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7 min

- di Simone Renza

Selling England by the Pound


L'atto conclusivo del torneo continentale per nazionali ha segnato, calcisticamente, la vittoria degli azzurri e la sconfitta dei Three Lions (che stando a recenti studi storici non sarebbero leoni ma bensì leopardi essendo l'unico vero leone britannico quello scozzese n.d.a.), ma il verdetto più propriamente politico e sociale è in realtà totalmente ribaltato: Football has not left home, parafrasando il mantra inglese, because England is the Home of Football, o quantomeno, non me ne vogliano gli scozzesi, the home of the Football we love.


Some people think football is a matter of life and death. I don't like that attitude. I can assure them it is much more serious than that.Bill Shankly

L'intero sistema calcistico italiano ha dibattuto a lungo, troppo e male sul take a knee, districandosi tra rovinose dichiarazioni di responsabili di comunicazione, comunicati successivi zoppicanti, gaffes di capitani, interpretazioni ardite del gesto etc. dimostrando tutta la sua incapacità, il suo cerchiobottismo e la sua accidia dinanzi ad un problema, quello del razzismo, endemico nel nostro paese e fin troppo goffamente nascosto sotto il tappeto del buonismo e di una presunta, ma non pervenuta, libertà di espressione e goliardia.

Portata, però, la coppa a Roma, come per incanto, ogni e qualsivoglia discussione è stata lasciata cadere, forte della memoria non propriamente pachidermica del popolo italiano, lasciando immutato lo status quo. Apparentemente, poiché, proprio in questi giorni, abbiamo dovuto assistere all'ennesima recrudescenza del braccio violento del razzismo: il fascismo. Ebbene, il calciatore albanese Hysaj, terzino sinistro e discepolo di Sarri, all'atto della sua presentazione ai suoi nuovi compagni di squadra biancocelesti ha avuto l'ardire di intonare "Bella Ciao" dinanzi ai suoi compagni di squadra, cerimonia di prassi di ogni nuovo acquisto (ricordiamo anche il caso scoppiato dopo che, sull'altra sponda del Tevere, Zaniolo e Mancini cantarono la stessa canzone), che ha portato a conseguenze gravissime, ma non sorprendenti da parte di una determinata fetta del tifo laziale quali confronto diretto nell'Hotel quasi nell'immediatezza dell'evento e ad uno striscione nella quale viene affermato (non lo si citerà per scelta cercando di rendere eufemistico il suo contenuto) il disappunto per Hysaj e una presunta, mai verificata e anti storica, appartenenza politica della Lazio.

Come per il caso della dichiarazione del portavoce della FIGC, il comunicato successivo, tanto della Federazione che della S.S. Lazio, c'è stata sì di presa di posizione ma sempre morbida, ammiccante ad una democristianità genetica che vuole sì stigmatizzare ma sottovoce, piano piano... come piace a noi. Va detto, ad onor di cronaca, che quanto espresso dalla Lazio rientra nel solco di un deciso cambiamento di comunicazione che fino a qualche mese fa era impensabile. Rimangono, comunque, ampi margini di miglioramento, specie dal punto di vista fattuale e pratico in stile inglese, come meglio si dirà più avanti.

L'11 Luglio, appena infrantosi il sogno di vittoria della nazionale guidata da Southgate per via di tre errori dal dischetto, i colpevoli del Wembleyazo, Saka, Rushford e Sancho, sono stati immediatamente bersagliati in ogni luogo materiale ed immateriale non solo per aver sbagliato ciascuno il calcio di rigore (già De Gregori ne cantava la scusabilità) quanto per l'aggravante di essere di pigmentazione non caucasica, insomma dei "fuckin nigga". Nulla di nuovo, nemmeno nella multietnica albione. Ma c'è qualcosa di più ampio che il Canale della Manica a separare Inghilterra e Italia: la reazione immediata della Federazione e non solo.

La FA era già stata accusata di marxismo, da parte di Nigel Farage (per chi non si ricorda il fautore della Brexit e del Brit First), perché aveva stabilito di concerto con tutti i membri della spedizione inglese all'Europeo, che i calciatori si sarebbero inginocchiati ogni partita così dando pieno ed incondizionato appoggio alla battaglia del Black Lives Matter. In risposta a quella polemica Southgate aveva scritto una lettera aperta ai tifosi parlando di una "new englishness", un cambio di passo culturale e radicale nella presa di coscienza di come l'essere inglesi non afferisse alla razza, alla religione etc ma ad un sentimento di appartenenza. Ma tornando alle ore successive la fatidica lotteria dei rigori, lo Spokerperson della FA (l'equivalente del nostro Resp. Comunicazione) ha postato il comunicato della Federazione nella quale questa condannava fermamente gli atti discriminatori ed intimidatori accaduti ai tre giocatori aggiungendo il disgusto per tali gesti e l'invito a non seguire più la Nazionale richiedendo la punibilità di quei comportamenti.

Ma non solo. Sempre nella notte dell'11 Luglio il murales che a Manchester raffigurava Rashford è stato imbrattato con scritte razziste che, però, l'indomani mattina è stato immediatamente ricoperto e ripulito spontaneamente da ogni tifoso inglese che passasse di là. Ma, soprattutto, è stato arricchito con biglietti di supporto, fiori, disegni, lettere di bimbi etc il tutto corredato da una foto di tanti e tante inginocchiati e inginocchiate. Qui quanto lo stesso Rushford ha postato sui suoi social il 12 Luglio: "Non so nemmeno da dove cominciare e non so nemmeno come esprimere a parole come mi sento in questo preciso momento. Ho avuto una stagione difficile, credo fosse chiaro a tutti, e probabilmente sono arrivato a quella finale con poca fiducia. Mi sono sempre difeso sui rigori, ma c'era qualcosa che non andava. Durante la lunga rincorsa ho perso un po' di tempo e purtroppo il risultato non è stato quello che volevo. Mi sentivo come se avessi deluso i miei compagni di squadra. Mi sembrava di aver deluso tutti. Un rigore è stato tutto ciò che mi hanno chiesto per contribuire alla squadra. Posso segnare rigori anche mentre dormo, quindi perché non quello? Ho continuato a giocare nella mia testa da quando ho colpito la palla e probabilmente non c'è una parola per descrivere come mi sento. Finale. 55 anni. Un rigore. La storia. Tutto quello che posso dire è che mi dispiace. Vorrei che fosse andata diversamente. Anche se continuo a scusarmi, voglio parlare per i miei compagni di squadra. Questa estate è stata una delle migliori che abbia mai vissuto e tutti voi avete avuto un ruolo in questo. È stata costruita una confraternita incrollabile. Il tuo successo è il mio successo. I tuoi fallimenti sono i miei. Sono cresciuto in uno sport dove mi aspettavo di leggere cose scritte su di me. Che sia per il colore della mia pelle, dove sono cresciuto o, più recentemente, per come decido di trascorrere il mio tempo fuori dal campo. Posso accettare critiche sulla mia prestazione tutto il giorno, il mio rigore non era abbastanza buono, avrei dovuto segnare, ma non mi scuserò mai per chi sono e da dove vengo. Non mi sono mai sentito più orgoglioso come quando ho indossato quei tre leoni sul petto guardando la mia famiglia che mi acclamava insieme a una folla di decine di migliaia di persone. Ho sognato giorni come questo. I messaggi che ho ricevuto oggi sono stati positivamente travolgenti e vedere la risposta a Withington mi ha portato sull'orlo delle lacrime. Le comunità che mi hanno sempre circondato con le loro braccia continuano a sostenermi.  Sono Marcus Rashford, un uomo di colore di 23 anni di Withington e Wythenshawe, South Manchester. Se non ho altro, ho quello. Per tutti i messaggi gentili, grazie. Tornerò più forte. Torneremo più forti".

Per inciso, in Inghilterra negli ultimi anni c’è stato un notevole aumento dei crimini d’odio contro minoranze etniche, religiose e contro persone che hanno un orientamento sessuale minoritario. Nel frattempo il partito dei Conservatori si è spostato sempre più a destra su diversi temi, fra cui l’immigrazione. La scorsa settimana la ministra dell’Interno Priti Patel ha proposto una riforma del sistema di accoglienza che ha come obiettivo quello di limitare il diritto d’asilo per chi arriva irregolarmente nel Regno Unito.

Proprio in questa ottica, la FA ha avviato da tempo una campagna antirazzista in ogni più minuscolo campetto di periferia, fa tenere seminari, invita le giovanissime generazioni a studiare e capire il fenomeno al fine di distruggerlo alle origini. Ma non solo. Mentre vediamo fallire società in Italia (Livorno, Chievo etc), la Federazione inglese nel corso degli ultimi due anni ha dotato di fondi speciali le leghe minori per supportare ogni squadra fosse in difficoltà. Si prendono cura del Gioco, perchè ne hanno capito l'importanza a tutti i livelli.

Non credo ci sia necessità di rimarcare la profonda differenza sistemica. E' palese e lapalissiana. Per quanto vero che sul campo siamo bravissimi a portare a casa coppe e trofei, appena udito il triplice fischio non siamo in grado di debellare, e ribadisco come il caso Hysaj sia temporalmente l'ultima delle dimostrazioni, il fenomeno del razzismo e del fascismo all'interno (ma non solo) dei nostri stadi nonostante l'invadenza dello stesso e il suo risalto mediatico ogni qualvolta decida di palesarsi.

Esso è evidentemente frutto di una società annichilita da una politica e da una stampa orientata alla caccia al migrante ed al povero di turno che esaspera circostanze che, in altri momenti storici, si sarebbero dette marginali ed ininfluenti. Ciò che veramente sembra mancare è infatti proprio una ferma e decisa volontà politica, a tutti i livelli di combattere tutto ciò. Ogni tanto si alza qualche polverone in qualche famoso studio televisivo o su una prima pagina nazionale ma, come per magia, trascorsa una settimana tutto viene lasciato cadere nel dimenticatoio. Fa comodo chiudere gli occhi, l'essere donabbondieschi fingendosi cocci di creta in mezzo a cocci di ferro.

Mi domando, soprattutto alla luce di quanto accaduto nella perfida Albione, se invece che la coppa non sarebbe stato conveniente aver portato a casa un pò di quell'Inghilterra che i Genesis vendevano un tanto al kilo? If it's coming Rome, si permetta di dire, English do it better e si dimostrano, ogni giorno di più, la casa del Football. La risposta sarebbe in una rivoluzione culturale, tanto e troppo lenta da venire, ma di per certo, quello che so, è che aveva ragione B. Shankly dicendo che il Calcio è qualcosa di più serio che la vita o la morte ed è ora che venga preso atto di ciò perché il Calcio è e non può non essere anche politica. Se lo si tratta così per le misure repressive deve essere fatto altrettanto per renderlo un contenitore di civiltà.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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