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2 min

- di Federico Mendola

È solo uno sport


La storia insegna che l'Italia ci fa gioire sempre nei momenti più bui, quando nessuno ci crederebbe mai ma quando ne abbiamo più bisogno. E' successo anche questa volta, lasciando diapositive che confermano quanto il calcio sia più di un semplice sport.


E' difficile spiegare tutto il giorno dopo. A mente lucida l'effetto è come quello della pizza presa la sera prima e mangiata a colazione il giorno dopo: è la stessa ma sembra più buona.

Il primo pensiero non va alla partita in sé, allo shock della rete di Shaw, al gol di Bonucci, alla parata di Gigio su Saka, alla coppa alzata nel cielo azzurro di Wembley. Forse questa, dopo il "lutto" sportivo della mancata qualificazione agli ultimi Mondiali, era la volta buona sin dal principio.

La storia finisce per essere sempre una sentenza: sorprendere tutti nel momento più basso, quando nessuno ci crede perché così ha tutto un altro sapore. Nel 68' l'Europeo vinto dopo la clamorosa disfatta nei Mondiali inglesi di due anni prima per mano della Corea del Nord, nell'82' la vittoria in Spagna contro tutto e tutti dopo lo scandalo calcio-scommesse, il cielo azzurro sopra Berlino nel 2006 dopo Calciopoli. L'Europeo del 2021, che in realtà è del 2020 perché ci hanno tolto un anno e mezzo della nostra vita, ai più sfortunati ha tolto tutto.

Fonte foto: Repubblica.it

Il pensiero del giorno dopo, riguardando le immagini del trionfo di Wembley, va a due diapositive. All'abbraccio tra Mancini e Vialli, in lacrime per una resa dei conti vinta dopo un cammino di espiazione lungo trent'anni, per quella maledetta finale di Champions persa contro il Barcellona che gridava vendetta, per un'amicizia dal sapore sincero, per un Gianluca Vialli che si lascia andare dopo un calvario che supera ogni immaginazione umana e si gode il paradiso dopo aver vissuto l'inferno.

https://www.youtube.com/watch?v=HSMuJOlUb3I

L'altra è puramente personale: è la sensazione del calore umano che quasi avevo dimenticato. Della consapevolezza che questo momento non si ricorderà soltanto per aver vinto il secondo Europeo della nostra storia ma per averlo vissuto insieme dopo un anno e mezzo nel quale si è fermato tutto. Ricorderemo ogni singola faccia, ogni movimento, ogni battuta, ogni frase pronunciata nei momenti più concitati, ogni sguardo di felicità terrore stupore tensione. La sensazione di esserci ripresi la nostra vita, di avere trovato una gioia dopo un anno e mezzo di dolore, di perdite, di nulla. E dopo il nulla, il tutto diventa incredibilmente meraviglioso.

La mia diapositiva di questo Europeo, e spero perdonerete se mi concedo il privilegio di parlare in prima persona, è vedere un mio caro amico, un omone grande e grosso, piangere come un bambino per la gioia e abbracciarlo di cuore dicendogli "è successo davvero", mentre attorno a noi tutti urlavano e bandiere tricolore sventolavano con tutta l'energia dissipatasi in questi terribili mesi.

Le mie diapositive sono le lacrime, perché tutti noi viviamo e dobbiamo vivere di emozioni.

Dicono che il calcio sia solo uno sport. No, è molto di più.

Grazie Azzurri, grazie calcio.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giornalista pubblicista palermitano classe ’89 laureato in Lingua e Cultura Italiane per Stranieri. Amante di calcio, redattore per la testata sportiva ForzaPalermo.it, nelle sue vene scorre sangue rosa come il rosolio e nero come l’amaro. Gli piace guardare al passato per scrivere del futuro, l’idea del del contesto socio-culturale alla base dell’affascinante mondo del pallone. Ogni tanto ci vuole un animo “vecchio stampo”, non a caso lo chiamano “u prufessuri”.

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