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3 min

- di Eduardo Magarelli

Considerazioni sparse post Finals NBA


Il Dio greco conquista con forza il trono sull'Olimpo: titolo NBA e MVP delle Finals, disputando una serie irreale conclusasi con una prestazione mai vista nella storie delle finali NBA. I Bucks vincono con merito il titolo in una delle stagioni più complicate nella storia. I Phoenix Suns e Chris Paul si fermano ad un passo dal mito.


- Ci sono molti modi per vincere ed entrare nelle leggenda. Giannis Antetokounmpo stanotte ha scelto di farlo dominando, con una brutalità e onnipotenza che non si vedevano probabilmente dai tempi di Shaq. Una prestazione da 50 punti, 14 rimbalzi e 5 stoppate non si era mai vista nella storia delle Finals e chissà se mai si rivedrà. "The Greak Freak" in questi playoff è definitivamente maturato, comprendendo quali sono i suoi limiti e valorizzando i suoi punti di forza. Troppo spesso nelle precedenti stagioni lo avevamo visto intestardirsi nel provare gesta che vanno oltre le sue attuali possibilità. Quest'anno no, è andato dritto verso il suo primo titolo sbagliando poco o nulla, come confermano per esempio i 17 liberi a segno su 19 stanotte: non erano il suo punto debole? Pensare che queste Finals non le doveva neanche giocare per quel terrificante infortunio al ginocchio contro Atlanta che avrebbe frantumato volontà e sogni di chiunque. Ma non di Giannis: il nuovo Re dell'Olimpo;

- Se la storia di Giannis, partito con poche speranze da una lega inferiore greca e giunto al titolo NBA, è la storia da copertina che ti strappa il sorriso, quella che commuove è la storia di Chris Paul. Ancora una volta il titolo tanto agognato gli è sfuggito dalle mani. "The Point God" ha disputato una delle stagioni più incredibili della storia recente, trasformando una squadra con poche pretese in una possibile vincitrice. Due anni fa la sua carriera sembrava finita, dopo l'ennesima sconfitta ai playoff e l'ulteriore infortunio nel momento più importante. Oggi ha finalmente disputato le sue prime Finals e non è possibile dire che siano state anche le ultime. Paul è un giocatore infinito, che ci ha insegnato come ci rialza ancora più forti e volenterosi dopo cocenti sconfitte;

- Per Milwaukee non è stata una stagione semplice e in pochi prospettavano un lieto fine. Dal mancato arrivo di Bogdanovic in poi sono sempre stati più i dubbi sui Bucks e il suo allenatore Budenholzer che gli encomi. Si parlava già di esonero e di rebuild durante la serie contro Brooklyn, eppure è stato proprio in quel momento che i Bucks hanno vinto il titolo. Sono stati messi da parte esperimenti e scelte tattiche antitetiche rispetto le reali qualità dei giocatori, in primis Giannis finalmente avvicinato a canestro e non più finto playmaker. Middleton e Holiday hanno fatto il resto, destreggiandosi nelle pieghe delle partite, azzannando le prede nei momenti cruciali. Holiday in gara 5 strappando la palla a Booker e servendo l'alley oop a Giannis ha realizzato la giocata decisiva di queste Finals;

- Phoenix ha disputato una stagione inimmaginabile ad ottobre e forse proprio per questo sono arrivati abbastanza scarichi a queste ultime partite. Dopo le prime due vittorie il loro gioco è stato altalenante, con pesanti passivi subiti in pochi minuti e rimonte improvvisate, senza però mai prendere il reale controllo delle partite. Monty Williams si è dimostrato un grandissimo allenatore, ma non è stato capace nell'arginare Giannis. La difesa del ferro è stato il costante problema dei Suns, con Ayton mai sembrato un temibile difensore per il Greco. Booker in gara 6 non ha disputato una delle sue migliori partite, probabilmente ancora con la mente alla velenosa palla persa negli ultimi secondi di gara 5. Il roster è di altissimo livello, l'esperienza di quest'anno deve esser vista come costruttiva, in un progetto di 3/4 anni che potrebbe finalmente portare il titolo a Phoenix;

- Si conclude quindi una stagione folle per l'NBA, iniziata con mille dubbi e zero tifosi, terminata con un enorme problema: gli infortuni. Mai come quest'anno si sono visti cosi tante star infortunarsi e protestare per l'eccessivo sforzo a cui sono costretti. Praticamente ogni singola squadra ha visto nel corso della stagione, in particolare nei playoff, una sua stella infortunarsi, andando a discapito dello spettacolo e della competizione. Si parla di un ulteriore aumento nei prossimi anni delle franchigie, che comporterebbe dunque un aumento delle partite di regular season. Ma il problema per tutti, giocatori compresi, sembra proprio esser l'eccessivo ed inutile numero di sfide, che spesso dopo Natale hanno anche poco da raccontare.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

22 anni studente di Lettere - Cultura Teatrale a Bari e per hobby barman. Appassionato, se non ossessionato, dallo sport da quando lattante preferivo le repliche della Premier League ai Looney Tunes. Crescendo diventato poi insonne per godersi le partite NBA sulla west coast alle 4:30 o i primi turni dell'Australian Open. Il mio più grande desiderio sarebbe far diventare la mia grande passione il mio lavoro, la mia vita.

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