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6 min

- di Simone Renza

"Immobile non deve giocare!" cit.


Nel corso di questo vittorioso campionato Europeo, buona parte degli appassionati hanno recitato una salmodia recitante le scarse qualità di Ciro Immobile che non verteva unicamente sulla sua presunta - e che si andrà analiticamente a verificare - mancanza apparente in zona gol ma poneva in fortissimo dubbio le qualità tecniche del giocatore. Calma.


"Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere. Poi ci sono quelli che all'improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse gli altri avrebbero potuto vedere se avessero osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio. «Questi sono i profeti. I poeti del gioco".

Osvaldo Soriano

Vista la sua prolificità con la maglia della Lazio, tutti si attendevano un bottino di gol e di assist più cospicuo di quello ottenuto al termine del torneo e, forse, l'aver disatteso questa aspettativa ha generato insoddisfazione. Va detto, però, che parte delle critiche mosse al 17 sono frutto anche di particolarismi calcistici. La domanda che ci si pone è come si possa puntare il dito contro una punta che in 177 presenze con la maglia della Lazio ha siglato 123 gol?

Rifugga ogni pensiero in chi legge che chi scrive voglia incensare ciecamente le prove dell'attaccante dicendo che è stata stella indiscussa e che ha giocato le sue migliori partite della carriera così come non si vuole giocare sul tema del Nemo profeta in patria, tentando un vano atto di fede. Più semplicemente si intende dimostrare che, seppur non giocando al meglio, Immobile è stato parte essenziale del sistema di gioco che Mancini aveva preparato e che lo ha portato alla vittoria finale da mezzo outsider.

Ho chiesto a Stefano Cristalli, Specialista in Scienze e Tecniche dello Sport, Allenatore UEFA B, Preparatore Atletico e Match Analyst FIGC e Danilo Polito, Allenatore UEFA B e Match Analyst FIGC - a cui va il mio ringraziamento per il lavoro svolto - se la mia ipotesi secondo cui il tecnico di Jesi ha sacrificato l'istinto sotto porta del suo miglior attaccante per utilizzarlo quale grimaldello tattico fosse corretta: qui la loro analisi, che evidenzia come Ciro Immobile, seppur segnando “solo” due reti nel corso della manifestazione, abbia fornito un contribuito determinante nella maggior parte delle volte in cui la nostra Nazionale è andata in gol.

  • ITALIA-TURCHIA: gol del vantaggio dell’Italia.

Durante la fase di manovra, dopo aver fornito una linea di passaggio verticale, fungendo da vertice in un rombo offensivo in quel momento completato da Insigne e Barella (appoggi laterali), oltre che da Locatelli (vertice basso di tale rombo, possesso del pallone), Immobile inizia l’attacco deciso della profondità con tempi da manuale (subito prima che Barella riceva il passaggio di Locatelli), portandosi via Demiral, suo marcatore diretto, e catalizzando su di sè l’attenzione del terzino sinistro (Meras) scivolato in zona centrale per formare il triangolo difensivo in copertura dell’altro centrale di difesa (Soyunku), uscito a contrastare Barella. Questo movimento, di fatto, consente a Berardi di ricevere liberamente sulla destra e di puntare l’area: ed è qui che il giocatore della Lazio sfoggia un altro pezzo da centravanti di razza, smarcandosi con un movimento “fuorilinea” alle spalle di Demiral che, a quel punto, dovendo scegliere se guardare la palla o il suo avversario diretto, viene colto impreparato e finisce per commettere uno sfortunato autogol. L’errore tecnico del difensore turco della Juventus resta, ed è evidente, ma il movimento di Immobile alle sue spalle lo ha fortemente condizionato.

  •  ITALIA-TURCHIA: raddoppio dell’Italia.

In questa azione si può notare chiaramente la strategia offensiva degli Azzurri (quella sera in bianco), vero e proprio marchio distintivo della selezione di Mr. Mancini da quando si è insediato nella carica di CT, con l’occupazione dei cinque canali offensivi: in questa circostanza le due ampiezze sono prese da Berardi e Spinazzola, i due canali intermedi, o “half spaces”, presi da Barella e Insigne, e il corridoio centrale preso da Immobile. Indipendentemente dagli interpreti, con questo sistema di gioco l’attacco della profondità è deputato soprattutto ai giocatori che di volta in volta vanno ad occupare gli “half spaces”, ossia una delle due ali e la mezz’ala opposta: non è un caso, dunque, che ben 9 delle 13 reti complessive segnate dall’Italia in questa manifestazione continentale siano state realizzate da questi giocatori (2 gol Insigne, 2 Locatelli, 2 Pessina, 2 Chiesa e uno Barella). Non c’è da sorprendersi, dunque, se i nostri centravanti abbiano segnato poco: 2 gol per Immobile (uno, non a caso, in mischia, come in questa occasione e uno con un tiro da fuori, quello del il 3-0 contro la Svizzera nella seconda partita del girone), e nessuno per Belotti.

  • ITALIA-SVIZZERA: l’Italia mette la freccia.

Anche nella splendida “architettura”  che ha portato al gol del vantaggio dell’Italia contro la Svizzera, Immobile ha giocato un ruolo molto importante, seppur non toccando di fatto il pallone. Infatti, sullo splendido cambio di gioco al volo di Locatelli su Berardi, il nostro centravanti parte con una corsa di attacco dello spazio per poi, giunto al limite dell’area, effettuare una frenata e un cambio di direzione per porsi davanti al suo avversario diretto (Schar) che si trova costretto a rincorrerlo in direzione del primo palo: questo movimento finisce per aprire un’autostrada centrale, percorsa ad altissima velocità e a fari spenti dallo stesso Locatelli, il quale si fa trovare pronto per scartare il cioccolatino offertogli da Berardi.

  • ITALIA-SVIZZERA: l’Italia allunga.

Come in occasione del gol del 2-0 contro la Turchia, anche in questo caso si può apprezzare l’organizzazione tattica in fase di rifinitura degli azzurri, con l’occupazione dei 5 canali offensivi, dei quali Immobile occupa, come sempre, quello centrale. Anche in questa situazione, il suo ruolo è tutt’altro che secondario: infatti, come si può notare chiaramente dalla grafica, il suo movimento di attacco della profondità sulla ricezione di Barella risulta determinante per abbassare la linea difensiva della Svizzera e, dunque, permettere al centrocampista sardo di servire comodamente Locatelli che, a sua volta, ha spazio e tempo necessario per prendere la mira e concludere a rete con successo.

Questa situazione, peraltro, sembra essere la fotocopia di quella avvenuta in occasione del gol del 3-0, siglato dal Luis Alberto nel derby Lazio - Roma dello scorso Gennaio, dove il centrocampista spagnolo può concludere comodamente da fuori area proprio grazie ad un analogo movimento dell’attaccante napoletano.

  • ITALIA-SVIZZERA: il sigillo azzurro.

In questa circostanza l’Italia mette in mostra un altro dei suoi marchi di fabbrica: la riaggressione immediata sulla palla persa. Questa strategia, quasi obbligata quando si decide di attaccare con così tanti uomini come Mr. Mancini richiede, anche a livello statistico risulta essere spesso vincente: infatti, le squadre che mostrano alte percentuali di palloni recuperati nella metà campo (se non addirittura nella trequarti) offensiva, sono quelle che hanno possibilità molto più alte di vincere la partita. Nel caso specifico, è Cristante ad andare a “mordere” prontamente il suo diretto avversario, sul tentativo di uscita da parte del terzino sinistro svizzero, Ricardo Rodriguez: successivamente, il pacchetto arretrato elvetico non è altrettanto pronto ad accorciare su Immobile, che ha tempo di girarsi, prendere la mira, e piegare le mani all’estremo difensore, Sommer, con un tiro forte e radente. Troppo facile per lui.

  • ITALIA-SPAGNA: andiamo sopra.

Nel corso della manifestazione, la nostra Nazionale ha dimostrato di saper andare a segno in tutti i modi. Oltre a farlo attraverso azione manovrata e su palla inattiva (abbiamo la fortuna di poter annoverare nello staff tecnico un certo Gianni Vio, autentico Re delle strategie su calcio piazzato), ha ricordato all’intero Continente di essere ancora in grado di saper attingere da una buona, vecchia risorsa made in Italy: la ripartenza. E questo è un campo in cui Ciro Immobile ci sà fare, potendo mettere in mostra tutta la sua velocità. Ottimo, infatti, il suo taglio in mezzo ai due centrali spagnoli (complice il tempo perfetto di passaggio da parte di Insigne), costringendo uno dei due (Laporte) al disperato intervento in scivolata, sul quale Chiesa poi si avventa come un falco e scrive un pezzo di storia azzurra con un tiro imprendibile per l’incolpevole Unai Simòn.

Come risulta dalla puntuale analisi tattica, Immobile è stato un ingranaggio essenziale nel meccanismo collettivo ed ha sacrificato sull'altare dei dettami tecnici il suo istinto e il suo senso del gol a favore del bene comune. Rinuncia dell'io per il noi in funzione del raggiugimento dell'obiettivo finale della squadra. Questa altro non è che l'essenza del Football li dove una squadra è paragonabile ad un organismo dinamico, un intreccio di snodi flessibili che si scambiano posizione di continuo, cercando di conservare una struttura portante: un'unità autarchica dove ciascuno conosce e deve conoscere alla perfezione il proprio ruolo all'interno del meccanismo. Diceva Jean Paule Sartre "la libertà di azione e di iniziativa del singolo giocatore è subordinata alla squadra è integrata in essa eppure trascende: l'azione collettiva del gruppo permette il progredire dell'azione individuale attraverso l'adesione alle strutture organizzative della squadra. Un'incessante dialettica tra l'attività associativa e comune del gruppo e quella dei singoli, che la sostiene e insieme si perfeziona, la cui ragion d'essere trova senso per mezzo della squadra".

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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