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5 min

- di Alessandro Ginelli

Pagelle Azzurre: Italia-Inghilterra 4-3 d.c.r


Sì raga, vorremmo dare 10 e lode a tutti e finirla qua, ma proviamo anche solo per un attimo a parlare di ciò che si è visto ieri sera. Per quel che ce ne ricordiamo...


Donnarumma: 9

Un 9 alla partita e un 9 al suo Europeo. Metteteli insieme e otterrete un 99, che è il suo anno di nascita. Perchè in troppi si dimenticano che questo ragazzo di anni ne ha solamente 22 e ha messo i guanti sulla sua prima grande competizione internazionale con la maglia della Nazionale, venendo pure premiato come MVP del torneo. Le chiacchiere sono vicine allo zero e il riassunto perfetto lo ha fatto Chiellini a fine gara "siamo passati da Gigi a Gigio. Ci sentiamo in buone mani". Con buona pace di tutti gli altri che si dovranno abituare al fatto che il miglior portiere al mondo veste la maglia dell'Italia.

Di Lorenzo: 6

La sua partita oggettivamente meriterebbe un'insufficienza, tipo un 5.5, perchè sul primo gol cicca completamente la posizione e nei primi 45 minuti con le gambe che tremano, le cose corrette si contano sulle dita di una mano. Il voto si trasforma in un 6 per due motivi: 1°) 4 anni fa Di Lorenzo aveva 24 anni e giocava a Matera in Serie C, oggi è Campione d'Europa; 2°) questo gruppo ci ha regalato una gioia troppo grande per sporcare queste pagelle con della cattiveria.

Bonucci: 8

Un condensato di tutto quello che è Leonardo Bonucci in 120 minuti a sublimare un Europeo ai limiti del leggendario. Difende, imposta, segna, sbraita in faccia a Wembley e chiude il libro invitando gli inglesi a "mangiare la pastasciutta" e a compiere un altro gesto che siamo abbastanza sicuri non stia nel manuale del bon ton. Troppo? Probabilmente sì, ma come dicevamo, questo è Leonardo Bonucci. La sua arroganza è ciò che gli consente di segnare il rigore più difficile di tutta la serie. La serata più bella della sua carriera.

Chiellini: 7.5

Se degli scienziati provassero a creare Giorgio Chiellini in laboratorio, il risultato non sarebbe altrettanto clamoroso. Un eroe omerico con la faccia da ragazzo del coro e un cuore più grande di lui. Gioca un match attentissimo contro quel fenomeno di Harry Kane e le sbavature sono pochissime. Nell'unica veramente evidente, tra l'altro, riesce comunque a entrare nel nostro cuore ghigliottinando il povero Saka e regalandoci un'immagine clamorosa di italianità. La coppa alzata da capitano è uno stupendo premio alla carriera e le sue dichiarazioni fanno pensare che possa anche essere l'ultima. Peccato che in laboratorio un nuovo Chiellini non lo si possa riprodurre.

Emerson: 7

Per capire il peso sulle spalle di Emerson, provate per un momento a immaginarvi come vi sareste sentiti se vi avessero chiesto a bruciapelo di sostituire Heath Ledger nel ruolo di Joker nel terzo capitolo della saga di Batman. Ecco, lo Spinazzola versione Euro 2020 aveva per l'Italia la funzione che, narrattivamente, Joker aveva nei film di Nolan. Emerson ha avuto al capacità (insieme al Mister) di capire di non poter dare quello che Leonardo tatticamente offre nella visione di Mancini, ma amalgamarsi comunque nel sistema facendo le cose che sa fare. Intanto chiude la stagione con in bacheca Champions League e Europeo, mica male.

Jorginho: 7

Quando lo abbiamo visto in terra con il drone sopra la testa nell'inquadratura zenitale del prato di Wembley il nostro cuore ha mancato un paio di battiti e sappiamo che è successo pure al vostro. Insieme a Bonucci, l'unico insostituibile di questa Nazionale. Jorginho è un altro di quelli che corona un percorso fatto di provincia, polvere, lacrime nello stanzino di uno spogliatoio e tanta forza di volontà. Peccato per il rigore sbagliato, perchè la doppia immagine del Jorginho risolutivo contro Spagna e Inghilterra avrebbe valso un pass per il prossimo Pallone d'Oro.

Verratti: 7

Chi sta scrivendo considera Marco Verratti uno dei suoi giocatori preferiti di sempre ed è fermamente convinto che se il destino si fosse incastrato in maniera diversa in un paio di situazioni, il pescarese sarebbe potuto diventare uno dei grandissimi del nostro calcio. Verratti è tutto quello che un centrocampista dovrebbe essere e dobbiamo tantissimo della vittoria di ieri a quella sua tranquillità unita alla consapevolezza che se il pallone è suo, nessuno glielo può portare via. Al Mondiale gli chiederemo di trascinarci un'altra volta, ancora più forte.

Barella: 6

Nicolò è il nostro motore, ma è un motore cha ha chiuso la stagione con parecchi chilometri e senza fare il tagliando. Soffre maledettamente la fisicità di Declan Rice e non a caso Mancini lo toglie dopo pochi minuti del secondo tempo. Non è quasi mai stato il miglior Barella nell'Europeo, a eccezione della partita contro il Belgio, ma forse, considerato il risultato finale, questa potrebbe essere la miglior notizia in vista degli impegni futuri della nostra Nazionale.

Chiesa: 7.5

Chi andava matto per le "palline rimbalzine", che si vincevano alle giostre o si acquistavano nei ristoranti di provincia facendo girare la manovella? L'idea imprenditoriale sarebbe di farne una serie speciale con la faccia di Federico Chiesa, ovvero il sentimento di imprevedibilità con le scarpe da calcio ai piedi. Un fastidio costante per le difese avversarie, un rebus indecifrabile, una torcia umana che incendia la partita. Semplicemente fondamentale per l'Italia. Anche lui classe '97: ci divertiremo.

Insigne: 7

Gioca un match responsabile, che solitamente per un calciatore con le caratteristiche di Lorenzo non è un gran complimento, invece in questo caso lo è. La sensazione che abbiamo avuto nel corso dell'Europeo è che Insigne sia stato uno dei grandi leader dello spogliatoio azzurro e che sia forse più importante ciò che è stato in grado di trasmettere emotivamente rispetto a quanto non abbia prodotto tecnicamente. Un Europeo da mettere nel curriculum.

Immobile: 6

Abbiamo detto tante volte alla vigilia delle partite degli Azzurri "questa potrebbe essere la partita di Ciro" e alla fine abbiamo scoperto che proprio non era il suo Europeo. Gioca una finale molto più precisa in fase di appoggio rispetto alle ultime uscite, ma non riesce mai mai a rendersi pericoloso o a trovare confidenza con l'area di rigore. La realtà è che abbiamo portato a casa un titolo europeo senza avere nulla dai nostri centravanti in rosa. Anche qui vale il discorso fatto per Barella: potrebbe essere la migliore notizia che ci portiamo nel futuro.

Cristante: 6.5

Per l'ennesima volta Bryan è il primo cambio di Mancini, anche nel giorno più importante. Tecnicamente è pasticcione, ma i suoi centimetri e il suo temperamento fanno comodissimo nel secondo tempo. Mette la spalla nel gol più importante degli ultimi 15 anni di storia italiana.

Berardi: 7

Era il titolare di questa Nazionale e ha dovuto accettare di vedersi sorpassare a doppia velocità da Federico Chiesa. Poco male, Mimmo non si è mai sentito escluso e anche in finale è entrato con voglia, determinazione, sopportando pure la tremenda responsabilità del primo rigore. Pronto per spiccare il volo e maturare definitivamente.

Bernardeschi: 7

Il vero simbolo della Nazionale di Mancini e di questo Euro 2020 tinto di tricolore. Un ragazzo che è stato massacrato in ogni modo possibile, ha infine dimostrato al mondo come l'umanità di un altro essere umano possa riaccendere una scintilla in un cuore triste. Due rigori calciati mostrando palle di titanio che non dimenticheremo facilmente. Una splendida storia di riscatto.

Belotti: 6

Anche per il Gallo vale più o meno lo stesso discorso fatto per Immobile. Lo ringraziamo per l'impegno e l'attaccamento, ma è chiaro che sotto sotto speriamo che salti fuori un centravanti di livello mondiale per questa Nazionale. Comunque entra e fa a botte con Maguire che non è mai un male.

Locatelli: 6.5

Fisicità e lucidità dentro a un palcoscenico a cui è abituato il giusto. De Zerbi ci ha regalato un pezzo di questo Europeo responsabilizzando lui e Berardi e preparandoli a momenti come questi. Ora gli toccherà farci l'abitudine.

Mancini: 10 e lode

Il miglior allenatore di questo Europeo, con ampio margine sul secondo. Ha costruito dalle ceneri un'Italia vincente e convincente, fatta di uomini ancor prima che di valori tecnici, con uno staff che ha mostrato costantemente la sua importanza. La vittoria di questo Europeo è sua prima che di chiunque altro. Fosse per noi dovrebbe firmare domani un rinnovo a vita, perchè questa è la sua dimensione perfetta. Grazie Mancio.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Cremona il 23/11/1996. Conserva nell'armadio i pantaloncini del suo esordio in Serie D allo Stadio Euganeo di Padova. Non sa scegliere tra la parte sinistra e quella destra del proprio cervello e nemmeno quale sia il suo sport preferito. È fermamente convinto che il Paradiso sia un'Olimpiade che dura in eterno.

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