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6 min

- di Khaled Gueddim

Ricordiamoci di Hurkacz, sperando si ricordi pure lui di se stesso


Da sempre uno degli espedienti retorici più efficaci per iniziare un discorso sta nel porre alla platea un quesito del quale si possa prevedere la risposta: la cosiddetta domanda retorica. Quasi sempre, per non correre il rischio di una risposta inaspettata, si ricorre alla domanda “dicotomica”, ovvero un bivio che non prevede più di due strade (o è sì o è no), ma oggi questo rischio voglio prendermelo e allora vi chiedo: qual è l’ultima vittoria di Hurkacz alla quale avete assistito?


In coro: “la finale di Miami” (se lo hai visto al primo turno di Montecarlo sei una brutta persona). Ma scherzi a parte, dalla vittoria più importante della sua carriera il polacco ha vinto una sola delle ultime sette partite, collezionando cinque sconfitte consecutive al primo turno. Proviamo a capire il perché di tutto questo.

L'esultanza molto sobria dopo il match point più importante della sua carriera

Per capirlo bisogna innanzitutto chiedersi chi è Hurkacz, dato che prima di Miami i suoi risultati sono stati spesso buoni ma mai eccelsi: lo hanno sempre tenuto in un’ombra dalla quale non è emerso altro che lo straordinario servizio. 

Tolto questo infatti il gioco di Hurkacz è ancora oggi pressoché sconosciuto ai più, e questo è stato evidente prima della finale di Miami, quando all’improvviso tutti hanno dovuto parlare di lui, dando vita a “una fiera de’ paese” per citare un poeta, nella quale abbondavano descrizioni vaghe e inconcludenti, del tipo: “è uno che tira forte”, “è un giocatore solido”, “è forte mentalmente” e così via.

Queste frasi non dicono niente e potrebbero essere usate per descrivere la maggior parte dei tennisti: non sono altro che degli espedienti per parlare di qualcosa che non si conosce, per dare la propria opinione anche quando un’opinione non la si ha.

Ma non c’è troppo da biasimarli, perché parte delle colpe vanno imputate allo stesso Hurkacz, che ha sempre permesso ai suoi pochi difetti di offuscare lo splendore delle sue tante qualità.

Il Profilo Tecnico

Come accennato in precedenza il servizio rimane la sua arma più letale. La prima non è inferiore a quella dei vari Zverev, Berrettini, Kyrgios o Medvedev: basti pensare che a Miami contro Raonic ha chiuso la partita tirando più ace del canadese.

Un importante giornalista polacco ha detto di lui: "la prima volta che ho l'ho visto aveva 12 anni e il suo servizio mi ha ricordato quello di Sampras!"

Da fondocampo i suoi colpi sono di una pulizia tecnica incantevole, tanto che ancora oggi molti considerano il dritto migliore del rovescio, quando in realtà è quest’ultimo il suo colpo preferito. 

Da questo lato infatti è difficile attaccare il polacco, che non solo riesce a tenere gli scambi lunghi, ma è anche in grado di cambiare direzione e taglio con grande disinvoltura. Un colpo piatto, profondo e costante. L’unico appunto è che, rispetto ai bimani di Medvedev, Zverev o Sinner, il rovescio di Hurkacz non si impone sull’avversario quanto dovrebbe. Diciamo che non ha lo status di “colpo da evitare” e poi vedremo perché.

tenere testa Nishikori sul rovescio non è semplice...

Il dritto invece ha qualità quasi opposte: è un colpo offensivo molto pesante, dotato di grande varietà nelle rotazioni. Può commettere qualche errore di troppo, ma compensa trovando vincenti con grande facilità. Quando poi mette i piedi dentro al campo riesce ad approcciare a rete e qui comincia lo spettacolo. 

Non ho la minima esitazione a dire che Hurkacz sarà, insieme a Musetti, il miglior giocatore di volo dei prossimi 10 anni. Della sua generazione gli unici che gli si avvicinano sono Tsitsipas e Kyrgios, mentre ad oggi gli unici a lui superiori sono Federer, Nadal e Evans. Il 24enne abbina ad un’immensa copertura alare un tocco a dir poco sopraffino, che gli permette una varietà di soluzioni rarissima.

Parlavamo di copertura...

A livello di colpi Hurkacz non ha nulla da invidiare ai top 10: allora perchè fino a tre mesi fa era n37 al mondo? E soprattutto perché da quasi tre mesi a questa parte non vince partite? Per rispondere dobbiamo passare all'analisi dei punti deboli.

I due Punti Deboli

La Posizione in Campo

Il primo, paradossalmente, trova la sua causa in un’altra qualità ancora non menzionata, ovvero la straordinaria mobilità in relazione all’altezza (1.96m, come Raonic o Berrettini), che, pur rimanendo una grande qualità, ha l’effetto collaterale di farlo arretrare, in modo da evitare particolari rischi nello scambio prolungato. Rischi che però un attaccante come lui non può non prendersi. 

In un certo senso se Hurkacz (e lo stesso discorso vale per Zverev) fosse più lento, probabilmente giocherebbe meglio. Questo perché sarebbe obbligato a restare vicino alla linea, e così facendo riuscirebbe a sfruttare appieno le sue grandi qualità offensive che spesso invece si perdono tra le varie rincorse due metri dietro al campo.

Per fare un parallelo potremmo pensare a come Federer ha modificato il suo posizionamento nel corso degli anni: mentre da giovane poteva arretrare, invecchiando ha dovuto iniziare a tenere una posizione sempre più aggressiva, finendo così per sfruttare ancora di più la sua superiorità tecnica.

"Guarda mamma, come Djokovic!"

Storpiando una celeberrima citazione potremmo dire che, per Hurkacz, un piccolo passo sul campo sarebbe un grande passo per il suo gioco (anche se sono sicuro che gli amanti del gioco piatto sulla terra, i cosiddetti terrapiattisti, lo negherebbero).

La poca cattiveria 

Il secondo e più importante punto debole è la mancanza di grande cattiveria agonistica, che lo porta a tremare nei momenti decisivi o a soffrire la pressione quando è favorito. 

Per spiegare questa sua debolezza vi risparmio le mie prolissità e mi affido ai numeri, che in questo caso sono molto più eloquenti. Tralasciamo questo periodo eccezionalmente povero di vittorie e analizziamo i suoi risultati fino al 4 Aprile.

Prima di Miami, delle sue ultime 10 sconfitte, 7 sono arrivate al set decisivo (inclusi gli ultimi due slam) e, sempre di queste 10, 6 le ha perse contro giocatori peggio classificati. 

Vi ricordo che prima di Miami Hurkacz non era a ridosso della top 15 come adesso, ma era numero 37 al mondo, quindi queste sconfitte arrivano tutte contro tennisti fuori dai primi 40 o 50.

Quando invece non soffre la pressione di dover vincere la situazione cambia. Tolti i tre marziani, con i giocatori attualmente sopra di lui in classifica (i top 15) ha vinto 12 partite perdendone solo 10. Di queste 10 sconfitte 7 sono arrivate, tanto per cambiare, al set decisivo. 

Non è un caso che nel trionfale cammino di fine marzo ha dovuto sconfiggere un top 20, un top 15, un top 10 e un top 5, per poi arrivare in finale con il futuro top 1, dato da tutti per favorito. Viene da pensare che se avesse affrontato giocatori sulla carta più deboli avrebbe rischiato di non farcela.

Se non comincia a battere regolarmente gli avversari inferiori e a vincere le partite tirate, Hurkacz non potrà mai superare quel sottile ma fatidico confine che divide i grandi giocatori dai campioni.

Le ultime 6 partite tra Hurkacz e Tsitsipas sono tutte finite al terzo set (4-2 per il greco). A livello di gioco sembrano alla pari, la differenza è che Tsitsipas difficilmente perde da Stricker.

Wimbledon: un potenziale punto di svolta.

Una carestia di risultati così lunga non sarebbe certo presagio di grandi risultati in uno slam, eppure credo che durante il prossimo Wimbledon potremmo assistere finalmente a una svolta nella stagione del polacco. Il motivo di tale previsione è molto semplice: a mio avviso la crisi degli ultimi mesi è molto meno “nera” di quanto la facciano sembrare i numeri. 

Bisogna infatti ricordarsi che la stagione su terra è da sempre indigesta al 24enne, soprattutto se affrontata dopo la faticosa vittoria di un Masters 1000. Se poi a questo aggiungiamo anche un problema fisico che ha compromesso sia il torneo di Roma che la preparazione del Roland Garros, allora ci rendiamo conto quest’ultimo periodo non è così inspiegabile. 

Ma oltre a questa c’è poi un’altra fonte di speranza: su erba Hubert si muove con una naturalezza sconosciuta alla maggior parte dei suoi coetanei (sul rapporto tra next gen e Wimbledon puoi leggerne di più qui: https://www.sportellate.it/2020/07/08/wimbledon-campioni-in-erba-per-il-vecchio-torneo/), e grazie alla 16esima testa di serie, gentilmente offerta dai 1000 punti di Miami, il polacco potrà finalmente provare a raggiungere la seconda settimana senza la paura di incontrare Djokovic al terzo turno (come successo nell'ultima edizione).

Tra l'altro, guardate come gioca sul centrale con Djokovic!

Insomma: all’All England Club, date le basse aspettative generali, bisogna aspettarsi molto da Hurkacz (sì, il gioco di parole è orribile, ma è efficace nel riassumere il tutto), quindi non dimentichiamoci di lui (nonostante sarebbe compito suo ricordarci di sé stesso).

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Sono nato a Saronno il 16 Agosto 2001 (a poche ore di distanza da Jannik Sinner), ma vivo a Varedo, un' oasi di tranquillità e vecchiume nella provincia brianzola. Ho speso gran parte del mio tempo in dritti, rovesci e articoli sul tennis, il resto l'ho sperperato.

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