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3 min

- di Carlo Cecino

Considerazioni sparse sui 15 minuti più incredibili nella storia delle Olimpiadi italiane


Un quarto d'ora che ha lanciato l'atletica italiana nell'empireo olimpico. Un quarto d'ora che resterà nella testa, negli occhi e nel cuore di tutti.


- 1 agosto, ore 14.35 circa. E' la classica domenica agostana in Italia, ricca di afa e zanzare per lo più. Il refrigerio in queste situazioni lo danno il mare e l'aria condizionata. Ma dalle 14.35 alle 15.00 due ragazzi italiani hanno regalato ai loro milioni di concittadini una sensazione impagabile, quella che ti rende invincibile, che ti fa toccare il cielo con il dito. Gianmarco Tamberi è campione olimpico nel salto in alto, Marcell Jacobs è campione olimpico nei 100 metri, scriverlo ci sembra impossibile, irripetibile;

- Le storie di due atleti dalle potenzialità fino ad oggi inesplorate. In ordine di tempo partiamo da Tamberi. Davanti le telecamere l'altista marchigiano è un tipo estroverso, spiritoso, che solitamente si taglia la barba a metà, tanto per farsi capire. Cinque anni fa l'infortunio prima di Rio 2016, poi le difficoltà per altre problematiche fisiche, ma pure la consapevolezza di poter saltare più in alto di tutti a seguito di anni che ti temprano l'anima, se hai una corazza dura. "Gimbo" ha dimostrato di possederla a Tokyo. In semifinale ha zampato i 2.28 utili per accedere alla finalissima e oggi ha messo in onda una prova finale impeccabile. Tamberi ha saltato in maniera netta tutte le misure, dai 2.19 ai 2.37, senza errori. Solo un altro fuoriclasse della disciplina gli è stato dietro, puntuale e arzillo come un grillo, cioé il qatariota Barshim (un altista da paura, ci appariva come una gazzella infallibile);

- Ma i 2.39 metri sono apparsi come una montagna da scalare. Allora dopo le tre "x" per entrambi, la decisione di dividersi l'oro, ex aequo. Però ciò non deve scalfire la storica impresa di Tamberi. Le sue lacrime, le sue esultanze, le sue urla che hanno risvegliato la domenica estiva di tutti gli italiani. La gioia mentre teneva il gesso portatosi a presso per far vedere a tutti gli ostacoli che ha attraversato. Ora puoi saltare di felicità "Gimbo", hai compiuto una gara impressionante, dei balzi da felino e sinuosi che valgono l'oro olimpico, un successo che ti risolleva di tutte le lacrime versate;

- Tuttavia i tesori dal Sol Levante non sono finiti qui. Anzi, il climax di emozioni è solo all'alba, possiamo asserire assurdamente. A fine gara Jacobs dirà: "Quando ho visto Gimbo saltare e vincere, mi sono gasato e ho pensato che dovevo vincere anche io". E l'ha fatto. Marcell Jacobs ha realizzato qualcosa di epocale, un oro che può dividere la storia dell'atletica italiana dal "Pre Jacobs" al "Dopo Jacobs". Ci vengono i brividi a raccontare ciò che ha inscenato il velocista di Desenzano del Garda. Un film che è una centrifuga di carattere avvincente, commovente e rigenerante per la rinascita del movimento dell'atletica italiana che non vinceva una medaglia da Londra 2012. Un evento che fa rima con l'impresa sportiva italiana più impossibile di sempre;

- Già in semifinale Jacobs aveva registrato un 9.84 che era valso l'accesso alla finale olimpica nei 100 metri - mai un italiano si poteva fregiare di questo sogno - e il nuovo record europeo. Però la sceneggiatura della pellicola leggendaria doveva ancora proporre il finale indimenticabile. Nella finalissima Jacobs è partito leggermente meglio rispetto alla semifinale, è rimasto terzo fino ai 60 metri, poi nell'allungo finale ha staccato i dirimpettai Kerley e de Grasse, ha letteralmente messo il turbo e come un lampo ha chiuso in 9.80. Pizzicatevi se volete, però è tutto vero, lo confermiamo. Un italiano ha conquistato l'oro olimpico nei 100 metri, la finale della finale delle Olimpiadi. Se scruterete l'albo dei cinque cerchi, nella disciplina dei 100 metri sotto Usain Bolt leggerete Marcell Jacobs. Doveva essere una normale e calda domenica agostana per noi italiani, si è tramutato in un pomeriggio mitico, possiamo piangere tutti, possiamo dire che l'uomo più veloce sul pianeta è italiano. E ci ha donato un momento che racconteremo ai nostri nipotini.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Carlo Cecino, giovane trevigiano di belle speranze. Nato il 18/05/1994 durante la meravigliosa notte di Atene, col Milan che sculacciava il Barcellona di Cruijff, si appassiona fin dal primo ciuccio allo sport. Segue con fervore il basket, con i San Antonio Spurs in cima alle ricerche. Entrare nel mondo giornalistico sportivo è il sogno, ma anche diventare il magazziniere dello spogliatoio dei New York Knicks non sarebbe male. Gli idoli sono Valerio Fiori e DeShawn Stevenson, oltre a Federer, leggenda vivente del tennis.

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