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- di Giacomo Zamagni

Tokyo 2020, storia della sportività venduta


L'opinione dura, durissima di David Goldblatt sul The Guardian non lascia scampo ai Giochi Olimpici presenti, passati e nemmeno futuri. L'autore, accademico e giornalista britannico denuncia il Comitato Olimpico Internazionale da sempre forte coi deboli e debole coi forti, corrotto, complice, vendicativo e ipocrita ben oltre i limiti della decenza. Lo sport non è e non è mai stato puro perché la purezza non è di questo mondo, ma di certo può essere meglio di così.


Le sedute vuote negli stadi di Tokyo sono una benedizione sotto mentite spoglie, per cui lo spettacolo sportivo, indipendentemente dal pregio, non potrà negare la realtà dei fatti: questo evento iper-diffuso si sta tenendo nel bel mezzo di una crisi sanitaria mondiale senza precedenti e contro il volere della maggior parte dei cittadini giapponesi. Così facendo, il Comitato Olimpico Internazionale – che seriamente si crede il faro di un movimento sociale e globale – ha dimostrato di non essere nulla di più di un circo itinerante dell’industria sportiva, sempre pronto ad accontentare le brame degli emittenti televisivi.

Di certo, l’aria che tirava intorno a questi Giochi Olimpici e al CIO non era limpida nemmeno prima della pandemia. Infatti, ad ogni Olimpiade, i costi per i paesi ospitanti crescono esponenzialmente, così il Giappone dovrà sborsare più di 30 miliardi di dollari e non un singolo centesimo verrà versato dal Comitato. Lungo il tragitto si è vista la solita combinazione di costosissime e inutili arene sportive, accuse di corruzione durante il processo di assegnazione dell’Olimpiade e lo sfratto forzato dei cittadini dalle loro abitazioni.

Presentati come “Recovery Games” – a celebrare la rinascita del paese dopo lo tsunami del 2011 seguito poi dal disastro nucleare – il softball ha aperto i Giochi proprio a Fukushima, una regione martoriata dal sempre maggiore spopolamento e ancora sommersa dai rifiuti radioattivi.

Parigi, Los Angeles e ora anche Brisbane saranno le prossime città a ospitare le Olimpiadi estive con il Comitato Olimpico che ancora sostiene che i Giochi catalizzino la crescita economica e fertilizzino il territorio urbano e sportivo locale. Tuttavia, la ricerca è inequivocabile: con l’eccezione di Barcellona ’92, non una singola edizione delle Olimpiadi moderne ha accelerato la crescita economica della città ospite e nemmeno i tassi di occupazione, turismo e produttività.

Analogamente, la tesi secondo cui le Olimpiadi promuovano la partecipazione sportiva è un altro mito. Dopo Londra 2012 – l’unica città ad aver preso seriamente quest’affermazione – i livelli di attività sportiva sono crollati a causa dell’austerity governativa, i cui programmi hanno portato alla chiusura in massa dei centri sportivi.

Atleti olimpionici potranno essere d'ispirazione ad altri atleti olimpionici, ma le eccezionalità fisiche e psicologiche non hanno alcun impatto sui comportamenti del grande pubblico. Chiedete ai finlandesi: hanno abbandonato la rincorsa al medagliere finanziata dallo stato per investire su trasporti e accessibilità delle strutture. Non hanno praticamente vinto più niente, ma hanno la popolazione anziana più sana e attiva al mondo. Il Regno Unito, invece, ha un sacco di ori in bacheca e un problema di obesità da affrontare.

I piani urbanistici implementati per Seul 1988 e Pechino 2008 hanno causato lo sfollamento di quasi 2 milioni di persone. Più di recente, l'Olimpiade di Rio è andata in scena sulle spalle di 60mila persone che hanno perso il lavoro e la casa: gente che è stata spesso intimidita o trasferita in abitazioni peggiori e più lontane. La maggior parte di questi è stata a malapena pagata e poi ci sono stati gli sgomberi della polizia per cacciare chi soffre di disturbi mentali e i senzatetto dagli spazzi pubblici.

Uno sgombero della Polícia Militar in una favela di Rio de Janeiro nel 2016

Mors tu vita mea. Ovviamente, quando qualcuno soffre, c’è sempre qualcuno che gioisce e le Olimpiadi si sono dimostrate un bel colpo per gli imprenditori edili e i funzionari e i politici corrotti che non hanno mancato di concedergli lauti contratti. Anche la polizia locale e le agenzie di sicurezza sono da menzionare fra i beneficiari, visto che i costi per i loro servizi si aggirano attorno ai 2 miliardi di dollari. L’amministrazione di Rio de Janeiro non ha costruito una singola infrastruttura sportiva per la comunità, ma agli agenti dello Choque, la Celere brasiliana, sono stati forniti i migliori equipaggiamenti, con tute al kevlar e taser di ultima generazione.

In disperato bisogno di legittimazione, il Comité International Olympique ha abbracciato la retorica della sportività e l’ambientalismo. Tuttavia, la prima si è fatalmente sgretolata di fronte alle inadeguate sanzioni riservate alla Russia dopo la scoperta, senza precedenti, del programma “statale” di doping; mentre per quanto riguarda le istanze green, i Giochi sono sembrati tutto fuorché un esempio da seguire. L’inquinamento a Pechino è solamente aumentato dopo le Olimpiadi del 2008, mentre a Pyeongchang, Rio e Sochi sono stati distrutti interi habitat naturali protetti.

Il Covid ha quantomeno ridotto la solita ciclopica impronta ecologica lasciata dalle Olimpiadi. Tuttavia, è difficile capire come le emissioni – per quanto il CIO cerchi di controbilanciare – di questi e dei prossimi Giochi Olimpici saranno giustificate quando il ritmo del riscaldamento climatico sarà tale da impedire ai precedenti paesi ospitanti delle Olimpiadi invernali di tenerle nuovamente per la mancanza di neve. Tokyo, ormai regolarmente alle prese con estati torride e umide, ha dovuto spostare la maratona 1000km più a nord, a Sapporo.

L’idea romantica secondo cui le Olimpiadi perorino la difesa dei diritti umani e che quindi ospitarle possa caldeggiare l’apertura dei regimi autoritari nei confronti della comunità internazionale è stata completamente smentita da Pechino 2008 prima e resa ridicola da Sochi 2014 poi. I prossimi Giochi Invernali avranno luogo a Pechino mentre il genocidio degli Uiguri sarà ancora in atto: sarà grottesco. Chiaramente, guai agli atleti che vorranno esprimere il proprio dissenso e parlare liberamente mentre saranno lì.

Un classico per il CIO. Alla vigilia dei Giochi del 1968, il governo messicano fece uccidere a sangue freddo oltre 300 manifestanti e lanciò una campagna del terrore contro il movimento studentesco che lo osteggiava. L’allora presidente del CIO, Avery Brundage, rispose così ai giornalisti che gli chiedevano un’opinione in merito a quanto accaduto: “Ero a vedere il balletto”.  Successivamente, dopo aver assistito al più grande episodio di attivismo sportivo nella storia delle Olimpiadi – il pugno alzato del Potere Nero – reagì distruggendo le carriere di Tommie Smith e John Carlos. La storia del CIO è questa: inginocchiarsi dinnanzi al potere e alla violenza, e prendersela con gli atleti che dice di proteggere.

Immagini della premiazione per i 200m di Città del Messico e successiva intervista al vincitore, Thomas C. Smith, in cui spiega il simbolismo dietro al gesto compiuto insieme al compagno di squadra e terzo classificato John Carlos.

Un focolaio Olimpico potrebbe uccidere più persone a Tokyo di quante il governo messicano sia riuscito a giustiziarne coi proiettili e la repressione senza scrupoli delle proteste degli atleti da parte del CIO è sostenuta dall'introduzione di nuove regole. Il Comitato, però, non coglierà l’ironia, perché non impara dai propri sbagli e non ascolta le critiche.

Selezionato autonomamente fin dal principio, il CIO non affida incarichi ad esterni, non tollera voci fuori dal coro e opera nell’opacità più totale. L’idea che un’organizzazione del genere debba avere uno status speciale alle Nazioni Unite e che rivendichi la sovranità sullo sport globale è semplicemente indifendibile.

Lo sport è una tela eccezionale su cui dipingere la celebrazione delle possibilità umane. Un linguaggio universale in un mondo pericolosamente frammentato. Si merita di più che vivere nella gabbia del CIO, di più di affogare nella devozione e nei limiti di un pernicioso modello di business.

Emergenza sanitaria a parte, è ormai tardi per abbandonare le Olimpiadi di Tokyo, ma c’è ancora tempo per mettere fine a questa farsa. Il partito comunista cinese potrà produrre tutta la neve artificiale che vuole entro il 2022, ma noi dovremmo semplicemente rifiutarci di guardare. Parigi 2024 può essere l’ultimo tenero addio. Il CIO dovrebbe sciogliersi e i suoi asset passare ad un nuovo corpo amministrativo democraticamente costituito. L.A. perderebbe i Giochi, ma Hollywood può prendersi i diritti per raccontare questa storia.


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giacomo Zamagni da Rimini: sportivo da divano e traduttore freelance. Cresciuto a pane e motori ho tradito la mia famiglia innamorandomi del calcio e di tutto ciò che prevede un pallone. Curioso per natura e accidioso per convenienza. Sogno Totti, Micky Ward, Jay Adams e Valentino Rossi. Amo i giusti, gli outsider e i folli.

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