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4 min

- di Pierluigi Ninni

Considerazioni sparse post Tour de France 2021


Pogacar domina il Tour de France 2021 e diventa il corridore più giovane di sempre ad aver vinto 2 Tour.


- Partiamo con ordine: il Tour 2021 non sarà ricordato per la sua spettacolarità. Una corsa chiusa già dalla prima settimana e condizionata pesantemente dalle cadute, dai ritiri illustri (tra tutti quello di Primoz Roglic) e dagli abbandoni anticipati causa Olimpiadi di Tokyo. Dopo una prima settimana scoppiettante e corsa a medie folli, il livello e l'interesse della Grand Boucle sono andati via scemando, merito anche e soprattutto di un Tadej Pogacar spaziale, uno dei tre volti principali del TDF appena conclusosi;

- C'è poco altro da aggiungere sul fenomeno sloveno: unico nella storia insieme a Gino Bartali (Giro 36' e 37') e al belga Gustave Deloor (Vuelta 35' e 36') a vincere 2 GT da under 23. E lo ha fatto vincendo la corsa più importante di tutte, con una maestria ed una consapevolezza che solo i grandissimi hanno dimostrato su strada. Dimostrazione di forza che Pogi ha già imposto nei primi 7 giorni di corsa, tra la crono di Laval e l'attacco in solitaria nel prima tappa di alta montagna del Tour. Lo scatto con cui sul Col De Romme stacca tutti e manda in crisi i suoi diretti avversari è l'immagine principe del Tour 2021, dominata dalla prima all'ultima pedalata anche grazie ad una squadra impeccabile e quasi sempre presente. Una UAE sempre in pieno controllo e padrona della corsa, tutta al completo servizio del nuovo fuoriclasse del ciclismo mondiale;

- Dopo l'attore principale, ecco gli attori non protagonisti da copertina di questo Tour. Dopo quasi un decennio, Mark Cavendish torna ad alzare le mani al cielo in terra francese e lo fa in grande stile, conquistando 4 tappe, la sua seconda maglia verde e eguagliando il record di vittorie di tappa al Tour detenuto dal Cannibale, dalla divinità della bicicletta Eddy Merckx. Certo, difficile sbagliare quando a tirarti le volate ci sono il miglior treno e il miglior pesce pilota del WT (tale Michael Morkov) e la concorrenza latita per 2/3 di Grand Boucle. A negare il poker e la gioia più immensa a Cannonball c'ha pensato un altro fenomeno, concludendo sul traguardo dei Campi Elisi un Tour fuori da ogni logica per i canoni del ciclismo moderno. Che Wout Van Aert fosse un corridore fuori dagli schemi lo si era capito presto, forse anche prima del Tour 2019 dove esplose fragorosamente. Ma vincere uno sprint, una tappa di alta montagna (non una qualunque eh, ma quella del doppio Ventoux) ed una crono al TDF, come solo Eddy Merckx e Bernaud Hinault avevano fatto negli anni 70', può solo essere la conferma che abbiamo davanti un corridore unico per potenzialità e completezza. Chissà che tra qualche anno WVA non possa lottare con un altro fenomeno sloveno per la Gialla;

- Tornando sulla terra, abbiamo vissuto tre settimane da alti e bassi. Dall'apoteosi tecnica e di contenuti offertaci dalla prima settimana, resa dura come non mai dal disegno intrigante delle tappe bretoni, dalle cadute (maledetto "Allez Opi Omi!") e dalle trenate di uno scatenato MvDP meritatamente in giallo, alla catarsi della seconda settimana per poi rinvigorirsi negli arrivi pirenaici del Col Du Portet e di Luz Ardiden grazie anche alla vivacità di Carapaz e della sorpresa di questa Grand Boucle, Jonas Vingegaard. Basti pensare che, per aggiungere un pò di pepe ad un finale già scritto, c'è voluta un irruzione a sorpresa della Gendarmerie francese nel hotel della Bahrain-Victorius, rea di correre da circa 7 mesi a ritmi troppo elevati secondo alcuni anonimi direttori sportivi, gli stessi che hanno cercato di ripescare il tema del doping tecnologico (vedi inchiesta del giornale svizzero LeTemps) proprio a valle della straordinaria prestazione di Pogacar sulle Alpi. Nonostante tutto, non boccerei un percorso della Grand Boucle poco affascinante in termini di alte montagne ed arrivi in salita ma che ha di molto favorito lo spettacolo, dando spazio ad azioni da lontano tecnicamente rilevanti come quelle di Mohoric e di Konrad e eliminando momenti morti o tappe di trasferimento almeno nei primi 15 giorni;

- Capitolo italiani: non possiamo sorridere neanche quest'anno. Non vinciamo al Tour da due edizioni e non riusciamo ad essere costantemente protagonisti. Tuttavia, non si può tralasciare il Tour di alcuni nostri portacolori, tra cui spiccano Sonny Colbrelli, Mattia Cattaneo e Davide Ballerini. I primi due spesso in fuga e vicini al colpo grosso con i secondi posti ottenuti rispettivamente a Saint-Gaudens e a Tignes, con il Cobra mai domo alla ricerca di punti e di fughe per tenere viva la lotta per la maglia verde e il lombardo al miglior GT in carriera concluso con un ottimo 12esimo posto in GC. Il Ballero, fondamentale per le vittorie di Cavendish e spesso e volentieri all'attacco, anche in frazioni altimetricamente non adatte a lui. Insomma, un Tour in chiaroscuro ma in cui possiamo comunque trovare diverse indicazioni positive, nonostante l'avanzare prepotentr di nuove potenze mondiali come la Slovenia e la Danimarca. Appuntamento rimandato alla prossima Grand Boucle per tornare protagonisti anche e soprattutto in terra francese, dove da anni oramai recitiamo spesso e volentieri (2014 a parte) il ruolo di comparse.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato ufficialmente nel 1996 ma sportivamente nel 2002 grazie alle cassette di Gol Parade, sono cresciuto a pane e calcio, con il ciclismo a fare da contorno di lusso. Poi, nel 2009, YouTube e le repliche su Sportitalia mi aprono le porte di un affascinante mondo: quello del basket e, soprattutto, della NBA. Studio Marketing a Bari, ma ormai da qualche anno risiedo su WordPress. Affascinato dalle statistiche, sogno un mondo in cui i programmi radio siano un podcast di Bill Simmons.

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