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2 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Djokovic-Berrettini (6-7, 6-4, 6-4, 6-3)


Djokovic è irragiungibile, ma Berrettini ha preso la strada giusta.


- Matteo Berrettini mette la bandiera dell’Italia sul tennis quello importante, quello dei giganti, quello che eravamo abituati a vedere solo con il binocolo. È stata una partita emozionante ed emozionale se seguite il tennis da un po’. Un punto di arrivo e un punto di partenza allo stesso tempo per Matteo e per tutto il nostro movimento. Non poteva peró in fondo finire con un risultato diverso;

- È stata una partita vera, intensa e a tratti bellissima. Berrettini parte male, poi entra in partita. Vince un game di venti minuti, recupera il set e si mette davanti. Non è stato sufficiente e non c’era onestamente la sensazione che potesse essere sufficiente per l’impresa. Nole prende in mano le operazioni e gestisce tre set in controllo quasi totale. Sul punto del 3-2 15-30, abbiamo visto tutta la supremazia del serbo. È andato poi in vera difficoltá solo sulla domanda finale, con la coppa in mano, quando gli hanno chiesto un pronostico sulla finale di stasera;

- Novak Djokovic è il tennista più forte della storia. Iniziamo a prendere definitivamente atto di questo concetto e iniziamo a prenderlo come una verità assoluta, senza possibilità di metterlo in discussione. Oggi l’ennesima meraviglia, con la solita capacità di plasmare la realtà alla sua volontà e di mangiare ogni difficoltà. Uno sportivo immenso, una macchina da guerra odiata dai comuni mortali con l’occhio diffidente dell’uomo che guarda un robot in grado di soppiantarlo, migliore di lui in ogni aspetto. Con la concorrenza che sembra in ribasso, non riusciamo ad immaginare quanti altri Slam riuscirà a vincere;

- Un grande servitore contro un grande risponditore (anzi, contro il grande risponditore) è solitamente un servitore morto. Così è stato oggi. Il servizio di Matteo, devastante per settimane, oggi ha fatto poco più che il solletico a Nole. Soprattutto la prima è entrata troppo poco e anzi, è stata la seconda a fare grandi cose. Guai a svalutare la prestazione di Matteo odierna. Aveva davanti una divinità;

- Matteo Berrettini da Roma, figlio di Odino, è un tennista straordinario. Con il suo martello di Thor ha saputo spesso mettere all’angolo Djokovic, perdendo le misure solo nel finale quando le forze scemavano e la vista si annebbiava, mentre l’avversario si cibava feroce del pubblico contrario, mai sazio. Negli ultimi tre mesi Matteo ha perso da Djokovic, Zverev e Tsistsipas. Abbiamo un campione vero e lo avremo per tanti anni. E ci piace che questo campione sia un ragazzo educatissimo, simpatico, solare, sempre con la giusta attitudine, intelligente. Un bel portabandiera. Questo è solo l’inizio Matteo, forza.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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