
Pedri, siamo solo all'inizio
Diciotto anni e non sentirli. Pedri non ha paura di prendersi responsabilità e all'Europeo l'ha dimostrato. Il miglior giovane di Euro2020 e unico spagnolo nella top XI dell'Europeo sembra destinato a un futuro da grande del calcio.
Solo un minuto saltato, sempre titolare, sempre al centro del gioco. Pedri, ad appena diciott’anni, è stato l’uomo in più della Spagna di Luis Enrique, fermata solamente ai rigori dagli azzurri poi diventati campioni d’Europa nella notte dell’11 luglio. Proprio contro l’Italia, il giovane classe 2002 ha giocato la gara che l’ha definitivamente consacrato di fronte a migliaia di tifosi a Wembley e a milioni di telespettatori del Vecchio Continente e non solo. Un gioiello con una lunga carriera davanti e che il Barcellona ha deciso di tenersi stretto.
Una vita veloce
Dalle Canarie fino alla Catalogna e Londra. Prossima fermata Tokyo insieme a una nazionale olimpica che spera di portare a casa una medaglia. La vita di Pedri scorre veloce come le sue idee sul manto erboso, dove partendo dalla mattonella sinistra della mediana riesce a dare fluidità alla manovra offensiva, riuscendo a vedere spazi dove sembra non possano essercene.
Giocare efficacemente semplice e riuscire nel difficile: una capacità che appartiene solo ai giocatori nati con un talento naturale. Farlo però con una maturità da veterano è qualcosa di diverso. È stato probabilmente questo il fattore decisivo che ha convinto la giuria Uefa, composta da osservatori tecnici tra cui Fabio Capello ed Esteban Cambiasso, ad assegnare il premio di miglior giovane di Euro2020 a Pedri. Non è stato però l'unico riconoscimento perché il giovane canario è stato anche inserito nella Top XI dell'intero torneo, unico spagnolo a farne parte: un segno chiaro della sua ascesa.
Le statistiche rilasciate da Uefa e Whoscored danno manforte alle impressioni lasciate su occhi e taccuini delle giurie: 92.3% dei passaggi tentati completati, 629 minuti giocati sui 630 a disposizione spagnola, 76.1 km percorsi di cui 38.23 in possesso di palla, 11 passaggi chiave - il miglior under 21 dell'intero torneo in questa statistica. Nella partita contro gli azzurri 65 su 66 passaggi completati, un lavoro cruciale in fase difensiva su Jorginho e una costante presenza nelle zone di conflitto azzurre che ha messo in difficoltà la nazionale di Mancini. Giocate nello stretto di pura tecnica e di un’intelligenza calcistica sopraffina che hanno ricordato, secondo tanti, Don Andrés Iniesta. Anche Luis Enrique ha tirato in ballo l'ex centrocampista del Barça. Il ct iberico non ha mai nascosto la stima per il suo giovane talento e a fine torneo si è lasciato andare:
Quello che ha fatto Pedri in questo torneo, da diciottenne, nessuno l’ha mai fatto. Neanche Andrés Iniesta. È incredibile, unico.
Non male come biglietto da visita per il futuro.

Il pallone come miglior amico, il Barça nel cuore
Da bambino nessuno ricorda Pedri senza un pallone tra i piedi. Da sempre insieme, un rapporto profondo come lasciano intendere i colpi a disposizione del giovane scelto nel 2020 dal Barcellona per essere protagonista di un nuovo ciclo blaugrana. 15, i milioni spesi nel 2019 per strapparlo al Las Palmas, dove il giovane nato a Tegueste, nell’isola di Tenerife, era arrivato un anno prima, a soli sedici anni. Prima di Gran Canaria, il percorso calcistico ha fatto tappa nella squadra della sua città e nello Juventud Laguna, società della terza città canaria, San Cristobal de la Laguna. Con la maglia dello Juventud, Pedri ha giocato tre stagioni importanti, attirando le attenzioni non solo del Las Palmas ma anche del Real Madrid, dove è stato in prova per una settimana senza però convincere gli osservatori madrileni. La camiseta dei Blancos, come lui stesso ha ammesso, probabilmente non gli sarebbe stata bene addosso.
Con quella del Barça, invece, si è sempre sentito a suo agio, contagiato dall’amore del padre per il blaugrana. È bastata una sola stagione, quella 2019-2020, in Liga2 da 4 gol e 7 assist in 36 partite con la maglia del Las Palmas a convincere la società dell’allora presidente Bartomeu a fare uno sforzo importante per un giocatore ancora minorenne. Nessuno spazio per un’avventura nel Barcellona B, con Koeman che ha da subito intravisto in lui la personalità e le caratteristiche giuste per completare il centrocampo della squadra capitanata da Leo Messi. Pochi allenamenti sono bastati a far sfumare l’idea di un prestito per crescere, con il passare del tempo che ha poi dato sempre maggior peso all’importanza di Pedri nello scacchiere del Barcellona. Una crescita che ha avuto delle tappe fondamentali, tra cui la partita contro la Juventus, a Torino, di ottobre 2020. Un primo assaggio della sua classe per il pubblico italiano.
Il tecnico blaugrana ora vorrebbe preservare il suo talento. Pedri è al centro del suo progetto e ancora non si è fermato dopo una stagione lunga e complessa, la prima con i ritmi di una grande squadra. Tokyo però chiama e la federazione spagnola sembra aver avuto la meglio. In poco tempo il canario è diventato una pedina di cui nessuno vuole fare a meno. E siamo solo all'inizio.
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