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4 min

- di Luigi Della Penna

L'Europeo come palliativo


L'Italia di Roberto Mancini ha entusiasmato, ma passati i festeggiamenti ora tocca guardare anche le note dolenti.


Gli azzurri sono campioni e di conseguenza siamo tutti felici, ubriachi del dolce nettare della vittoria. Belgio, Spagna e Inghilterra hanno dovuto abbassare la testa e applaudire l'Italia di Mancini, non solo per l'esito della contesa, ma soprattutto per il gioco e le idee proposte, unite a diversi interpreti decisamente in gran spolvero (vedi Jorginho, Chiellini, Bonucci, Donnarumma, Spinazzola e Chiesa).

Andando oltre le tante parole spese, più o meno giustamente, il movimento italiano non deve guardarsi indietro e crogiolarsi nel ricordo della vittoria. Sportivamente abbiamo un gruppo ben amalgamato, forte e compatto, ma occorrono ricambi, soprattutto per quando riguarda il capitolo punta centrale, con Immobile che, messo in condizioni diverse rispetto alle abituali condizioni offensive laziali, ha deluso le aspettative. Un torneo strano il suo, ricco di generosità e movimenti giusti, ma zero incisività. Belotti non può reggere il peso della 9 azzurra: toccherà inserire qualcuno come Raspadori, oppure variare qualcosa nello scacchiere schierando uno come Moise Kean. Occorrono inoltre un paio di idee per la difesa, con Bastoni e Acerbi pronti a sostituire Bonucci e Chiellini, ma poi?

Capitolo tifosi: è risaputo, a cambiare idea per convenienza siamo dei fenomeni. Fino a poco tempo fa si parlava di "Dollarumma" e soprattutto non gli si riconosceva di valere le cifre richieste, ora lo si incensa come futuro Pallone d'Oro. Mezze misure zero. Ah poi, non eravamo noi quelli che pensavamo di aver avuto un girone inadeguato, salvo poi constatare che la Svizzera non era una squadra da buttare? Che ci volete fare, il tifoso medio vuole i nomi di impatto e se non li conosce dice che sono scarsi. Bonucci non è un ottimo difensore, è uno come tanti, cosa vuoi che ci facciamo di Insigne, se non ha vinto niente con il Napoli, non abbiamo più i grandi giocatori di una volta, quelli che neanche si qualificavano agli Europei o facevano brutte figure ai gironi, salvo incolpare forze esterne irregolari.

Quando si vince c'è più gusto ad essere italiani. Che grande squadra che abbiamo. Mancini è il più grande di tutti, un vero signore, che eleganza nel vestire. Devono essergli fischiate le orecchie pesantemente in questi giorni, dato il numero di volte in cui è stato nominato.

Sì, siamo i migliori a salire al volo sul carro. Su questo, non ci batte nessuno.

Ma passiamo forse alla nota più dolente. Capitolo sociale: tralasciando alcune eccezioni, diversi giocatori azzurri non hanno mostrato il benchè minimo interesse nei confronti del Black Lives Matter, ma di questo non dovremmo stupirci. I calciatori italiani non prendono una posizione, non si schierano, non mettono il becco nelle questioni che, invece, dovrebbero interessare anche loro. Non si tratta di fare la morale ai campioni d'Europa, si tratta di alcuni piccoli gesti che possono rivelarsi fondamentali. Megan Rapinoe, alcuni anni fa, per dimostrare al suo paese, gli USA, "la culla della civiltà moderna", ha rischiato seriamente di non giocare mai più con la nazionale americana, nonostante fosse, e lo è ancor oggi, un elemento fondamentale. Quindi non si tratterebbe più solamente di inginocchiarsi: in casi del genere si sfida il genere umano a scendere dal proprio piedistallo e cercare di capire che il mondo potrebbe essere meno crudele e ingiusto, se tutti ci unissimo nel nome degli emarginati, nel nome dei "diversi". Qualcuno dirà "la questione è americana" e non mi sfiora neppure. Sbagliato, ma comunque, lasciando un margine di discussione, perché i calciatori non prendono una posizione sul DDL Zan? Perché nel calcio maschile italiano si fa ancora fatica a dichiararsi gay? Possibile che a nessuno interessi niente? Allora, visto che un gesto non serve a nulla, perché questo mi è parso di capire dalle parole utilizzate nei comunicati, perché pitturarsi un simbolico tocco rosso sul volto per manifestare vicinanza alle donne massacrate da uomini bastardi e senza umanità? Non mi risulta che grazie a quel "graffio" le cose siano migliorate. Eppure tutti accettano, dicono frasi utili per il momento, come giusto che sia.

Ci sono alcune battaglie vinte che il genere umano ha combattuto, altre che sta ancora combattendo. Solo che una parte di esso finge di chiudere gli occhi, nonché la bocca. Perché la causa del popolo americano, che poi non è solo del popolo americano, non vi interessa? Perché non dite una parola sul DDL Zan? Ciro Immobile e il Cagliari si sono espressi a favore, Claudio Marchisio non ha lesinato elogi al cambiamento, ma è troppo poco.

Il mondo va avanti, ma il calcio italiano ha paura di mostrare il suo vero volto. Non vorrei, sinceramente, che i rigurgiti di ignoranza e maschilismo aberrante, figli della totale ignoranza collettiva italiana dello scorso secolo e non solo, restino ancora evidenti per molto tempo. Occorre una virata verso l'umanità. E questo conta più di un gol e di un grande centravanti. Occorre consapevolezza e non si tratta di un pensiero unico che divori il resto, perché i gesti da soli non bastano, ma possono risultare decisivi per il cambiamento e fissare le giuste condizioni sociali.


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Classe 1996, laureato in Lettere, semina pareri e metafore su un pallone che rotola, aspettando il grande momento.

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