, 28 Giugno 2021

Considerazioni sparse post Francia-Svizzera 7-8 (d.c.r.)


Una partita folle a chiudere la giornata più matta e divertente del torneo. Una gara senza esclusione di colpi che è uno spot Pirelli: la Francia dimostra che la potenza è niente senza controllo.


- Una partita bellissima fra due squadre che si affrontano senza esclusione di colpi: una gara che ci ha visti spettatori interessati, non solo per le possibili ripercussioni in ottica cammino degli azzurri, ma perché da tanto tempo non si vedevano partite tanto avvincenti. Anzi, in realtà non si vedevano da oggi pomeriggio: questo Europeo, arrivato al termine di una stagione folle condizionata da ciò che ha sconvolto le nostre vite nell'ultimo anno e mezzo, si candida ad essere uno dei più belli di sempre;

- Una Francia camaleontica che parte con un'inedita difesa a tre, dovuta alla penuria di terzini sinistri (Theo avrebbe fatto comodo adesso, vero Didier?), continua con un disperato 4-2-4 per riprendersi ciò che è suo, per poi tornare a un più convenzionale 4-3-3 con l'ingresso di Sissoko per Griezmann. La potenza di fuoco dei blues permette a Deschamps questo e tanti altri esperimenti, eppure sembrano più mosse dovute all'esigenza di salvare la faccia più che a un effettivo acume tattico da parte del tecnico transalpino;

- Sfida tattica vinta, nettamente, da Petkovic: se non puoi disporre di grandissimi campioni, va da sé che, per competere ad armi pari, gli svizzeri devono chiamare in causa altre armi. Al talento gli elvetici rispondono col fosforo del suo tecnico, che impara dai suoi errori (visti contro l'Italia) e non concede campo ai suoi avversari, e con un cuore enorme che permette loro di raddrizzare una partita ormai finita;

- Perché sì, quando hai l'opportunità di finire una grande squadra hai il dovere di farlo (vero, Rodriguez?), altrimenti rischi seriamente che il Benzema di turno ti punisca oltre i tuoi demeriti. Se però dalla tua hai uno come Seferovic che oggi ha le ali come se avesse fatto indigestione di Red Bull, volando per due volte molto più alto di Varane/Kimpembe, e uno come Gavranovic che si diverte a fare il Mosé dei nostri giorni, attraversando le acque blues che si aprono dinnanzi a lui, allora dimostri di essere una grandissima squadra;

- Giusto che una gara del genere finisca con l'epilogo più folle possibile, ovvero con i tiri di rigore: la spunta alla fine la squadra che ci ha creduto di più, che ha saputo fare nozze con i fichi secchi. Crolla la Francia, tradita dal suo uomo simbolo Mbappé, che conclude un torneo così così con l'errore decisivo dal dischetto. La prova che la potenza, quella che Mbappé possiede a quintali, è nulla senza controllo.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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