
Considerazioni sparse post Brasile-Perù (1-0)
Ieri sera, nella martoriata terra brasiliana dagli accoliti di Bolsonaro che fin troppe ferite stanno aprendo e lasciando putrefare, è andata in scena la prima semifinale della Coppa America tra la Selecao e la Bicolor: al secolo Perù Brasile. Il risultato secco ha visto l'ex milanista, ora in forza al Lione, Paquetà segnare il gol vittoria portando i verdeoro alla finale continentale
- La partita ha vissuto di lampi improvvisi e folate, senza entusiasmare particolarmente. L'assenza del pubblico, la lunga e strana stagione alle spalle e gli strascichi delle polemiche che hanno anticipato questa edizione hanno giocato il loro ruolo. Ma c'è di più, perché questa non è una partita come le altre: è una partita che si porta un carico di storia e di storie imponente.
- Tra i mille intrecci ce n'è uno a cavallo tra la fine dei '60 e l'inizio dei '70 che lega una delle leggende del calcio brasiliano, Valdir Pereira - più noto come Didì -, con una leggenda del calcio peruviano, Orlando de la Torre - più noto come Chito. Il primo allenatore del Perù, il secondo uno dei c.d. quattro cavalieri della nazionale blancoyroja (definiti così, con chiaro riferimento ai personaggi dell'apocalisse, da tutta la stampa dell'epoca per via dell'eleganza e della forza che esprimevano in campo). 1969, il Perù gioca un amichevole al Maracana. All'epoca la bicolor era una squadra assolutamente favolosa, tanto che nella prima ora di gioco, i peruviani scherzano letteralmente contro i brasiliani. Sul 2-1 per i peruviani, Gérson de Oliveira Nunes, uno dei migliori centrocampisti brasiliani di tutti i tempi, fa un’entrata degna di Vinny Jones, su Chito, vaporizzandogli la gamba. La reazione è possibile immaginarla: si accende una rissa di proporzioni bibliche che durerà quaranta minuti. Dovrà intervenire Joao Avelange per far finire la partita che vedrà vincere i verdeoro per 3 a 2. Passa un anno: quarto di finale di Messico 1970. Breve considerazioni a margine: pochi giorni prima il Perù era stato quasi spazzato via dalla furia di un terremoto di magnitudo 7 e in Brasile c'era la dittatura dei c.d. Gorillas. Bene, Didi, ancora allenatore del Perù, la sera prima dell'incontro riceve una telefonata della famiglia in Brasile nella quale gli fanno sommessamente notare che c’è della gente sotto casa che è salita per parlare con loro chiedendo di dirgli che lui sa perfettamente cosa fare. Didi, imprigionato dal terrore, sa che facendo giocare il “Chito” questo punterà senza sconti Gerson. Senza questo quel Brasile avrebbe di sicuro perso contro quel Perù. Didì comunica nello spogliatoio la decisione. Chito non la prende bene e, pare, lo abbia quasi preso per il collo e incollato al muro. Nessun compagno proverà a fermarlo. Senza Chito il Perù cade contro il Brasile: prendono quattro gol. Nonostante ciò verranno accolti all’aeroporto di Lima come se avessero vinto il Mondiale;
- Nella partita, invece, odierna i riflettori peruviani erano tutti puntati su Lapadula. Sì, quel Lapadula lì, che ha disputato una Copa America quasi perfetta tanto che una sua doppietta, ed un naso rotto - elemento di folklore che in quella parte dell'emisfero è sempre graditissima - nei quarti ha trascinato la Blancoyroja sino qua scatenando l'entusiamo del paese andino. Tanto che gli è stata dedicata una canzone e un personaggio di Lego: "Legodula", da un'idea del quotidiano ElPopular;
- Ieri sera, però, "Legodula" non è riuscito a brillare davanti alla difesa coriacea e tutta in stile europeo che Tite, capace di centrare la seconda finale consecutiva uguagliando il record di imbattibilità di Zagallo, ha messo su per questa competizione. Diciamo non proprio in stile brasiliano. Altro protagonista è stato il portiere Gallese che ha respinto ripetutamente gli attacchi di Neymar e soci che, va detto, hanno espresso per lunghi tratti un gioco finalmente degno della casacca che indossano, fatto anche di leziosismi e numeri ad effetto non sempre necessari;
- Ancora polemiche però per un utilizzo del VAR decisamente originale: Thiago Silva, su un tiro peruviano, allarga il gomito nella sua area e respinge il pallone. Ma non fa molto notizia ciò, quanto l'immediata levata di scudi di tutta la stampa argentina che stasera, contro la Colombia, si giocherà l'accesso in finale. Potremmo assistere, dunque, ad una finale degna, per nomi e per lignaggio, di questa meravigliosa competizione.
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