
Italia 2004, il grande botto
Euro 2004, il canto del cigno della fallimentare esperienza di Giovanni Trapattoni in veste di C.T. degli azzurri.
Siamo un paese di strani calciofili, sempre pronti con la penna blu in mano a correggere eventuali errori, anche quando questi ultimi sono perdonabili, se non inesistenti. Ci siamo già dimenticati di quando avevamo una squadra talmente forte nei singoli, ma allo stesso tempo disposta male in campo, tanto da appellarsi sempre e comunque alla slealtà altrui, da fare magre figure storiche in giro per il mondo.
La gestione Giovanni Trapattoni, per quanto riguarda le rinomate competizioni quadriennali, si è rivelata una delle peggiori degli ultimi sessant'anni. Fuori agli ottavi nei Mondiali del 2002, circostanza nella quale fattori esterni, ormai noti, si mescolarono a diverse mancanze tecniche degli azzurri; fuori ai gironi nell'Europeo portoghese del 2004, in un raggruppamento in coabitazione con Svezia, Danimarca e Bulgaria.
Nell'Italia lusitana erano presenti tredici ventitreesimi della futura squadra campione del mondo. Le cose si misero subito male quando, nella prima partita, Francesco Totti, il punto nevralgico della selezione trapattoniana, cade nella trappola di Christian Poulsen: il centrocampista danese è un provocatore seriale della peggiore specie, il fantasista azzurro gli rifila uno sputo che passerà, suo malgrado, negli annali del bon ton calcistico. Abbiamo alcune occasioni niente male, ma non le sfruttiamo. Trapattoni schiera un 4-2-3-1 con Cristiano Zanetti e Simone Perrotta davanti alla difesa, inserendo in seguito Gennaro Gattuso e lasciando Andrea Pirlo in panchina. Le critiche sono feroci, la stampa e l'Italia intera invocano il duo di centrali del Milan e ne hanno tutte le ragioni.
Abbiamo sprecato un'occasione d'oro: con la Svezia è un dentro o fuori senza remore.
Pirlo e Gattuso finalmente vengono schierati, insieme a Perrotta, in un 4-3-3 che vede Vieri, Cassano e Del Piero in avanti. L'Italia gioca un buonissimo primo tempo, chiudendo in vantaggio, grazie ad una grande iniziativa di Panucci, il quale serve Cassano che di testa ci porta in vantaggio.

Le occasioni fioccano, ma il punteggio rimane fermo. Nella ripresa la Svezia sale di condizione, Buffon si erge a fenomeno tra i pali, respingendo un tiro forte e teso di Jonson. Meriteremmo di portare a casa i tre punti, ma evidentemente, Eupalla ha già altro nel paniere del destino: a cinque minuti dalla fine, Ibrahimovic realizza un gol da far andare ai matti il concetto stesso di colpo di tacco. Buffon viene anticipato, Vieri salta, ma in un remake ancor più goffo di Rivera '70, può solo sfiorare il pallone.
Siamo quasi a casa.
Da questo momento in poi l'Italia calcistica verrà sotterrata dalle polemiche, partendo dalla fantomatica lite tra Buffon e Vieri, fino all'ipotesi di biscotto tra Svezia e Danimarca, questione mai del tutto chiarita. Fatto sta che, una formazione dotata di classe come quella, non avrebbe mai dovuto mettersi nelle condizioni di protestare per situazioni al limite della decenza, vedi Corea, vedi Svezia-Danimarca. Non avevamo un gioco ben definito. Anzi, quella selezione si poggiava sulla grandezza dei suoi singoli e di come questi riuscivano a collaborare con i compagni, affidandosi più alle proprie doti che a schemi precisi. Tenere in panchina Pirlo per far giocare Cristiano Zanetti, nel match contro la Danimarca, è puro e semplice masochismo. L'errore di Totti, su cui quell'Italia veniva fondata, servì solo a peggiorare la situazione, ma comunque avevamo più risorse a nostra disposizione, come Antonio Cassano, uno dei migliori. Vieri si presentò in cattive condizioni, Del Piero sparò spesso a vuoto, pur avendoci provato e ricevendo critiche eccessive ed ingenerose: negli studi RAI già si parlava della fine dell'esperienza in nazionale dell'eterno Godot azzurro.
Il match con la Bulgaria è un trip di emozioni contrastanti: la rabbia per il rigore di Petrov, il pareggio nella ripresa con un perentorio Perrotta, la speranza di un gol che salvi la situazione, così come è capitato tante altre volte, fino al destro sotto l'incrocio di Cassano, la gioia, le lacrime istantanee. Svezia e Danimarca hanno pareggiato, due a due.
Siamo a casa.

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