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, 28 Giugno 2021

Sopravvissuti alla Copa America: la storia del Cile del 1919


"Vinieron. Ellos tenían la Biblia y nosotros teníamos la tierra. Y nos dijeron: "Cierren los ojos y recen". Y cuando abrimos los ojos, ellos tenían la tierra y nosotros teníamos la Biblia" (Osvaldo Soriano)


Tra le storie che la più antica competizione per nazionali ci racconta ce n'è una il cui pendolo narrativo oscilla tra il tragico, l'epico e il beffardo: quella del viaggio di ritorno de "La Roja" (la nazionale cilena) nel 1919.

I contorni di questa storia parrebbero farci rivivere il complesso periodo pandemico che stiamo attraversando. La Copa América del 1919 fu una delle edizioni più caotiche, sino ad oggi, che questo torneo ha visto. Il torneo era originariamente programmato per essere giocato ogni anno, 1916 Argentina, 1917 Uruguay e 1918 in Brasile. Tuttavia la grave epidemia di spagnola colpì Rio de Janeiro, sede del campionato, costringendo all'annullamento della terza Copa América della storia, spostando la data ad un anno dopo. La prima considerazione che viene da fare è quella riguardante lo spiccato buon senso delle autorità brasiliane dell'epoca che di per certo stride con quello mostrato per questa edizione. La seconda attiene al livello organizzativo della Coppa che non è quella che si vede oggi. All'epoca era prevista la partecipazione di solo quattro squadre: Argentina, Brasile, Cile e quella che era stata la doppia campionessa del torneo fino a quel momento, la squadra uruguaiana.

La Roja non poteva viaggiare in aereo per via della mancanza di fondi della federazione cilena e, pertanto, decisero che la squadra avrebbe dovuto viaggiare verso il Brasile attraverso una serie particolare di incastri il cui scopo non era quello non solo di arrivare nel paese verdeoro ma anche di ottenere i soldi per i giocatori di calcio. Dunque, si decise che i giocatori avrebbero dovuto viaggiare in autobus da Santiago a Buenos Aires in Argentina. Non c'è bisogno di dire, viste le distanze enormi e le asperità che compongono il paesaggio sudmaericano, che il viaggio fu faticoso ed estenuante: la storia ci racconta che i giocatori dormivano e mangiavano male e, dopo diversi giorni di viaggio sopportando il rigido inverno sudamericano, la squadra cilena arrivò a Buenos Aires. La prima tappa del viaggio è stata completata, ma ora era necessario analizzare quale sarebbe stato il modo più economico per raggiungere la sede di Rio de Janeiro. Così, i giocatori cileni hanno deciso di prendere una barca per raggiungere il Brasile ma solo dopo aver viaggiato per 3 giorni in treno da Buenos Aires a Montevideo, dove si imbarcarono alla volta di Rio con la Albiceleste e la Celeste (rispettivamente la nazionale argentina e uruguaiana), arrivandoci solo dopo 10 giorni di navigazione.

Ciò, come si può intuire, avrà delle pesanti ripercussioni sulla tenuta atletica dei calciatori cileni, tanto che disputarono un torneo disastroso: sconfitta 0-6 dal Brasile, poi dall'Uruguay 0-2 conludendosi con altra pesante caduta contro l'Argentina per 1-4.

Nonostante tutto, la vera epopea inizierà quando la palla smise di solcare i verdi campi brasiliani, quando La Roja dovette affrontare il viaggio di ritorno in Cile. Iniziato bene, la squadra arrivò senza intoppi di rilievo a Buenos Aires lì dove gli Dei andini stavano per scrivere un tragico capitolo. Una tempesta di neve nelle Ande aveva tagliato i binari della Ferrovia Transandina. La squadra dovette aspettar due settimane nella capitale argentina per il miglioramento della situazione meteorologica ma senza che accadde. La decisione fu drammatica: decisero di attraversare le Ande a dorso di mulo. "Arriveremo sicuramente a Los Andes giovedì. Faremo il viaggio a dorso di mulo", si legge in un telegramma che la delegazione ha inviato in Cile, secondo il giornalista Edgardo Marín nel libro "La Roja de todos".

I giocatori, l'allenatore e i dirigenti sono riusciti a raggiungere Mendoza e lì hanno appreso che l'ostruzione delle strade era dal lato cileno e che non potevano proseguire sulla strada. Il 30 giugno, 37 giorni dopo aver giocato l'ultima partita di campionato, hanno inviato un nuovo telegramma al Cile che ha rivelato la preoccupazione del gruppo: "Non sappiamo ancora quando partiremo. Stiamo prendendo accordi per partire per la Bolivia. La nostra situazione peggiora ogni giorno. Siamo disperati". Dopo tredici giorni bloccati a Mendoza, ricevettero l'avviso che potevano attraversare la catena montuosa a piedi, a dorso di mulo o in treno merci. Ogni membro della delegazione aveva ricevuto un kit con il cibo per il viaggio prima di partire: dieci salumi, un formaggio, due lattine di conserve, diverse fette di prosciutto e mortadella, sei pani e una bottiglia di brandy.

Secondo il racconto del leader Romeo Borghetti, il cognac ha fatto scalpore tra la delegazione: "La bottiglia bastava appena. A qualcuno è piaciuto più del pane". Hanno viaggiato in treno fino a Zanjón Amarillo, una stazione vicino al fiume Mendoza, dove li stavano aspettando 22 muli. Il corteo è avanzato attraverso le montagne fino alla città di Caracoles, già in territorio cileno, dove hanno dovuto lasciare i muli e proseguire a piedi, e le cose si sono complicate. "Questo viaggio è stato il peggiore di tutti, perché ci siamo sempre persi nella neve e ci siamo rotolati come palle", dice Borghetti. Incontrarono alcuni mulattieri in mezzo alla strada e affittarono un mulo per Borghetti, ma il capo doveva darlo a Bernal, uno dei giocatori, poco dopo, che era svenuto. Più tardi trovarono Poirier, soprannominato El Gringo, mezzo addormentato nella neve per lo sfinimento, e Frez, un altro giocatore, caduto e coperto di neve fino al collo. Raggiunsero appena la stazione di Juncal, dove bevvero caffè caldo, pernottarono in un carro Trasandino e completarono il viaggio in treno. Sono arrivati ​​a Valparaíso il 9 luglio, 48 giorni dopo la loro ultima partita in Copa América.

La spedizione cilena, dunque, per disputare una della più fallimentari Copa America della sua storia impiegò quasi 4 mesi di viaggio, tra andata e ritorno, viaggiando su ogni mezzo a disposizione che il continente aveva da offrire: fu viaggio è stato il più lungo mai effettuato nella storia della Coppa America. Un esodo, un pellegrinaggio dannatamente lungo e tortuoso, diremmo omerico o anche biblico, ma che ci racconta della meravigliosa stranezza di questo continente e delle storie che esso custodisce con materna cura.

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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