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Il presidente del Barcellona, Joan Laporta
, 9 Agosto 2021

Il Barcellona è più importante di ogni altra cosa, persino di Messi


L'argentino lascerà il club che l'ha accolto fin dall'infanzia.

Il Barcellona ha salutato Messi. Il miglior marcatore della storia del club (652 gol) e il giocatore con più presenze in maglietta blaugrana (778) lascerà il Camp Nou dopo che la società non è riuscita a trovare il modo di incastrare, in mezzo al monte ingaggi fuori controllo, il nuovo contratto dell’argentino, concordato a luglio fra Joan Laporta e il padre/procuratore di Messi, Jorge. “Il club è più importante di ogni altra cosa, anche del miglior giocatore al mondo,” ha sottolineato Laporta, presidente eletto del Barcellona. Dopo una storia durata 21 anni e celebrata con 35 trofei, il Barça si prepara a vivere senza più Messi. “Volevamo ritardare questo momento di altri due anni. Non abbiamo potuto. Siamo costretti ad anticipare l’inizio dell’era post Messi. Siamo sicuri che sarà piena di successi,” così ha predetto il dirigente massimo del Barcellona.

Con il "30" sulle spalle, su assist di Ronaldinho, con il suo sinistro e in pallonetto, Messi segna il primo iconico gol per il Barcellona.

Laporta si è mostrato ottimista, ma non ha mancato di ricordare il passato. E lo ha fatto in diverse occasioni. “Ci sono ragioni molto oggettive per cui non abbiamo potuto chiudere l’accordo: la situazione economica della società. Non abbiamo più margine salariale; abbiamo superato il limite. La gestione catastrofica della giunta precedente ha superato il limite e noi non abbiamo avuto il tempo per invertire la rotta”. Il monte ingaggi della rosa, che include stipendi e ammortamenti, è al limite delle entrate previste. “Senza Messi è a circa il 95%,” ha spiegato sempre Laporta. Inoltre, il Barcellona presenterà un bilancio con un buco da 487 milioni di euro – se ne calcolavano 350 – e con un debito da 1.17 miliardi.

Durante l’ultima stagione, il Barça ha speso 506 milioni in stipendi e ammortamenti. Per l’imminente annata, invece, LaLiga ha posto il limite a 347 milioni di euro per la prima squadra. “Per mettere a bilancio 25 milioni di stipendi, dobbiamo liberarne 100. Si tratta di molti giocatori. La direzione sportiva è al lavoro per ridurre la spesa, ma non è così facile,” ha dichiarato il presidente catalano. Dirigenza e staff tecnico, in ogni caso, sapevano che sarebbe stato difficile trovare la quadra per offrire un rinnovo al nativo di Rosario.

Dopo aver assistito al tentativo di Messi di rompere col Barcellona per via delle divergenze con l’ex presidente Josep Maria Bartolomeu, l’argomento forte per la candidatura di Laporta è stata proprio il rinnovo di Messi. L’attuale presidente è stato eletto a marzo e il mese successivo a iniziato la negoziazione del contratto con Jorge Messi. “Leo ha mostrato una disponibilità totale,” ha raccontato Laporta. La prima proposta era di un contratto di due anni, ma con pagamento dilazionato in cinque anni. Leo ha accettato. L’idea è stata scartata dopo che alcuni consulenti del giocatore e del club hanno sconsigliato questo tipo di soluzione per evitare possibili problemi fiscali e finanziari. Allora, si è optato per un quinquennale, puntualmente accettato da Leo. Invece di percepire 138 milioni annui tra fisso e variabile, il giocatore sarebbe stato pagato 350 milioni per l’intera durata contrattuale. Praticamente uno sconto di circa il 50% sullo stipendio. “L’accordo era chiuso. Ci siamo stretti anche la mano. Poi, però, è arrivata la doccia gelata,” ha continuato Laporta.

Se il presidente e il suo vice, Rafa Yuste, negoziavano coi Messi, il direttore sportivo, Mateu Alemany, e il direttore generale, Ferran Reverter, erano a colloquio con LaLiga per trovare il modo di far rientrare il rinnovo dell’argentino all’interno dei limiti salariali imposti dalla lega. “Sembrava che LaLiga volesse allentare il fair play finanziario. LaLiga voleva trattenere Messi all’interno del campionato, ma ci sono club che vogliono che le norme siano rispettate da tutti, una posizione legittima,” ha spiegato Laporta. La lega ha annunciato un accordo con il fondo CVC da 2,4 miliardi. Sostanzialmente, sono previsti dei prestiti partecipativi ai club con un interesse variabile a 40 anni. In questa operazione, al Barça verrebbero prestati 284 milioni di euro, il 15% dei quali verrebbe utilizzato per ricapitalizzare il monte ingaggi.

Tuttavia, la dirigenza del club catalano non era disposta ad accettare questa offerta. Nemmeno per tenersi Messi. “Ovviamente riceveremmo dei soldi, ma pensiamo che ipotecare i nostri diritti televisivi per mezzo secolo non ci converrebbe. Il Barcellona è più importante di ogni altra cosa,” ha ribadito Laporta. La replica di Tebas, presidente de LaLiga, non si è fatta attendere: “L’accordo con CVC non è un’ipoteca cinquantennale sui diritti televisivi del Barcellona. Fa in modo che abbiano più valore per tutti i club”, ha twittato. “Ci sono rischi che non voglio correre”, ha risposto Laporta durante il suo intervento.

Senza l’aumento del monte ingaggi, l’accordo con Messi è saltato. Mercoledì, il presidente ha comunicato a Jorge Messi le intenzioni del Barcellona e giovedì la decisione è stata ratificata. Il giocatore, rientrato dalle vacanze per iniziare ad allenarsi con la squadra venerdì, è rimasto senza parole. “Leo voleva rimanere e ora non è contento. Tutti volevamo che restasse,” ha dichiarato Laporta. Il presidente ha già informato della decisione i tre capitani (Busquets, Piqué e Sergi Roberto). “Ho visto le loro facce. Gli ho chiesto di dare ancora di più. Devono riuscire a rafforzare ancora di più lo spirito di squadra. Sapremo vincere anche senza Messi,” ha concluso. L’economia fragile, appesantita anche dalla tensione fra il club e la lega, ha posto fine alla storia di Leo Messi al Barcellona. Il club non ha paura del futuro; il giocatore nemmeno. Tuttavia, a Messi resta la frustrazione di non poter chiudere la carriera sull’erba del Camp Nou.

  • Giacomo Zamagni da Rimini: sportivo da divano e traduttore freelance. Cresciuto a pane e motori ho tradito la mia famiglia innamorandomi del calcio e di tutto ciò che prevede un pallone. Curioso per natura e accidioso per convenienza. Sogno Totti, Micky Ward, Jay Adams e Valentino Rossi. Amo i giusti, gli outsider e i folli.

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