il giocatore del Torino a guadagnare più metri in conduzione palla al piede (5 corse progressive a partita, più di Lukaku, 3.7), qualcosa di abbastanza raro per un centravanti. Anche in un contesto meno disfunzionale dei granata, come quello della Nazionale, è però apparso un giocatore in difficoltà.

Timo Werner

L'Inter ha sempre chiesto solo soldi per Lukaku, e per questo non ha mai preso particolare quota un possibile scambio con Timo Werner, arrivato a Londra con grandi aspettative ma che ha vissuto una stagione molto negativa. Eppure l'attaccante tedesco sarebbe potuto essere una buona occasione, visto il deprezzamento subìto nell'ultimo anno ed essendo almeno teoricamente non ancora arrivato al prime. In più Werner è il giocatore più simile, tra quelli finora citati, a Ciro Immobile, e sarebbe potuto essere un elemento funzionale a Inzaghi. I due hanno numeri quasi identici sotto molti aspetti, come npxG, xA, conduzioni e passaggi progressivi a partita, dribbling tentati, pressioni, e più in generale condividono uno stile di gioco estremamente verticale. Per certi versi fino a un anno fa Werner sembrava una versione vertiginosamente estremizzata dell'attaccante della Lazio: più intenso, più veloce e ancora più verticale.

Un aspetto non trascurabile è che Immobile, nonostante non abbia vissuto una delle sue migliori stagioni è comunque riuscito a segnare circa due non-penalty gol in più delle attese, e in generale si è ampiamente dimostrato uno dei migliori finalizzatori in Europa, mentre Werner arriva da una stagione in cui ha segnato letteralmente la metà di quanto previsto (6 gol rispetto a circa 12 previsti) e in cui a un certo punto sembrava non poter più fare gol in nessun modo. Potrebbe essersi trattato di un'annata anomala e in generale un eventuale scambio con Werner, comunque più giovane e accompagnato da un conguaglio sostanzioso, si sarebbe potuta rivelare una soluzioe interessante, se non altro perchè potenzialmente compatibile con alcune idee di Inzaghi.

Gianluca Scamacca e Giacomo Raspadori

Oltre a un giocatore già pronto, sembra che l'Inter potrebbe optare per acquistare un secondo attaccante, più giovane, visto che già prima della trattativa per Lukaku si diceva cercasse un sostituto di Pinamonti come quarta punta.

Raspadori era già stato accostato in precedenza all'Inter, ma sembrava più in prospettiva di una possibile sostituzione di Lautaro. Si tratta di un giocatore ancora acerbo, con poche presenze in Serie A, e talmente distante per struttura e caratteristiche da Lukaku che chiudendo gli occhi e immaginandoli vicini viene da sorridere, tanto da non poter considerare le due operazioni come legate tra loro.

Scamacca invece appartiene a quella wave di attaccanti grossi e sorprendentemente tecnici, che quando li vedi stoppare il pallone le prime volte lasciano un'espressione sorpresa, che sono diventati stranamente di moda nelle ultime stagioni. Nello scorso mercato di gennaio sembrava che quasi tutte le squadre di Serie A fossero interessate a lui, che se non altro rappresenterebbe una soluzione tecnicamente più vicina a Lukaku.

Si tratta di due profili completamente diversi, e probabilmente l'Inter potrebbe finire per puntare su uno dei due più che per l'aspetto tecnico, per ragioni economiche, se riuscisse a impostare una buona operazione con il Sassuolo, magari inserendo qualche contropartita.

E ora?

A prescindere dai vincoli economici e finanziari di cui è difficile conoscere la reale entità, una transizione come questa non poteva che essere difficile da gestire, ma con un'adeguata programmazione sarebbe potuta essere forse meno dolorosa, non solo a livello mediatico e dell'umore della tifoseria. Si sarebbero potuti cercare giocatori in prospettiva adatti a sostituire Lukaku, o più congeniali ai nuovi princìpi che Inzaghi vorrà implementare, ma è evidente che questa situazione non è stata adeguatamente anticipata e preparata dal management, forse per colpe non sue.

Probabilmente Marotta riuscirà nei pochi giorni a disposizione a "metterci una pezza" (magari strapagandola), ma il calcio dovrebbe ormai aver insegnato quanto la fretta possa essere una cattiva (e costosa) consigliera.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Forlì nel 1994. Laureato in Ingegneria Informatica e ora ricercatore presso l'Università di Bologna. Amante del calcio, malato di Inter e fantacalcio, tenta ostinatamente di razionalizzare il gioco attraverso numeri e statistiche, ma rimane piacevolmente incantato dalla sua irrazionale imprevedibilità.

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