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5 min

- di Matteo Orlandi

Pagelle Azzurre: Italia-Spagna 5-3 d.c.r.


Le nostre pagelle di una serata che non dimenticheremo.


Donnarumma: 7

Sapete quante volte Gigio si è trovato di fronte ad una serie di rigori in carriera? Quattro volte. Sapete quante ne ha vinte? Quattro. Serve altro? Secondo noi no. Un colosso, un portento in ogni contesto. Prendiamo e godiamone tutte.

Di Lorenzo: 6.5

Dopo aver rincorso per 90 minuti il motorino di Doku, Di Lorenzo stasera vive una serata da spa. Circumnaviga sereno dalle sue parti, soffre poco e a tratti è sembrato insuperabile negli uno contro uno, mostrando una consapevolezza che non avevamo mai visto. Mancini lo toglie dalla sua comfort zone per piazzarlo a sinistra, ma mantiene la barra dritta. Non è un campione e lo sappiamo, ma merita un sacco di pacche sulla spalla.

Bonucci: 6.5

Nel primo tempo sventaglia tanto ma mai con precisione, non trovando mai l’imbeccata giusta per Immobile. Nel secondo tempo lavora più di tradizione insieme al compagno di una vita; annaspa un po’ ma non molla mai. In Nazionale riesce a infondere una sicurezza che nel club non vediamo quasi mai. Potrebbe tirare quel rigore cento volte e lo segnerebbe cento volte.

Chiellini: 6.5

Si, sbaglia il tempo di uscita sul gol di Morata, macchiando la solita prestazione difensiva selvaggia e perfetta. Eppure il momento decisivo della sua partita è a gioco fermo, davanti l’arbitro, con la monetina. Davanti ad un Jordi Alba tesissimo, Chiellini scherza e ride in maniera plateale, chiaramente forzata. Lo tocca, lo abbraccia, cerca in ogni modo il contatto fisico mentre lo spagnolo sembra in evidente imbarazzo, destabilizzato e quasi inquietato di fronte ad un comportamento imprevisto e inatteso. Giuseppe Pastore ha parlato di “violenza psicologica”. Vi piacciono le frasi retoriche? L’abbiamo vinta in quel momento.

Palmieri: 6.5

Come per una band chiamata all’ultimo sul palco per sostituire gli headliner, le nostre aspettative sul più assiduo frequentatore delle panchine di Stamford Bridge erano piuttosto basse. Palmieri oggi invece ci consegna una piccola lezione di vita. Se tutti si aspettano poco da te, sarà più facile stupirli e fare un buon lavoro. Prestazione nel complesso più che buona, un paio di ottime proiezioni, un lavoro attento nelle retrovie senza mai affannarsi troppo, pur non mostrando mai il brillantio di Spinazzola. Se la sua sostituzione non è stata dettata da motivi fisici, è stata una sostituzione sbagliata. 

Barella: 5.5

Una serata difficile per Barella, come per tutto il nostro centrocampo. Gli spagnoli lo fanno correre spesso a vuoto e avere a che fare con Busquets in serate così vuol dire arrivare vicini a toccare il Sole. Niccoló soffre e nel complesso incide poco, mostrando poca lucidità anche in un’occasione importante nel primo tempo sullo 0-0.

Jorginho: 6.5

Non è stata la sua partita, finendo abbastanza sovrastato dai ritmi iberici, a tratti troppo frenetici per il suo calcio pensato. Mancini peró ha costruito la sua Italia su Jorginho più altri dieci, non mettendolo mai in discussione. Nel rigore della gloria c’è il motivo. La rincorsa lenta come stesse camminando sul bagnasciuga, il piede che si apre come un deltaplano che prende adagio il volo, un calcio al pallone soffice come un bacio e la palla che rotola piano come fossimo finiti su un campo da golf. Una piccola opera d’arte. È il capostazione di un treno azzurro che porta a Godopoli. Qualcuno potrebbe anche dire “un rigore da Pallone d’oro”.

Verratti: 5.5

Come Barella, Verratti vede troppo poco la palla ed uno come lui non è affatto abituato. Il loro trio di centrocampo ha nel complesso sovrastato il nostro. Fa fatica ma riesce a mettere dentro qualcosa di utile dentro la partita, dimostrando di sapere usare con intelligenza spada e fioretto. 

Insigne: 6.5

Una partita di maturità. Dopo i primi venti minuti difficili, Insigne non perde la testa e rimane incollato alla partita. Si vede poco, ma aiuta tanto dietro e tocca la palla sempre con qualità, aumentando l’autostima di tutti. Nel finale si sposta anche per via centrali ma non la vede mai. L’imbucata intelligente che porta al gol premia un ragazzo che non è un campione, ma forse in fondo nemmeno un qualcosa di così tanto diverso.

Immobile: 6

Dopo il disastro di Monaco, Immobile resetta la testa e riesce ad offrire una prestazione sufficiente, non pienamente brillante ma con dentro almeno un paio di ottime giocate da conservare. La difesa alta della Spagna fa sì che venga cercato tanto, ma mai con abbastanza precisione. Sul gol si muove con i giri giusti e aiuta la giocata di Chiesa. Il suo cambio lascia perplessi, i suoi tagli ci avrebbero fatto comodo. A chi gli chiede di tenere su la squadra e lo critica di non farlo abbastanza, non possiamo che rispondere che evidentemente non sa che tipo di attaccante sia Ciro Immobile. Ha un’altra partita per lasciare il segno, ma ricordiamo che la Francia ha vinto un Mondiale con un attaccante a zero gol.

Chiesa: 7

Avete presente il formaggio sulla pasta al sugo, i popcorn al cinema, un ventilatore sparato in faccia in piena estate, una cioccolata calda in pigiama quando fuori nevica. Chiesa è tutto questo. Quando serve quel tocco, quel qualcosa in più, arriva lui e te lo mette su un piatto d’argento. Questo ragazzo ha qualcosa di indescrivibile, di unico. Gioca una brutta ora, poi fa gol e diventa semplicemente una palla di fuoco. Gli era già successo in praticamente tutte le partite più importanti giocate fin qui nella sua breve carriera. Lo immaginiamo a fine carriera tenere corsi sull’autostima. Ne ha da vendere; per un giocatore è solo un pregio.

Berardi: 6

Entra con l’attutudine giusta ma non riesce ad incidere. Nei supplementari è quello con più gamba e più voglia ma non trova il guizzo, se non per un paio di stop raffinati che finiranno nelle storie del profilo Instagram di Euro 2020.

Toloi: 5

Perchè è entrato Toloi? Come ha fatto Mancini a credere che potesse una buona idea cambiare in quel momento della partita l’assetto dei terzini, fin lì mai davvero in affanno? Non si sa. Entra e si soffre, complici purtroppo diverse sue imperfezioni. 

Belotti: 5.5

Mezzo voto in più per il rigore siglato, importante e pesantissimo. L’ingresso peró nel complesso è stato pessimo. Pur essendosi messa la partita su delle rotaie a lui congeniali, non ci dà niente.

Locatelli: 5.5

Non riesce a cambiare il trend del nostro centrocampo sofferente. Essere stato scelto primo rigorista è un bella dimostrazione di fiducia e il fatto che lo abbia sbagliato per fortuna diventa poco più che un dettaglio. Al rigore di Jorginho, è il primo che viene abbracciato dal capitano Chiellini. Siamo contenti per lui.

Pessina: 6

Anche lui incide ben poco, in un momento di apnea della partita.

Bernardeschi: s.v.

Il coro di “no” quando si è presentato sul dischetto del rigore forse è arrivato fino alle sue orecchie. Un tiro perfetto e una piccola, grande rivincita. Gli auguriamo sia la prima pietra del suo rilancio.

Mancini: 6

Se vince anche quando sbaglia qualche scelta (le sostituzioni di Immobile e Toloi ci hanno evidentemente indebolito), vuol dire che il nostro uomo ha il vento che spira forte nella sue vele. Seguiamolo e andiamo. Ne manca solo una.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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