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Messi in lacrime durante la conferenza stampa
, 8 Agosto 2021

Considerazioni sparse post conferenza stampa di Messi


Per quanto sembri incredibile, è così: Messi lascerà il Barcellona a parametro zero.


- Meno di un anno fa l'ormai famigerato burofax inviato da Messi alla sede del Barcellona aveva mostrato al mondo come quella che sembra soltanto un'ipotesi fantascientifica - vedere Leo con una maglia diversa da quella blaugrana - fosse invece una possibilità reale. Nonostante ciò, siamo comunque tutti scioccati e ci serviranno mesi per digerire ed elaborare l'accaduto. In particolar modo, per ora il sottoscritto si divide tra tristezza e curiosità per il futuro mentre cerco di consolare i miei tanti amici barcellonesi e barcellonisti, che di curiosità per il futuro in questo momento non vogliono sentire neanche parlare;

- Evitiamo di renderci ridicoli facendo i campioni di integrità, gli alfieri della coerenza a tutti costi, gli inquisitori della sensibilità altrui: le lacrime di Messi sono state sincere, commoventi, ed è sempre bello vedere un uomo fatto e finito mostrare pubblicamente, senza alcuna vergogna, la propria emotività, specialmente nel contesto inquadrato e asettico delle conferenze stampa ufficiali. Questo a prescindere da qualunque aspetto contrattuale, finanziario o sportivo. Le emozioni stanno di per sé al di fuori dello spettro della razionalità e della coerenza: si può essere disperatamente tristi pur avendo preso la scelta giusta;

- «Tutto il possibile è stato fatto, da parte del club, da parte del presidente. Io volevo rimanere, tutti lo volevano. Ma non abbiamo potuto» (L. Messi); «Leo voleva restare e il club voleva che lui restasse» (J. Laporta). La situazione è chiara: attualmente il Barcellona può permettersi soltanto ingaggi "normali" e le richieste di Messi, anche in seguito ad un taglio drastico di oltre metà dello stipendio, corrispondono a diverse decine di milioni netti l'anno: cifre improponibili per le finanze del club e inaccettabili per il salary cap introdotto anni fa da LaLiga. Quindi il vero antagonista della vicenda sarebbe LaLiga? Questo è il messaggio che la dirigenza blaugrana ha cercato di far trapelare, tentando di salvaguardare tanto l'immagine de La Pulga quanto quella del presidente neoeletto Laporta, scaricando la responsabilità su regole troppo stringenti e sulla gestione disastrosa del sessennio Bartomeu;

- Come conclusione di una rapporto ventennale di tale intensità, ci sarebbe piaciuta di più una duplice ammissione di responsabilità, sia per onestà intellettuale sia per rispetto nei confronti dei milioni di tifosi culès. Da un lato avremmo voluto ascoltare Messi ammettere chiaramente di non potere o non volere (legittimamente, forse giustamente) scendere sotto una certa cifra e di essere in parte causa (senza esserne colpevole) del dissesto finanziario in corso; dall'altro ci sarebbe piaciuto sentire Laporta spiegare che a fronte della condizione finanziaria in cui si trova la società si è preferito tagliare un singolo stipendio faraonico anziché privarsi di altri talenti più sostenibili e futuribili; che non sono stati in grado di trovare un accordo prima del 30 giugno, il che per questioni di bilancio avrebbe risolto parte dei problemi legati al salary cap; o che parte dei problemi sono dovuti alla battaglia che Real e Barcellona stanno combattendo con LaLiga in merito ai diritti TV;

- E adesso dove andrà Messi? L'ipotesi Paris Saint Germain sembra scontata dopo essere stata confermata in maniera ufficiosa dalla famiglia Al Khelaifi. Anche la Pulce ha ammesso che stiano trattando e che sia una possibilità concreta. D'altra parte, quale altra società al mondo potrebbe offrire una cifra consona al suo valore di mercato? In molti ne sono scontenti, per usare un eufemismo, lamentandosi delle spese pazze dei parisiens, dell'iniquità del calcio contemporaneo, dei mancati controlli della UEFA, del turbocapitalismofinanziario e del vil danaro che avvelena la passione per lo sport. Forse avranno ragione, ma personalmente non vedo l'ora di vedere giocare Messi, Neymar, Mbappé, Di Maria, Verratti, Hakimi e Sergio Ramos nella stessa squadra: per quanto contrario alla mia weltanschauung dello sport, sarà una gioia per gli occhi.

  • Genovese e sampdoriano dal 1992, nasce in ritardo per lo scudetto ma in tempo per la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni. Comincia a seguire il calcio nel 1998, puntuale per la retrocessione della propria squadra del cuore. Testardo, continua imperterrito a seguire il calcio e a frequentare Marassi su base settimanale. Oggi è interessato agli intrecci tra sport, cultura e società.

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