
Siamo una generazione fortunata
Apprendisti con esperienza, giovani già vecchi, mammoni, eterni incompiuti. I nuovi papà, mamma, moglie, marito che facciamo una fatica tremenda a tirare su una famiglia a causa della perenne precarietà. La Nazionale italiana di calcio ha regalato proprio a noi un'altra soddisfazione, forse irripetibile.
Sì, ci rivolgiamo ai nati negli anni '70-'80, quell'ibrido tra Generazione X e Millennials. Quelli che, nel pieno della fase ormonale calcistica, hanno goduto di una vittoria mondiale ed europea. E non capita mica a tutti. La "nostra" Nazionale, quella del 2006 ed i neo campioni d'Europa, forse negli anni a venire non saranno idolatrate come lo è stata la Nazionale del 1982 delle notti Mundial. Probabilmente, però, verranno ricordate per la voglia dimostrata nel voler stupire tutti. nonostante non fossero propriamente le favorite dei rispettivi tornei.
Le similitudini tra la due compagini, in effetti, non sono poche. Cominciamo con la ormai proverbiale capacità di rialzarsi dopo un periodo nero: nel 2006 fu Calciopoli, con l'intero blocco-Juventus inconsapevole di cosa avrebbe rappresentato il futuro appena dopo la fine dell'esperienza mondiale. Per la Nazionale 2021, invece, il compito, forse, era ancora più arduo: da un lato bisognava ricostruire una squadra dalle macerie del fallimento delle qualificazioni mondiali di appena 3 anni fa, dall'altro, 60 milioni di persone confidavano che 26 ragazzi, almeno per un mese, potessero tirare su il morale del Paese, distrutto e affaticato dopo un anno e mezzo di sacrifici.
La risposta è stata in egual modo grandiosa. I Campioni del Mondo potevano fare affidamento sulla solita matrice Juventus, che in quegli anni ha caratterizzato la composizione della rosa della Nazionale. Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi e Del Piero formarono parte della spina dorsale della squadra di Marcello Lippi. Accanto a loro, un nutrito gruppo di milanisti (cosa che è mancata quest'anno), qualche campione affermato (Nesta e Totti per fare due nomi) e l'inusuale terzetto palermitano composto da Barzagli, Zaccardo e Barone che tanto ci ricorda il terzetto sassolese di oggi.

Nonostante la mancanza del campione (ormai evidentemente superata viste le prestazioni fornite da Donnarumma), gli azzurri si sono dimostrati compatti come i più anziani predecessori. Come 15 anni fa non c'è stato un unico trascinatore così come non c'è stato un unico goleador. All'epoca segnammo poco ma in molti, le caratteristiche della squadra che ha vinto l'Europeo, invece, ci hanno consentito di siglare un discreto numero di marcature, mantenendo comunque la caratteristica della diversificazione dello scorer.
Al contrario dei finalisti di Berlino, questi ragazzi avevano alle spalle pochissima esperienza internazionale e poca abitudine a vedere le tribune gremite di gente. Pubblico spesso avversario, visto che, come nel 2006, battemmo i padroni di casa durante le fasi ad eliminazione diretta. Il rischio di rimanere schiacciati dai 65000 di Wembley era concreto, soprattutto dopo lo svantaggio nei primi minuti. Altra analogia.
Anche nel 2006 gli azzurri passarono in svantaggio quasi subito. Il rigore siglato da Zidane avrebbe potuto rendere la partita una salita impraticabile ma la reazione dei nostri fu veemente. Il gol del pareggio, poi, arrivò proprio grazie ad un difensore, il più criticato dell'epoca: Marco Materazzi. Vi ricorda qualcosa? A noi sì. Il gol del pareggio dell'11 Luglio, arrivato dopo un forcing composto ma deciso, lo ha messo a segno proprio il giocatore più chiacchierato dei nostri, che di professione fa il difensore.

Anche all'epoca, la difesa fu protagonista della cavalcata vittoriosa. In particolare, sugli scudi sono finiti entrambe le volte i capitani, Fabio Cannavaro e Giorgio Chiellini. Leader, fratelli maggiori, mentori. Come fece il suo omologo nel 2006, Chiellini ha respinto qualsiasi cosa gli arrivasse in area (fatta eccezione per il gol di Morata in semifinale) ed è stato soprattutto leader carismatico e silenzioso, in grado di tranquillizzare i più giovani con un sorriso sornione. Sornione, dicevamo.

Da Gigi a Gigio, adesso è ufficiale. Berlino fu probabilmente il punto più alto della carriera del leggendario portiere del Parma così come quella di Wembley è diventata la partita della consacrazione del portiere scuola Milan. Entrambi portano in dote almeno una parata decisiva per il prosieguo del cammino delle rispettive squadre: nel caso di Buffon, fu sicuramente il volo per respingere il colpo di testa di Zidane durante la finale, per Gigio forse l'intervento su De Bryune è stato quello che ha instradato di più la nostra Nazionale verso la vittoria di quest'Europeo. Nel 2006 Buffon era senza ombra di dubbio il portiere numero 1 al Mondo. Gigio Donnarumma ha tutto il tempo per dimostrare di esserlo diventato. Per adesso si gode il premio da miglior giocatore del torneo.

Mancini deve aver preso spunto da Marcello Lippi anche nella composizione della rosa in quanto a uomini spogliatoio. Come nel 2006, anche nella Nazionale campione d'Europa, il secondo portiere, all'epoca Angelo Peruzzi, è stato il trascinatore fuori dal campo. Emblematiche le parole di tutti gli intervistati nel post partita della finale, che ringraziavano Sirigu per aver dedicato ad ognuno di loro una lettera di motivazione ed aver raccolto tanti brevi videomessaggi da parte dei familiari. L'annata di Sirigu, per la verità, era stata tutto fuorché esaltante ma il commissario tecnico sapeva bene dell'importanza del portiere del Toro all'interno dello spogliatoio e per nulla al mondo avrebbe rinunciato a lui a sfavore anche di portieri anche attualmente più preparati.

Due Nazionali, insomma, molto diverse per caratteristiche e modo di interpretare la partita ma molto simili sotto l'aspetto del carattere e della serietà. Due squadre a cui ci sentiamo profondamente legati e sembrerà poco ma noi, eterni ragazzini, siamo campioni del Mondo e d'Europa. E, almeno sportivamente, abbiamo parecchio da godere.
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