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3 min

- di Riccardo Verruso

Considerazioni sparse post ultima puntata di “Una Pezza di Lundini”


SPOILER ALERT: la Pezza è finita, ma siamo comunque felici.


- Eccoci qua, siamo giunti al capolinea dopo 15 potentissime puntate. Come reciterebbe quel link condiviso da qualcuno di voi su Facebook nel lontano 2009, "Non essere triste perché è finita, ma sii felice perché è successo". Proprio così, Una Pezza di Lundini finisce - probabilmente si tratta solo della fine della seconda stagione, vociferandosi già un imminente rinnovo -, ma lo fa come ha iniziato: stupendoci, facendoci ridere e, ovviamente, innovando. Quest'ultima puntata, insieme a quella precedente, trasuda citazionismo da tutti i pori, spaziando da Nolan a Lynch, dai Simpson alla serie "Mario" di Maccio Capatonda - a cui si ispira non poco per la sottotrama da thriller cospirazionista - fino alle magiche reinterpretazioni dei meme, come "Bongo cat" suonata dai Vazzanikki. Siamo proprio contenti;

- Nonostante questa puntata non abbia come focus le interviste e i suoi ospiti non rubino certo la scena come nelle settimane scorse, anche questa volta qualcosa di significativo e innovativo c'è da segnalare. Il primo invitato è Fabio Rovazzi, nato come youtuber, ma diventato presto celebre ai più per la hit estiva "Andiamo a comandare", oltre che per la patologica tendenza di fare product placement in ogni suo video musicale. L'intervista, che in quanto a contenuto non ha molto da dire, si aggiunge però alle numerose che in questa stagione hanno offerto spunti di novità e creatività notevoli: infatti, come fossimo quasi in un episodio di Black Mirror, lo spettatore riesce subito a non capire più nulla, grazie al continuo switch tra le varie lingue in cui è tradotta la chiacchierata. C'è anche spazio per dare visibilità all'idioma yemenita su Rai 2;

- Facendo invece una breve considerazione sui pochi sketch video trasmessi durante la prima parte della puntata, ritorna dopo qualche settimana di stop il format "Contacting Bowie", per il quale speravamo che, almeno per il finale di stagione, Alessandro Gori potesse spiegarci il senso dei suoi video: purtroppo non è andata così e, come spesso è accaduto, l'episodio ci ha lasciato ancora indifferenti. Un grande plauso va invece al Tenente Silvestri, il quale è riuscito nel corso delle due stagioni a farci divertire con le sue rubriche, prima l'angolo della memetica, e poi con le sue poesie intime frutto dell'osservazione della realtà, come quella sulla sabbia dell'ultima puntata: "Sabbia, ma come è che è stai dappertutto, ma che è?";

- L'ultimo ospite della seconda stagione della Pezza è Maurizio Mannoni, conduttore televisivo e giornalista, originariamente lanciato da Sandro Curzi. Sì, proprio lui, quello definito da Vittorio Sgarbi come la rappresentazione massima della "retorica insopportabile" durante una puntata de "Il processo di Biscardi": spezzone diventato, a mani basse, il video più importante in assoluto su Youtube Italia e punto di riferimento per la memetica odierna. L'intervista, nonostante l'ospite dia l'impressione più volte di "non avere capito il format", ha il merito di fornire un divertente siparietto comico grazie all'ennesimo climax surreale ascendente di questo show, tutto scaturito, come spesso accade, dall'estrapolazione di una frase per portarla poi all'esasperazione. La presenza di Mannoni, infine, ha anche il merito di aprire le danze per il circo finale, un momento di astrazione totale, durante il quale lo spettatore non può far altro che svitarsi la testa e lanciarla via;

- Il finale, come accennato, riprende alcuni aspetti della prima stagione, ma portando ad un livello superiore il concetto di suspense e follia che da sempre ha caratterizzato questo programma. Come detto, le similitudini con la sottotrama della serie di Maccio Capatonda sono innumerevoli e, per certi versi, anche più complete e conclusive in ottica di svelare il mistero e il villain orchestratore delle malefatte. Personalmente è da apprezzare molto come Lundini ci abbia regalato una nuova versione di Sandra Milo, simpatica, disponibile e molto autoironica. Naturalmente, come ormai avrete capito durante questa rubrica su Sportellate, Valerio Lundini è un fuoriclasse, un campione appartenente ad un'altra categoria, quindi è obbligato a spingersi oltre, dimostrando la sua superiorità e facendoci entrare in una dimensione onirica per interpretare il senso delle 15 puntate fino ad oggi trasmesse. Tutto ciò grazie, nel minuto finale, alla comparsa del medico Rapone - personaggio rivelatosi fondamentale con i suoi sketch - e ad una comparsa a sorpresa tanto cara alla fan-base del comico romano su Facebook. La vera domanda è una: cosa faremo adesso? Che ne sarà di noi? C'è vita dopo Lundini? Chissà se ci sono risposte a queste domande esistenziali, ma di sicuro sappiamo che la Redazione sarà presente alla data dello spettacolo "Il mansplaining spiegato a mia figlia" a Cesena…stay tuned.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

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