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3 min

- di Riccardo Verruso

Considerazioni sparse post 14a puntata di “Una Pezza di Lundini”


Lundini continua ad illuminare le nostre serate, soprattutto sentenziando che, alla fine, Zorro senza capello è solamente un Banderas qualunque.


- Signori e signori, ci stiamo tristemente avvicinando a uno dei tanti momenti cupi che solo la vita è in grado di offrire: la fine della seconda stagione di Una Pezza di Lundini. Proprio così, martedì sera è andata in onda la penultima puntata dello show di Valerix che ha saputo, come al solito, regalarci attimi di televisione inediti e mai concepiti prima, grazie alla presenza di un ospite di grande calibro e ad un finale ricco di cliffhanger che Breaking Bad scansate;

- Questa penultima puntata ha espresso tutta la sua sostanza all'interno dello studio piuttosto che con i pochi sketch video estemporanei. Infatti, tra i format ricorrenti compare solo "Diventa ricco con Coletta", con il quale assistiamo ad una divertente lezione di Counterfeiting Money 101 che ci fa ridere soprattutto per gli ottimi tempi comici di Valerio. Ritorna, poi, anche l'angolo poetico del Tenente Silvestri, nostro anziano preferito del pubblico, che riesce a restituire in maniera commovente - e con sapiente uso di onomatopee - come i sentimenti e la loro esternazione siano evoluti nel corso del tempo a causa dei social. L'ultimo video, probabilmente uno dei migliori a livello di ribaltamento comico, ha il potere di lasciarci letteralmente senza parole per il livello di non-sense raggiunto;

- La prima intervista ha come ospite la nostra musa Emanuela Fanelli alla quale, a valle dell'annuncio del suo "addio" fittizio dal programma, viene dedicato un momento celebrativo, durante il quale le vengono poste domande da vera diva, ruolo che effettivamente ricopre nei nostri cuori. La chiacchierata tra i due co-protagonisti dello show è l'ennesimo esempio di pregevole critica nei confronti delle interviste che imperversano su ogni programma Rai: patetiche domande su vita privata, risposte da navigata democristiana sul cinema italiano e vagonate di finta modestia;

- Come accennato nell'introduzione, uno dei momenti salienti della puntata di martedì sera è l'intervista a Maccio Capatonda. L'ospite, al secolo Marcello Macchia, è senza dubbio uno dei punti di riferimento della comicità degli ultimi 20 anni e risiede, con merito, nell'Olimpo del non-sense insieme ai precedenti ospiti della Pezza, quali Lillo&Greg e Nino Frassica. Nell'intervista, dopo l'attesissimo ritorno della scheda di Gori, che riesce ogni volta a farci volare alto nel cielo, assistiamo all'ennesima chicca prodotta dalle menti inarrivabili di Lundini, autori e ospite. Infatti Maccio con la sua performance teatrale, perché è di questo che stiamo parlando alla fine, riesce a restituirci perfettamente quel senso di imbarazzo - nel suo caso però anche grande divertimento - troppo spesso provato in passato guardando le esibizioni di Giucas Casella o di un qualsiasi concorrente de La Corrida nei programmi Rai e Mediaset;

- La penultima puntata si conclude con un momento musicale di Emanuela Fanelli che è solo il preludio a suspense e rivelazioni che potremo conoscere solo grazie al finale di stagione. Questa conclusione, come un puntata di Lost qualsiasi, fa viaggiare la nostra immaginazione verso molteplici interpretazioni che possono solo che corroborare la tesi sulla grandezza di questo show, una vera ventata di freschezza nel panorama televisivo nostrano. Tra le varie ipotesi interpretative del finale, ci piace pensare che possa esserci continuità con l'espediente della passata stagione con il binomio Lundini-Travaglio o, ancora meglio, una lettura stile Boris che La Pezza per Lundini sia un po' come il progetto "Machiavelli" per Renè Ferretti. Chi vivrà vedrà.

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