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, 26 Giugno 2021

Manuel Locatelli ci aveva fatto dimenticare di essere giovane


Manuel Locatelli è diventato una certezza per l'Italia di Mancini. La sua maturità e la sua costanza nelle ultime stagioni, ci hanno fatto dimenticare che ha solo 23 anni.


Di Manuel Locatelli ci siamo tutti dimenticati l’età. Così, quando dopo la fine della fase a gironi si sono tirate le prime somme sull’Italia di Roberto Mancini, ci siamo accorti di avere avuto in rosa uno dei migliori, se non il migliore per rendimento, under 23 del torneo. Un giocatore in grado di non far sentire la mancanza di un fuoriclasse come Marco Verratti, di segnare una doppietta e di essere decisivo nella zona nevralgica del manto erboso: quel centrocampo che è sembrato sempre casa sua.

Ascesa, caduta, ripresa

Locatelli ha aiutato un po’ a confonderci le idee. È arrivato presto su un grande palcoscenico, anche se un po’ ammaccato. È uno degli ultimi Milan dell’era Berlusconi quello in cui esordisce nel 2017: Brocchi in panchina e rossoneri che chiudono al settimo posto. Prima tre minuti contro il Carpi, poi tutti i novanta contro la Roma. Si tratta solo di un assaggio, perché è la stagione dopo che il classe ’98 viene promosso definitivamente in prima squadra: Vincenzo Montella, nonostante la giovane età, ne fa uno dei perni del suo centrocampo, soprattutto nella prima parte di stagione. Per fisico e per stile di gioco, Locatelli viene schierato al centro nei 3 della mediana, scalzando il capitano Riccardo Montolivo. Le voci e i complimenti crescono ma la completa notorietà arriva alla nona di campionato: si gioca Milan-Juventus, una classica del calcio italiano. A risolverla è lui, con un tiro che fa ancora stropicciare gli occhi.

Quel gol però, nonostante la vittoria della Supercoppa poco tempo dopo, segna il momento più alto di Locatelli a Milano. La vetta fa venire le vertigini e la tranquillità fa spazio alla tensione e alle paure. Il rendimento cala, i minuti in campo diminuiscono e nella stagione seguente, complice un Milan che cambia allenatore e deve per forza raggiungere risultati, i minuti giocati sono molti meno. Il talento c’è, manca la continuità e la malizia del giocatore esperto, quello che cerca il nuovo corso milanese desideroso di risultati. Così si decide di sacrificare il giovane, che ha bisogno di spazio e di un ambiente che gli consenta di ripulirsi dalle scorie. Inizia una nuova vita con una maglia a bande neroverdi. Sassuolo diventa casa, un luogo di crescita senza le pressioni del predestinato e dove sbocciare con i giusti tempi. È il 2018, sulla panchina dei neroverdi arriva Roberto De Zerbi. È la svolta decisiva.

Il cambiamento

Il tecnico di Brescia è cruciale per le sorti del giovane centrocampista. Tre stagioni in cui il rendimento cresce. Interdizione e costruzione sono i compiti richiestigli: pochi ma frutto di una responsabilizzazione che caratterizza la crescita mentale di quel ragazzo che sembrava essersi perso. Dopo due annate ben giocate, la stagione 2020-2021 è quella della consacrazione. Nel 4-2-3-1 disegnato da De Zerbi, Locatelli è l’uomo imprescindibile tra i due davanti alla difesa.

Il suo è un lavoro continuo, da equilibratore di un Sassuolo votato all’attacco e al gioco ma che non abbandona totalmente la fase difensiva. Le medie stagionali parlano chiaro: 88.3% di passaggi riusciti, 1.1 passaggi chiave a partita, 2.4 contrasti vinti a partita e 1.5 intercetti di media. In più, il gol: quattro in questa stagione, che uniti al 1.2 tiri di media a partita, sono sintomo di una capacità di accompagnare l’azione non indifferente. Una costanza la sua che l’ha fatto diventare parte fissa della nazionale maggiore, del ciclo di Mancini, quello del gioco fluido e che l’ha visto giocare sicuro dei propri mezzi, come ha dimostrato l’apertura iniziale per Berardi nell’azione del suo primo gol con la maglia azzurra agli Europei.

https://youtu.be/Ks4zdSNL66o?t=48

Manuel Locatelli si è costruito nel tempo. Ha avuto la capacità di rimettersi in gioco quando sembravano crollate le certezze, sapendole ricostruire a poco a poco. Un talento che ci ha fatto dimenticare la sua età ma mai completamente di lui.


  • Sardo, classe 96. Studente di Relazioni Internazionali, allergico a molte cose e aspirante giornalista. Lo sport è stato il mio primo amore.

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