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2 min

- di Matteo Tencaioli

Considerazioni sparse sull'arrivo di Giroud al Milan


Forza fisica, qualità ed esperienza al servizio di Stefano Pioli.


- Partiamo da un presupposto fondamentale: Giroud non è Mandzukic. Dopo l’esperienza negativa del croato in rossonero, serpeggia tra i tifosi la paura di un “bis”, ma stiamo parlando di un giocatore che non si è mai allontanato dal calcio che conta, che si è appena laureato campione del Chelsea (seppure non da titolare), ha disputato l’Europeo con la nazionale francese e che, soprattutto, non ha sofferto di alcun problema fisico nell’ultimo anno e mezzo;

- Detto questo, si parla pur sempre di un giocatore che quest’anno spegnerà trentacinque candeline, con tutti i rischi del caso. A quest’età, qualsiasi intoppo rischia sempre di prolungarsi oltre il dovuto e ci sarà da gestirlo nel migliore dei modi per evitare problemi. Se è vero che l’anno scorso il Milan si è in qualche modo arrangiato, alternando Leao e Rebic nel ruolo di prima punta in assenza di Zlatan Ibrahimovic, è altrettanto vero che nessuno dei due si è dimostrato in grado di svolgere al meglio il compito e quindi ci si aspetta che il francese sia sempre nelle condizioni di essere chiamato in causa quando necessario;

- A livello di caratteristiche, è perfetto per alternarsi con Zlatan Ibrahimovic. Non parliamo di vice, perché lo svedese ha dimostrato lo scorso anno di avere al massimo la metà delle partite di una stagione nelle gambe ed è abbastanza intelligente da rendersene conto da solo. Giroud è il classico attaccante forte fisicamente e capace di giocare spalle alla porta, con una buona tecnica e capacità di aprire spazi per i compagni: tutte doti fondamentali per il gioco di Pioli;

- Di contro, pare che negli ultimi anni abbia perso un po’ la familiarità con il goal. Se con la maglia dell’Arsenal aveva una media che si avvicinava a quella di un goal ogni due partite, al Chelsea i numeri si sono praticamente dimezzati, complice anche un impiego meno continuo. Giroud dovrà quindi dimostrare sul campo di avere ancora l’istinto del goal, magari aiutato dalla qualità inferiore della nostra Serie A rispetto alla Premier League, dove si gioca a ritmi decisamente più alti;

- Per finire una domanda, più che una considerazione: la presenza di una coppia di grande esperienza in attacco non sarebbe l’occasione perfetta per portare a casa un giovane e farlo crescere alle loro spalle? Il giovane brasiliano Kaio Jorge, classe 2002, è più che una semplice pista per il Milan e non ci stupiremmo se la società facesse uno sforzo per portarlo ad allenarsi a Milanello già a fine estate, invece di attendere gennaio per provare a portarlo in casa a parametro zero col rischio di avere molta più concorrenza.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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